L’alternanza scuola-lavoro nel racconto degli studenti dello scientifico

Alla vigilia dell'open day, che si terrà domani al "Galileo Galiei", la testimonianza del valore formativo dei corsi seguiti dagli studenti dell'istituto bitontino

873
0
CONDIVIDI

Una serie di esperienze concrete, rivolte a favorire tra i giovani il senso della partecipazione e della responsabilità in una società di cui possano dirsi membri attivi, legati da vincoli che non siano solo professionali o mercantili, ma soprattutto di solidarietà e amicizia, hanno dato vita, agli inizi dell’anno scolastico, al progetto di alternanza scuola-lavoro promosso dal liceo scientifico “Galileo Galiei” di Bitonto.

Un’esperienza di notevole spessore formativo, sostenuta con coraggio e convinzione dalla dirigente scolastica, Angela Pastoressa, e dalla referente, Rosaria Demundo, a cui Primo piano, attraverso i suoi redattori, Pier Girolamo Larovere e Massimiliano Dilettuso, ha offerto il suo determinante contributo, grazie ad un corso di giornalismo (“A scuola di giornalismo dalla teoria alla pratica”) il cui resoconto viene proposto oggi. Una cronaca, frutto del lavoro degli stessi studenti, delle varie attività svolte a scuola, nell’ambito del progetto Pcto, che assume, alla vigilia dell’open day prevista domani al liceo scientifico, un significato particolare: la testimonianza delle qualità e delle competenze maturate dai ragazzi nel corso del progetto di alternanza, come pure dell’elevata proposta formativa che il Liceo Scientifico è in grado di offrire ai propri studenti.

Gli amici a quattro zampe sono veri eroi

Gli studenti di 3 As si confrontano con i volontari dei S.A.S.S sulle misure di protezione civile con l’ausilio di unità cinofile

(di Raffaele Frascella, Simona Depalo, Aaron Galetta, Alessandro Cela, Claudio Natalizio, Vito Ruggiero)

Servizi Ausiliari Security & Safety (S.A.S.S.) è un’associazione di volontariato, il cui raggio d’azione si estende su tutta la Puglia. Fondata nel 2009 da un gruppo di volontari altamente qualificati e professionali, ha una mission chiara, come si evince già dalla sua denominazione: promuovere, nel rispetto della normativa, attività di protezione civile che si dipanano in molteplici forme, dalla prevenzione al soccorso.
L’associazione, inoltre, è impegnata in attività di radiocomunicazioni, antincendio boschivo, cinofilia e gestione delle risorse umane nell’emergenza.

A seguito della circolare Gabrielli, emanata nel 2017 dal capo della polizia, sono cambiate le regole per la gestione degli eventi che prevedono un forte afflusso di pubblico, con l’introduzione di nuove misure per la salvaguardia e la tutela dei cittadini. Anche il S.A.S.S. ha dovuto allineare le proprie attività di primo intervento “eecurity e safety” alle direttive delle autorità di pubblica sicurezza nonché di polizia locale.

Gli alunni dello scientifico a confronto con i volontari dei S.A.S.S.

A conclusione del progetto Pcto “Essere cittadini oggi”, promosso da Raffaella Pice, docente di lettere, i volontari SASS sono stati ospitati nell’aula magna del liceo scientifico, insieme all’unità cinofila Fred. Con le classi 4 A e 4 B, anche gli studenti della 3 As, impegnati nel progetto di alternanza “A scuola di giornalismo: dalla teoria alla pratica”, coordinati dai tutor esterni Pier Girolamo Larovere e Massimiliano Dilettuso, hanno aderito al confronto sui concetti di previsione, soccorso, prevenzione, superamento dell’emergenza e gestione del rischio.

Scopo della nostra attività è proteggere i cittadini, offrire sostegno a tutti coloro che subiscono lesioni psicologiche o danni fisici”, hanno spiegato i volontari dell’unità cinofila. Alla domanda degli agenti se “il volontariato” contrasti il “bullismo e al cyber bullismo”, la risposta degli studenti è stato un coro di “si”, dal momento che il volontariato si ispira a una carta dei valori rivolta a salvaguardare ogni individuo.

