Il teatro che fa “più figura” è a Matera

Con due originali rassegne e il progetto di un'altra sede a Bari, il Pat di Marco Bileddo si conferma realtà tra le più dinamiche e innovative sulla scena

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Sono appena 66 i chilometri che separano Bari da Matera. Una distanza davvero ridicola, che ciascuno di noi ha certamente percorso almeno una volta per fare un giro nello splendido scenario della città lucana. Capitale europea della cultura, per l’anno in corso, Matera è considerata da tempo una meta imperdibile nell’ambito delle rotte turistiche più frequentate del Bel Paese. E tra la meraviglia dei Sassi, la bontà della cucina, la copiosità delle iniziative culturali, quell’aggettivo la città se lo merita proprio.

Se, però, non lo aveste già fatto, sarebbe il caso di mettersi su strada e percorrere questi 66 chilometri per andare a conoscere, oltre alle tante celebri realtà, un’altra meno nota ma certamente tra le più vive e interessanti di tutta la Basilicata: il PAT.

Acronimo di Puppets and Actors Theatre, è un’associazione culturale che nasce a Matera nel 2016 dall’unione, prima personale e poi professionale, tra Marco Bileddo e Tina Latorre. I due artisti, ciascuno partendo dai propri campi d’interesse, hanno inaugurato una maniera innovativa di fare teatro che, guardando all’esempio europeo di più ampio respiro, unisce il teatro di figura a quello attoriale: il risultato è uno spettacolo originale, in cui gli artisti in scena interagiscono con i pupazzi e con i loro animatori, anch’essi sul palco.

Ma il lavoro del PAT (che annovera nel suo organico anche Enrico Caruso, Gabriella Catalano, Anna Onorati e Dina Gaudiano) non si ferma qui: dotatosi di un proprio teatro due anni fa, ospita ogni anno due importanti rassegne. Una dedicata all’infanzia, Viaggi di Fantasia, alla sua terza edizione (il prossimo spettacolo, Il grande Mago Fizz, si terrà il 30 novembre e l’1 dicembre), e una al teatro contemporaneo, Performing Time, giunta alla seconda edizione (appuntamento con Lasciare andare con grazia di Amalia Franco, il 6, 7 e 8 dicembre). Per capire meglio come sia nata e come si sviluppi questa splendida iniziativa teatrale, abbiamo intervistato Marco Bileddo.

Come e quando è nato il PAT?

L’associazione culturale è nata ufficialmente a Matera nel 2016 dal sodalizio tra me e l’artista Tina Latorre, la mia straordinaria compagna, scomparsa da pochi mesi a causa di una grave malattia. L’idea di partenza è stata quella di trovare un modo per fondere le nostre aree di interesse. Io, infatti, mi sono formato come attore lavorando, già dall’età di diciotto anni, con maestri importanti, non solo in Italia ma in giro per il mondo; Tina, invece, laureatasi all’Accademia delle Belle Arti di Bari, era una scultrice che lavorava con diversi materiali tra cui la cartapesta e la gomma piuma ma anche una burattinaia di lunga data, una tra le più esperte nel sud Italia e forse nell’Italia tutta. Il risultato di questa ricerca è stato l’ideazione di un tipo di spettacolo che coniuga la tecnica attoriale con il teatro di figura.

Come sono stati realizzati i pupazzi che utilizzate?

Noi utilizziamo sulla scena due tipi di figure: i pupazzi in cartapesta e quelli in gomma piuma, ma prediligiamo di gran lunga gli ultimi. Tutti questi, così come le scenografie e i costumi, sono stati prodotti artigianalmente da Tina che, fondamentalmente, ha realizzato con le sue mani tutto di cui ci serviamo nel PAT. Nel nostro lavoro, cerchiamo il più possibile di ridurre l’impatto ambientale: tutti i materiali che utilizziamo, infatti, sono di recupero. La gomma piuma, per esempio, ci viene regalata da alcuni salottifici materani; allo stesso modo il cartone che utilizziamo per le scenografie è quello che troviamo per strada. Gli unici elementi che compriamo, non potendo ovviamente farne a meno, sono le colle.

A chi sono rivolti i vostri spettacoli?

La nostra attività teatrale è nata con spettacoli per l’infanzia, eppure non ci identifichiamo come una compagnia di teatro per i bambini. Vorremmo, anzi, sdoganare l’idea che il teatro di figura sia rivolto esclusivamente ai questi ultimi: i nostri spettacoli hanno un pubblico eterogeneo composto sempre da numerosi adulti che rimangono piacevolmente impressionati dalla qualità dei pupazzi in scena e dalle trame sempre originali. In più, abbiamo in cantiere il progetto di un nuovo filone di spettacoli, rivolti esclusivamente agli adulti: tra questi, una rivisitazione dell’Antigone di Sofocle in chiave transgender.

Come si articola la vostra offerta teatrale?

Partiamo col dire che da un paio di anni disponiamo di uno spazio teatrale nostro: non è grandissimo ma dispone di tutto quanto è necessario ed è attualmente l’unico teatro attivo a Matera. Questo ci permette una certa libertà: seppur, infatti, la nostra predilezione vada al teatro di figura, produciamo anche spettacoli con attori e altri nel filone della commedia dell’arte. Inoltre, ospitiamo due rassegne di altissimo livello, le uniche due dell’intera Basilicata: la prima di teatro per l’infanzia e la seconda di teatro contemporaneo per adulti. Siamo particolarmente orgogliosi di quest’ultima, che ci permette di ospitare il meglio della drammaturgia contemporanea italiana: alcuni attori di spicco ospitati sono i pugliesi Anna Piscopo, andata in scena con Mangia il 22, 23 e 24 novembre, e Amalia Franco, che dal 6 all’8 dicembre proporrà Lasciare andare con grazia, ma anche Andrea Cosentino, vincitore del prestigioso Premio Ubu nel 2018.

Avete in programma di portare il vostro teatro fuori dalla Basilicata?

Noi giriamo l’Italia con i nostri spettacoli ormai da tre o quattro anni e partecipiamo anche a diversi festival nazionali e internazionali. Prossimamente apriremo una sede del nostro teatro a Bari, in collaborazione con l’associazione Oltrepalco. L’obiettivo è allargare il bacino del pubblico e, così facendo, avere più stimoli e più entrate economiche.

Hai dei sogni nel cassetto?

Sì, due. Il primo è fondare a Matera un teatro più grande e intitolarlo a Tina: il teatro “Tina Latorre” sarà moderno, tecnologico, speciale e, soprattutto, dovrà essere di nostra proprietà perché questo è un traguardo importante per qualsiasi compagnia. L’altro sogno, decisamente più semplice da realizzare, è organizzare un festival internazionale di teatro di figura contemporaneo, con spettacoli per adulti che dovrebbe ospitare compagnie provenienti da tutto il mondo. Sarebbe il primo nel sud e centro Italia. Oggi l’unico esistente è a Torino. Sono due sogni impegnativi, è vero, ma anche le rassegne teatrali che organizziamo lo sono state per tanto tempo, fino a quando non sono diventate realtà. Occorre credere fermamente in ciò a cui si tiene. I limiti sono solo nella nostra testa.