Un miles più “gloriosus” che mai

L'ottimo cast e l'innovativa regia di Marinella Anaclerio, che modernizza Plauto con sketch comici e intermezzi lirici, decreta il successo della celebre commedia

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E Plauto ha rifatto il suo trionfale ingresso nel teatro bitontino. Ormai, da perfetto habitué, ha ben chiara la conformazione lignea del suo palco, leggermente in pendenza, la disposizione delle poltrone, le sue quinte e i camerini, così ben celati al suo eterogeneo pubblico. Conosce bene un teatro che, ormai, possiamo considerare un po’ casa sua, continuando, a distanza di secoli, a deliziare spettatori così lontani dal suo tempo con una delle sue opere più celebri: il Miles Gloriosus.

(Foto: Massimiliano Robles)

Qualcuno – peccando forse di esagerazione o forse di acuto realismo – è giunto persino ad affermare che sia l’opera più bella del drammaturgo latino. Ciò che, naturalmente, non si può confermare con assoluta certezza: si farebbe un gran torto alle altre. Eppure, di certo, tutti possono affermare che sia una delle più complesse, se non la più complicata. E non ci si riferisce solo alla difficoltà recitativa che, come tutte le commedie, necessita di un ritmo incalzante che, una volta perso, determina l’insuccesso della commedia.

Nel Miles il tema del doppio, tanto caro a Plauto, viene trattato in maniera assai più sottile. Non è come i Menecmi, a cui il pubblico bitontino ha già assistito, in cui la presenza di due persone identiche genera errori ed equivoci, suscitando ilarità. Certo, si cerca inizialmente di convincere un servo di non aver visto la povera Filocomasio baciare il suo amante, ma la sorella gemella giunta da poco in città. Espediente, questo, che lascia il tempo che trova nel corso della commedia, costringendo l’astuto servo-regista a studiare piani decisamente più intricati.

(Foto: Massimiliano Robles)

È, piuttosto, una commedia che indaga l’ambiguità della parola, la sua ambivalenza, la capacità, insomma, del linguaggio di nascondere la verità, di rendere falso il vero e verosimile anche la bugia più plateale. La parola in quanto potentissimo strumento di inganno, in grado di piegare la realtà e l’interlocutore stesso. Una riflessione, insomma, sul teatro stesso, in cui lo spettatore guarda e considera vero ciò che è falso, affidandosi a chi parla.

Marinella Anaclerio è riuscita a portare in scena un Miles Gloriosus splendido, occupandosi finanche della traduzione – il cui valore è stato enormemente apprezzato anche in ambito universitario – non solo modernizzandolo ma preservando il testo, dando prova di un’enorme esperienza. Non parliamo, infatti, di una novellina, di una regista alle prime armi, ma di una raffinata intenditrice di teatro e cinema, già abituata ad interfacciarsi con il classico e a preservarne l’essenza. Non lo fa apparire “vecchio” o “trapassato”, ma ne tira fuori la straordinaria modernità, adattandolo ad un pubblico eterogeneo e di tutte le età, proprio come faceva Plauto, alternando gli sketch comici, a brani di musica lirica.

(Foto: Massimiliano Robles)

Per non parlare dello splendido cast di attori: Flavio Albanese, Stella Addario, Valentina Bonafoni, Claudio Castrogiovanni, Loris Leoci, Tony Marzolla, Luigi Moretti, Dino Parrotta, Alessia Raccichini. Sono riusciti a mantenere un ritmo incalzante per l’intera durata della commedia, a far ridere e riflettere, offrendo prova di essere artisti abilissimi ed esperti.

Bellissimi i costumi di Stefania Cempini e il disegno luci di Mauro Marasà, ma la scenografia è stato il fiore all’occhiello di questo spettacolo: sembrava di stare in un vero e proprio accampamento militare, seppur riprodotto in modo spartano ma intelligentissimo, con gli alloggi del soldato e del suo vicino.

(Foto: Massimiliano Robles)

In collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, lo spettacolo ha debuttato nell’estate del 2018 al Festival di Velia, partecipando poi alla rassegna di Sarsina, ottenendo il favore del pubblico e della critica. La regista Marinella Anaclerio, insieme ad Antonella Carone, ha preso parte a due edizioni del convegno internazionale “Ludi Plautini Sarsinates”, organizzato dall’università di Urbino.

Un lavoro splendido e a tutto tondo, degno di un maestro del comico come Plauto, un formidabile maestro per tanti commediografi. E come la regista ben sa, avendo portato in scena una pièce dell’artista francese, il primo fra tutti è proprio Molière. In quest’opera plautina, badate bene, viene bersagliato e preso in giro un soldato vanaglorioso, sicuro di sé, della sua forza e della sua bellezza. Nel teatro di Molière avviene spesso la stessa cosa. Ma finiamo col simpatizzare con le sue stranezze e considerarlo parte di noi. Uno, questo, dei tanti lasciti di Plauto e del suo splendido, iconico ed immortale teatro, che Marinella Anaclerio ha avuto il merito di far rivivere in quel gioiellino che è il teatro Traetta.

(Foto: Massimiliano Robles)
Nelle immagini, alcuni momenti dello spettacolo