Ylvàrian, un sogno ad occhi aperti

Tra musica, danza e arte, debutta all'AncheCinema di Bari l'originale spettacolo, ideato e prodotto da Nuccio Cappiello responsabile dagli Studi ADM di Bitonto

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La fantasia, soprattutto se combinata a una notevole sensibilità artistica, non si pone limiti: è in grado di immaginare mondi misteriosi, creature epiche, storie tanto intricate quanto appassionanti e, anche, di dar loro vita, raggiungendo vette elevatissime. Di fronte a tali risultati, non possiamo far altro che provare un misto tra incredulità e stupore, rimanendo a bocca aperta: è questo, senza dubbio, il sentimento che ha riempito gli animi di quanti hanno assistito allo spettacolo teatrale Ylvàrian – La scala di corallo.

L’opera – che la nostra testata giornalistica ha sostenuto in qualità di media partner – è andata in scena all’AncheCinema di Bari, facendo registrare un grande successo di pubblico. Merito del lunghissimo lavoro di ricerca e preparazione che si nasconde dietro lo spettacolo e che ha coinvolto diversi artisti bitontini: in primo luogo, Davide Cappiello (in arte Dave Hat) musicista polistrumentista, sound engineer e compositore della suggestiva colonna sonora, e, poi, Nuccio Cappiello, sound engineer degli Studi ADM e direttore artistico del progetto, Domenico Schiraldi, autore della trama (a partire proprio dalle musiche di Davide Cappiello), Anna Rita de Ceglia (in arte Musa), cantante molfettese e principale protagonista, Giulia Rucci, scrittrice e traduttrice che ha inventato (insieme a Cappiello) l’Ylvarish, lingua in cui sono cantati i brani, e, ancora, Francesco Albanese (disegnatore delle tavole artistiche dell’opera), Pietro Campanella in arte Pit (ideatore della scenografia in videomapping) e Antonio Caggianelli (coreografo).

Il risultato di questa eccezionale sinergia è un’opera originalissima di genere epic-cinematic, in grado di fondere perfettamente musica, danza, mimica e arti grafiche per raccontare una storia semplice ma in grado di destare straordinarie emozioni: quella di due mondi tra loro in contrasto e degli eroi che hanno il coraggio di sacrificare la propria felicità per avvicinarli.

Dave Hat, compositore della suggestiva colonna sonora

Protagonista sulla scena è la splendida Musa che impersona Ylvàrian, ovvero l’anima della Scala di Corallo che collega i due mondi, dunque l’unica testimone degli eventi: con la sua voce ricca di infinite sfumature, la cantante ha dato vita a vocalizzi e brani in lingua ylvarish che hanno scandito il ritmo della vicenda. La trama dell’opera, poi, raccontata da una voce fuori campo prima di ogni atto, è stata drammatizzata in scena dal giovanissimo corpo di ballo il quale, certamente avvantaggiato dall’atmosfera creata dalla scenografia in videomapping e dalla portata narrativa delle musiche, ha dato vita a una serie di coreografie in grado di guidare lo spettatore attraverso i diversi stati emotivi dell’opera: amore, odio, inquietudine.

Tutti questi elementi, combinati tra loro, hanno generato uno spettacolo di gradevolissimo intrattenimento per lo spettatore che, affascinato anche dalla fattura dei costumi, dalla cura del make-up (entrambi opera, ancora una volta, di Giulia Rucci) e dall’uso sapiente delle luci, non può che essere tornato a casa carico di meraviglia: la convinzione prevalente è che un progetto così ben architettato e così ben messo in atto meriti palchi ancora più grandi e riconoscimenti ancora maggiori di quelli già ottenuti.

Nuccio Cappiello con il suo team di collaboratori

Lo sa bene anche Nuccio Cappiello che, qualche mese fa, ci ha illustrato i prossimi passi del progetto: la vendita di un cofanetto contenente le tavole illustrate a colori di Francesco Albanese, il libro con la trama dell’opera (da pubblicare sia in italiano che in inglese) e un DVD della messa in scena. E intanto, mentre sono già disponibili sulle piattaforme digitali il primo e secondo singolo, Maelyà e Kyor Ylvàrian (Io sono Ylvàrian), si pensa già di portare lo spettacolo in tournée. Dopotutto, esattamente come la fantasia, anche i sogni non si pongono limiti.

Le foto sono di Roberto Amato