Da nord a sud, qualità della vita in discesa

Nella graduatoria stilata da ItaliaOggi e Università “La Spazienza”, la provincia di Bari risulta agli ultimi posti mentre in cima si conferma quella di Trento

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Gli affari e il lavoro, l’ambiente e il grado d’istruzione, la formazione e il turismo: sono questi i principali criteri che vengono utilizzati per stabilire il livello di vivibilità delle città italiane. Lo si apprende dal report annuale, giunto alla sua ventunesima edizione, che ItaliaOggi e l’Università “La Spazienza” di Roma hanno realizzato in collaborazione con Cattolica Assicurazione.

Ad aggiudicarsi il primato del 2019 è la provincia autonoma di Trento, che consolida un successo ormai già chiaro da tempo. Agrigento, invece, appare all’ultimo posto, soprattutto a causa dei gravi e annosi problemi di cui soffre nel campo strutturale e lavorativo.

Lecce, con il suo 81esimo posto, è il primo capoluogo pugliese a figurare nella speciale classifica che comprende tutte le 107 province italiane. Bari è collocata poco dopo, all’86esimo, prima di Brindisi (87), Taranto (89), Barletta – Andria – Trani (97), Foggia (102).

Bike-sharing a Bari

La qualità della vita in Italia è complessivamente migliorata, come dimostrano i dati decisamente migliori rispetto a quelli degli ultimi cinque anni: sono 65 su 107, infatti, le province italiane in cui il livello può essere definito accettabile o buono.

La situazione in cui versa il sud rimane, tuttavia, ancora allarmante. Nel mezzogiorno e nelle isole, infatti, in ben 35 province su 38 la qualità della vita è definita scarsa o, addirittura, insufficiente, e solamente in tre accettabile.

Sebbene, insomma, sia evidente che il Bel Paese ha fatto molti passi in avanti, l’Italia continua a viaggiare su due binari con un settentrione in crescita e il meridione, soprattutto quello delle province più piccole, che segna il passo. “A una generica contrapposizione tra un Centro-Nord genericamente avanzato e un Mezzogiorno arretrato, si affiancano una serie di letture trasversali dove province ‘minori’, non necessariamente collocate nel Nord del Paese, sono contraddistinte da un notevole dinamismo, non soltanto imprenditoriale, e da condizioni economiche favorevoli come una bassa inflazione, valori immobiliari contenuti, buoni livelli di reddito e ricchezza patrimoniale pro capite tali da controbilanciare gli effetti più negativi della congiuntura economica”, si legge nel rapporto di ItaliaOggi.

Il gap tra nord e sud è sempre più chiaro se si analizzano i dati concernenti il mondo degli affari e del lavoro.

Trento sempre al vertice per la qualità della vita

In questa graduatoria, Bolzano e Bologna confermano le proprie posizioni di vertice; Trento, cala al terzo posto; seguono Cuneo, Padova e Milano. Per indiividuare la prima provincia del mezzogiorno è necessario spostarsi sino a metà della classifica, esattamente al 55esimo posto, dove si colloca Teramo, subito seguita da Campobasso e L’Aquila. Anche in questo caso le province pugliesi non se la cavano affatto bene: solo Bari e Brindisi vengono definite “scarse” in tema di affari e lavoro, le altre invece continuano a risultare – anche in questo caso – insufficienti.

I risultati poco gratificanti del sud in campo lavorativo sono spesso influenzati, in realtà, da un altro fenomeno che continua ad attanagliare le nostre regioni: la migrazione dei giovani. L’ultima indagine realizzata da Il Sole 24 Ore a riguardo, parla – ad esempio – di 12 baresi ogni 10.000 che scelgono di emigrare per cercare fortuna all’estero, soprattutto Regno Unito, Germania o Svizzera.

I più intraprendenti optano per nazioni fuori dal continente europeo, specialmente Stati Uniti e Brasile. A questi, ovviamente, è necessario aggiungere i tantissimi meridionali emigrati al nord, che – secondo il rapporto Svimez – sono stimabili in circa 2 milioni nei soli tre lustri che intercorrono tra il 2002 e il 2017. E tra i 132mila che hanno abbandonato il proprio territorio nel solo 2017, per esempio, 21 mila sono laureati.

“La ripresa dei flussi migratori rappresenta la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è via via allargata anche al resto del Paese. Sono più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all’estero, che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali – spiega l’associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) –. Questi numeri dimostrano che l’emergenza emigrazione del Sud determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile e qualificata, solo parzialmente compensata da flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze”.

Anche nel campo della sicurezza e dei reati, in realtà, le province del sud continuano a occupare le zone basse della graduatoria. In questo caso Pordenone risulta la provincia più sicura d’Italia, con alle spalle Treviso, Vicenza e Aosta, mentre Bari e Foggia si classificano rispettivamente all’89esimo e al 100esimo posto: una vera e propria “disfatta” causata dall’alto numero di crimini che si continua a registrare nei due territori pugliesi. Foggia è, per esempio, la prima città italiana nel 2019 per numero di estorsioni e la terza per tentati omicidi; il capoluogo di regione, d’altra parte, è secondo nei furti di autovetture (inferiore solo a Barletta, Andria e Trani) e quinto per furti “con strappo”, dove sono Napoli e Milano a detenere il primato.

L’unico settore dell’indagine in cui le principali province pugliesi riescono a ben figurare è quello del sistema salute, il focus ravvicinato sulla dotazione di strutture e sui servizi sanitari in tutta la penisola. Questi si concentrano prevalentemente nelle province in cui è presente un grande centro urbano o nei tradizionali poli di eccellenza nella ricerca medica come Pisa e Siena. La presenza di reparti specialistici e di diverse apparecchiature diagnostiche all’avanguardia permettono a Foggia di ricoprire l’ottava posizione, con un sistema salute definito “buono”, subito seguita da Bari e Lecce al diciannovesimo e trentaduesimo posto.

Un discreto risultato che, sommato alla repentina crescita che il turismo nel tacco dello Stivale sta attraversando negli ultimi anni, potrebbe essere un ottimo trampolino di lancio da cui partire per migliorare le performance in tutti gli altri settori. Soprattutto nella sicurezza e nel lavoro: due aspetti cardine per una regione che si pone l’obiettivo di crescere davvero.

Nell’immagine in alto: cittadini che si godono la vista del mare a Bari (Foto: Alessandro Robles)