I volontari dei S.A.S.S. in azione nell’atrio del liceo scientifico

Attraverso esempi concreti, quali, ad esempio, la simulazione della ricerca di un disperso, i professionisti dell’unità cinofila hanno permesso agli alunni di toccare con mano le strategie d’azione sul campo. Ripercorrendo l’ipotetico sentiero del soggetto scomparso, gli agenti intervengono direttamente con una ricerca a ventaglio. Dopo intercettano le sorgenti di calore per mezzo di droni muniti di apposite telecamere, utili soprattutto in situazioni critiche.

Se l’esito della ricerca è negativo, si ricorre all’intervento del cane che, grazie al suo straordinario fiuto e ad un campione di odore, setaccia la zona rilevando, in un batter d’occhio, la posizione dell’oggetto smarrito. Il campione di odore, consistente in un indumento della persona scomparsa, è inserito all’interno di un sacchetto che funge da custodia delle particelle odorigene. In tal modo il cane riesce a percepire tutti gli odori eccetto quello emanato dall’indumento. Infine, un’altra simulazione è stata eseguita nel cortile esterno dell’istituto: il pastore tedesco dell’unità cinofila Freud ha esibito le sue particolarissime capacità olfattive, quelle di una razza estremamente versatile, individuando le sostanze illegali in un cespuglio.

L’esito della manifestazione è stato un guadagno duplice: per gli studenti, che hanno potuto confrontarsi sulle attività di volontariato sociale e di cinofilia; per i volontari del S.A.S.S, che con le loro campagne di sensibilizzazione nelle scuole educano i giovani a un concreto impegno civile. Mettersi a disposizione degli altri, soprattutto di coloro che sono in difficoltà, promuovendo uno stile di vita sano e responsabile, è la strada maestra da seguire per diventare bravi cittadini del domani.

Il passato non è una terra straniera

Arte, storia e tecnologia sorprendono gli studenti di 3 As, in visita al museo De Palo Ungaro

(di Alessia Muzio, Simona Schiraldi, Gabriele Favia, Giuseppe Uva, Luca Tatulli)

Quale luogo migliore di un museo per scoprire la storia dell’uomo e delle sue attività? In quanto “strumento” per comunicare con il passato, rappresenta un bene utile e necessario per ogni comunità cittadina. Attraverso di esso, il passato riemerge e ci incanta, raccontandosi, facendosi amare. Il museo archeologico De Paolo-Ungaro, nel centro di Bitonto, restituisce un’immagine comprensibile e coerente dell’ambiente cittadino nell’antichità, riproducendo uno spaccato della comunità antica e del suo territorio.

Il museo ha favorito innumerevoli progetti di rilievo artistico e culturale, percorsi educativi per le scolaresche e, da alcuni anni, visite guidate gestite direttamente da volontari. Anche gli alunni della 3 As del liceo scientifico “G. Galilei” di Bitonto, impegnati in un progetto di alternanza-scuola lavoro (Pcto) sul giornalismo online, ne hanno visitato le sale, curiosi di scoprire gli straordinari tesori custoditi.

Accompagnati dal giornalista e tutor Pier Girolamo Larovere, sono stati accolti da Nicola Pice, ex docente di lettere e presidente della Fondazione De Palo-Ungaro. Quest’ultimo, intervistato dagli alunni, ha illustrato la genesi del museo, che raccoglie il patrimonio storico-archeologico, rinvenuto nella necropoli di via Traiana. Testimonianza vivente dell’antica civiltà peuceta che, a partire dal IX secolo a.C., colonizzò il territorio barese, lasciando tracce anche a Bitonto dopo i secoli IV-III a.C.

Il prof. Nicola Pice mostra agli studenti alcuni reperti del museo De Palo-Ungaro

I reperti, venuti alla luce a metà degli anni venti dello scorso secolo, hanno arricchito notevolmente la conoscenza di quell’antica civiltà, testimoniando “l’esistenza di nuclei abitativi al momento di massima espansione iapigia nel sud Italia, prima che la città acquisisse lo status di municipium romano, all’indomani del primo scontro fra Roma e Cartagine”, come ha spiegato Pice. Gli spazi museali illustrano, con momenti e atmosfere diverse, scene di vita, volti e personaggi, oggetti connessi alla pratica militare o atletica e al rito del simposio e al mondo femminile.

