La Puglia dei furti d’olive bersaglio preferito delle agromafie

L'Osservatorio sulla criminalità in agricoltura rivela che Bitonto, insieme a Palo del Colle, Andria e Rutigliano, è tra i comuni baresi più colpiti

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Sapersi adattare ai mutamenti del mercato, dei gusti e delle abitudini della gente. È uno dei punti di forza della mafia, che non smette mai di “evolversi”, con l’obiettivo di radicarsi sempre più nei territori di tutta Italia. Se fino ad alcuni decenni, fa il commercio della droga rappresentava lo strumento più semplice e remunerativo per ottenere elevati profitti, negli ultimi anni si è registrata una forte infiltrazione mafiosa nel settore agricolo.

Oggi, infatti, si parla di mafia 3.0, di una nuova organizzazione criminale, le cui leve non sempre provengono dai tradizionali clan malavitosi ma sempre più spesso dal reclutamento di “tecnici”: persone preparate, plurilingue e, soprattutto, in grado di gestire importanti relazioni internazionali, grazie alle quali la mafia agroalimentare assume, in alcuni casi, una dimensione planetaria.

Il più recente rapporto sui crimini agroalimentari, diffuso dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura, in collaborazione con Eurispes e Coldiretti, rivela come spesso le organizzazioni criminali decidano di indirizzarsi verso il mercato agricolo, raramente soggetto a crisi, per sottrarsi a una serie di problematiche. In primis, evitare ogni confronto-scontro cruento con i poteri dello stato, riducendo l’intensità e la frequenza delle guerriglie sul territorio tra organizzazioni avverse, che richiamano l’attenzione delle forze dell’ordine. In più, l’organizzazione più complessa e la poca notorietà della mafia nel settore agricolo rende questo settore apparentemente più sicuro agli occhi degli addetti al crimine.

Ecco spiegato il motivo per cui, rispetto a due anni fa, l’Eurispes stima una decisiva crescita del fatturato delle agromafie. Il business è quantificabile, secondo l’istituto di studi politici ed economici, in almeno 24,5 miliardi di euro, ossia circa il 10% del fatturato complessivo delle attività criminali del nostro paese. Ciò che dimostra come una “piccola”, seppur consistente, parte del profitto delle associazioni a delinquere oggi provenga dall’agricoltura.

Nella sola Puglia, per esempio, l’indice di permeabilità delle agromafie raggiunge quota 100 nella provincia di Foggia, 66,80 a Brindisi, 44,75 a Barletta – Andria – Trani, 34,56 a Taranto, 30,75 a Bari e, infine, 25,94 a Lecce. In più, il capoluogo di regione si classifica al decimo posto in Italia per l’intensità del fenomeno nelle province italiane, seguito da Taranto al quindicesimo: risultati che contribuiscono a rendere la Puglia la terza regione più colpita dalla mafia 3.0.

Nell’ultimo report sulle agromafie si legge, infatti, che la criminalità organizzata pugliese, e soprattutto nella provincia di Foggia, ha sfruttato le campagne vitivinicole per ottenere indebiti contributi ai danni dello stato e dell’Unione Europea. Pratica affine a quella della camorra, che in Campania è riuscita ad infiltrarsi nel mercato degli ortofrutticoli freschi, arrivando a controllare il più grande centro all’ingrosso, a Fondi, in provincia di Latina, e a gestire i trasporti su gomma dei prodotti agricoli.

Ma ciò che coinvolge più direttamente gli agricoltori, destando le maggiori preoccupazioni, sono i furti in campagna, una piaga che ormai è diffusa su tutto il territorio nazionale. Si stima che il bottino di questa attività criminale ammonti a 300 milioni di euro l’anno. I furti riguardano soprattutto trattori e attrezzature agricole, che spesso, quando non vengono smontati e venduti come pezzi di ricambio, sono destinati ai mercati dell’Est europeo o imbarcati su navi con destinazione Russia, Africa o Medio Oriente.

“La situazione più difficile si vive in Puglia: i furti riguardano soprattutto le olive, le mandorle e l’uva, ma anche rame e mezzi agricoli e non mancano fenomeni estorsivi come il taglio dei ceppi d’uva a scopo intimidatorio”, denuncia l’Osservatorio sulla criminalità nell’agromafia.

Sono all’ordine del giorno, infatti, i furti nelle campagne pugliesi, specie nel periodo autunnale in cui i contadini sono impegnati con la raccolta delle olive. Il frutto simbolo della regione, tanto da esser definito “l’oro della Puglia”, costituisce il bottino più apprezzato dai malavitosi che, come denuncia Coldiretti Puglia, “non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy”.

Proprio nelle ultime settimane, con l’avvio della campagna olivicola, sono stati registrati numerosi furti di olive nell’agro bitontino e in alcune zone limitrofe: Bitonto è, infatti, insieme a Palo del Colle, Andria e Rutigliano tra i comuni baresi più colpiti dal fenomeno. “Bande ben organizzate in 2/3 minuti riescono a portare via oltre 30 kg di olive ad albero, battendo gli ulivi con mazze anche di ferro per far crollare il maggior numero di prodotto, danneggiando al contempo le piante – denunciato Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia –. Le squadre di malfattori trascinano le reti sotto gli olivi a mano a mano che i complici percuotono i rami, per raccogliere il maggiore numero possibile di olive in caduta. Un fenomeno che gli agricoltori cercano di contrastare con l’organizzazione di ronde notturne e diurne”.

Gli agricoltori pugliesi, maggiori produttori di olio su scala nazionale, sono quotidianamente obbligati a dover fronteggiare non solo i problemi legati alla coltivazione degli ulivi, come la xylella, ma anche quelli più ingenti e imprevedibili causati dall’agromafia.

Il furto dei prodotti della terra continua ad essere una grande piaga che colpisce gli agricoltori privandoli, in poche ore, del frutto di un lungo e faticoso lavoro. Un dramma che si abbatte non solo sui contadini ma sull’intera economia pugliese, che proprio nel lavoro dei campi trova una delle sue leve di sviluppo più importanti.