Seguendo l’ordine cronologico (secoli VI-III a.C) è possibile ricostruire i costumi e le pratiche di vita quotidiana della civiltà peuceta. Tra i rinvenimenti più importanti, un vaso raffigurante il cosiddetto atleta vittorioso, “distintosi per aver trionfato in una gara di salto in lungo e perciò premiato da Nike, dea della vittoria”, spiega il presidente della fondazione. Il medesimo eroe ricompare sullo sfondo di un altro vaso, questa volta “nudo, affinché l’osservatore focalizzi la sua attenzione sulla virilità e il coraggio, virtù tipicamente maschili, al contrario delle vesti, simbolo dell’universo e della sfera femminili”.

Percorrendo gli spazi museali si avverte il senso della storia, colta in momenti e atmosfere diverse. L’itinerario di visita è tripartito. Nella prima stanza sono passate in rassegna le influenze sull’artigianato locale da parte delle civiltà limitrofe, che determinarono il passaggio dalla tipica decorazione geometrica peuceta al vasellame a vernice nera con figure rosse, espressione della civiltà greca. Nella seconda e terza sala, gli studenti hanno ammirato cinturoni, strigili e mortai, testimonianze della cultura guerriera dei peuceti, nonché accessori quali “monili, collane e pesi da telaio”, accanto a “grandi anfore decorate con corpi di donne abbigliate con i caratteristici chitoni, provenienti dalla tomba a semicamera, detta della “ricca matrona”, come ha chiarito Pice.

L’istituzione del museo archeologico si deve all’iniziativa, risalente ad alcuni decenni fa, di Teresa De Palo Ungaro, docente di materie letterarie presso il liceo scientifico G. Galilei, la quale “insieme a me e a pochissimi altri amici, desiderava fossero donati alla sua città spazi da adibire all’esposizione dei numerosi reperti antichi ritrovati nel territorio comunale”, ha precisato il prof. Nicola Pice.

La fondazione, sostenuta anche da Giuseppe Ungaro, marito della De Palo e docente presso il liceo classico C. Sylos, collabora intensamente con l’amministrazione comunale e la Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia. Entrambi i coniugi si impegnarono a sostenerne gli oneri di gestione e promozione culturale. Finalmente, il materiale proveniente da Bitonto, dislocato nei depositi di vari musei e, di fatto “invisibile”, aveva trovato una sua stabile dimora.

La tenacia e la caparbietà di una donna, alla fine, hanno trionfato non solo sulle difficoltà burocratiche, ma anche sulle ostinazioni e diffidenze durate sino al riconoscimento ministeriale della fondazione che ne ha sancito la validità giuridica”, chiarisce l’ex docente. La recente creazione di una virtual box, che permette di visualizzare tridimensionalmente cimeli, luoghi e personaggi della civiltà peuceta “dando al visitatore –chiarisce Pice- la sensazione di poter toccare con mano reperti storici che, altrimenti, resterebbero gelosamente custoditi in una teca”, è la sintesi perfetta del connubio tra arte e tecnologia, storia e informatica.

Ripercorrendo questi spazi museali si avverte, insomma, il senso della storia. I reperti e le decorazioni testimoniano un antico passato, facendo cogliere i grandi processi di trasformazione sociale e scoprire che tutto ciò che è stato esiste ancora. Il che vale non meno per l’antico, da sempre presente alla coscienza storica dell’uomo occidentale come testimonianza dell’inizio e della vicenda dispiegata, del passato e delle differenze, della distruzione e della tradizione, della ripetizione e delle novità.

Il mio sogno da ragazzo? Far rinascere la città

Il sindaco Michele Abbaticchio si racconta agli studenti di 3 A/SA in un’intervista tra ricordi, progetti e ambizioni

(di Alessandro Leuzzi, Dominga Lisi, Ilaria Giordano)

Ogni città testimonia l’impronta particolare della propria classe amministrativa. Bitonto da oltre sette anni è guidata da una maggioranza di centrosisnitra, a capo della quale appare saldamente al comando il sindaco Michele Abbaticchio. L’attività della giunta e del primo cittadino rivelano una particolare propensione a rilanciare il ruolo della città, soprattutto in campo culturale, come dimostrano le infinite iniziative tra teatro, musica, arte e incontri. Un’attività che, tuttavia, non è fine a se stessa ma ha l’ambizione di promuovere, grazie proprio ai tanti eventi in campo culturale, nuove iniziative imprenditoriali, a cominciare dai locali di ritrovo o destinati alla ristorazione, sino all’apertura di nuovi b&b per accogliere i sempre più consistenti flussi turistici. Un disegno preciso che trae origine da una certa idea di città, di cui, come si è detto, si è fatto alfiere in primis il sindaco Abbaticchio. Come testimonia l’intervista che segue.

L’intervista al sindaco Abbaticchio nella redazione di Primo piano

Signor sindaco, da giovane pensava di ricoprire l’attuale ruolo a capo dell’amministrazione comunale?

“No, no davvero. Ero un ragazzo come gli altri, e diventare sindaco non era il primo obiettivo che mi veniva in mente quando mi parlavano di “futuro”. Ovviamente, mi sono sempre interessato al bene della mia città. Ricordo che, da giovane, insieme ai miei amici, sognavo di recuperare il centro antico di Bitonto. Allora, era una zona della città impossibile da frequentare, sia per la presenza di gruppi con i quali le zuffe erano di routine, sia per l’impressionante circolo di droga che circolava. I giovani erano costretti a rimanere confinati tutte le sere in piazza Aldo Moro. Nutrivo il desiderio di fare qualcosa di utile per la mia città: spinto dai miei amici, ho scelto di intraprendere l’attività politica. Sono stato poi invitato a partecipare alle elezioni come candidato sindaco, e ciò che inizialmente presi quasi come un gioco, sicuro di non essere eletto, si fece di colpo una’avventura molto seria. È stata la svolta della mia vita, e ne vado piuttosto orgoglioso”.

Il fenomeno del consumo di droga, di cui lei parla, è ancora tristemente attuale. Come possiamo educare i ragazzi a evitare questa drammatica deriva?

L’amministrazione si è attivata in tal senso, organizzando corsi e incontri che mirano all’allontanamento dei ragazzi dalla strada e, quindi, al rischio di finire nella trappola della tossicodipendenza. La chiave di volta sta, infatti, nell’informazione. Al contrario di quanto alcuni ragazzi possano pensare, anche le cosiddette ‘droghe leggere’ comportano danni, con conseguenze gravi per tutta la vita. Credo che la definizione di droghe leggere serva solo per tranquillizzare l’animo di chi ne fa uso. Legalizzare le droghe costituirebbe un colpo per la malavita; ma io appoggerò questa scelta solo nel momento in cui sarà stabilito su basi scientifiche che l’uso di queste sostanze non comporti alcun danno.

In che modo suggerisce, dunque, di porre rimedio al problema?

È un interrogativo complesso a cui trovare soluzione. Sono comunque convinto che la scuola possa svolgere un ruolo fondamentale: se fossi il ministro della pubblica istruzione istituirei una riforma per tenere aperte le scuole l’intera giornata, aumentando così in modo considerevole le occasioni di aggregazione tra giovani. Investirei molto in questo senso, secondo un modello simile ai college americani.

Un altro momento dell’intervista

Di quali progetti, futuri e passati, è particolarmente entusiasta?

Principalmente dei cantieri che si apriranno quest’anno, oltre ai vari progetti realizzati sino ad oggi. Ora, il mio principale interesse sarà la riqualificazione del lungo lama. Con il finanziamento ottenuto riusciremo a cambiare in modo sostanziale l’assetto della città. Per quanto riguarda il già fatto, sono particolarmente soddisfatto per due progetti: la pedonalizzazione di piazza Cavour, un’operazione difficile e complessa, considerato che questa piazza era considerata il parcheggio del centro antico, e il campo di calcetto in via Togliatti, per il valore simbolico, oltre che materiale. che quella struttura riveste. Mi sono preso cura di ogni impianto sportivo della città, dalla piscina comunale al centro polifunzionale, senza dimenticare il primo skatepark della città in via Berlinguer. Non penso che Bitonto sia diventata la città ideale; ma, sicuramente, oggi è una città migliore rispetto a quella che frequentavo da giovane.

Il Bitonto Calcio stella del campionato di serie D

Prosegue la serie di vittorie del Bitonto, che ora pensa seriamente a un posto nel calcio professionistico

(di Davide Buquicchio, Michele Veriello, Giacomo Palladino, Tomas Berardi, Nicolas Papapicco, Francesco Castro, Fabio Tedone)

La sua forza deriva principalmente dal solido rapporto che si è costituto tra calciatori, allenatore e dirigenza. Lo si evince chiaramente analizzando le parole di mister Roberto Taurino, alla sua prima esperienza alla guida del sodalizio neroverde: “Per me è fondamentale la mentalità con cui la squadra scende in campo ogni domenica. Ovviamente, per crearla è necessario un duro lavoro, che richiede tempo e fatica”.

Il mister Roberto Taurino e il difensore Ciro Amelio con alcuni alunni della 3 As

Vietato, però, accennare all’obiettivo stagionale, perché ritenuto “un concetto astratto che prende corpo soltanto con i risultati”. Se si parla di rosa, invece, Taurino non tarda ad elogiare i suoi ragazzi: sia la “vecchia guarda” composta da veterani come Patierno, Biason e Turitto, già beniamini della tifoseria neroverde, sia i nuovi arrivati che già si sono ben amalgamati agli schemi dettati dalla società: “E’ una buona squadra in un girone di ferro. Sono felicissimo di avere un gruppo molto unito e con buone qualità tecniche. La rosa è stata costruita in simbiosi con il presidente che è il primo tifoso. Se però ci sarà necessità punteremo su qualche rinforzo”.

Il mister, approdato a Bitonto quest’estate, ha apprezzato la sana competizione e il rispetto che vi è nello spogliatoio. A tal proposito, ha preso in esame due dei suoi: Ciro Amelio e Danilo Colella, difensori che nonostante si contendano settimanalmente il posto da titolare, hanno consolidato uno straordinario rapporto umano.

È, tuttavia, inutile negarlo: la piazza neroverde questa stagione sogna ed ambisce al salto di categoria, che concederebbe al club bitontino uno storico posto tra i professionisti. Raggiungerlo non sarà di certo semplice, ma è vietato smorzare i sogni dei tifosi: “Queste persone meritano di sognare e il nostro compito è coltivare il sogno e renderlo realtà. Nonostante le cattive opinioni che circolano, posso dire che qui ho trovato una città stupenda con persone che mi hanno fatto sentire subito a casa”.

L’incontro con Taurino nella redazione di Primo piano

Anche il 26enne Ciro Amelio, arrivato a Bitonto la scorsa estate dal Roccella, ha ammesso di non aver impiegato molto tempo per amalgamarsi ai colleghi già presenti in rosa. “Tutta la squadra mi ha fatto sentire subito a casa, ma in particolare Lattanzio, Montrone e Turitto”, spiega Amelio. Quest’ultimo è divenuto, sin dall’inizio del ritiro precampionato, il suo insostituibile compagno di stanza durante i ritiri di squadra.

Una carriera di tutto rispetto quella del difensore campano Amelio, cresciuto nella periferia di Napoli. Durante i primi anni, ha fronteggiato giocatori del calibro di Armando Izzo e Lorenzo Insigne, veterani della Serie A. D’altra parte, mister Taurino ha avuto l’opportunità di essere allenato da un giovane Massimiliano Allegri durante la sua esperienza a Grosseto.

Le loro ispirazioni sono ben chiare: Amelio ammira molto il laziale Francesco Acerbi, mentre Taurino è parecchio attratto da Pep Guardiola, allenatore di fama internazionale attualmente in forza al Manchester City, sebbene ci tenga a salvaguardare la propria personale idea di calcio.

In alto, la foto, nella redazione di Primo piano, degli studenti del liceo scientifico che hanno partecipato al corso di giornalismo, con i tutor Piergirolamo Larovere e Massimiliano Dilettuso e la docente Rosaria Demundo