Questa volta è il passato il maggior indiziato

Gianrico Carofiglio presenta alla Sala Murat di Bari "La misura del tempo", il suo ultimo romanzo con protagonista il famoso avvocato Guerrieri

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Finalmente, dopo cinque anni di trepidante attesa, è tornato l’avvocato Guido Guerrieri. Non è stato semplice sopportarne l’assenza; così, per lenire la sofferenza, si sono riletti, per la seconda o terza volta, i romanzi di cui è già stato protagonista. Col risultato, però, di “acuire il dolore”, perchè da un personaggio così bello è pressocché impossibile separarsi e l’attesa del suo ritorno si è fatta ancora più lancinante.

La notizia che Gianrico Carofiglio avrebbe presentato il suo ultimo libro nella Sala Murat, il bellissimo edificio di piazza Ferrarese, a Bari, ha, dunque, attirato tutta la folta platea dei fans di Guerrieri. Alcuni erano tanto entusiasti da non riuscire a trattenersi dal leggere le prime pagine del romanzo, appena acquistato, nell’attesa di ascoltare la viva voce di Carofiglio, intervistato da Giuliano Foschini di Repubblica. Per non parlare di tutti quei curiosi, certo non baresi, che, magari, Carofiglio non l’avevano mai visto ed erano desiderosi di dare un volto a quel nome.

Per un abitante di Bari, infatti, è facilissimo incontrare lo scrittore nelle viuzze del centro antico come in via Sparano o in quel tratto di strada che collega la Feltrinelli alla Laterza. Insomma, uno se è barese Carofiglio lo deve conoscere per forza o, perlomeno, deve averlo certamente incontrato, anche se magari ignora che quel volto sia il suo. Ma se così non fosse, comunque, glielo perdoniamo. In fondo, anche lo scrittore voleva “tradire” la sua città e dare al suo Guerrieri, per la sua nuova avventura, una diversa location.

Ma proprio non ha potuto ambientare “La misura del tempo” altrove, perché, al solito, Bari è così intimamente connessa al suo avvocato che immaginarlo magari a Firenze o a Milano sarebbe risultato impossibile. Sarebbe stato quasi come snaturarlo, specialmente in un libro come questo, in cui il passato domina la mente di Guido e la riflessione sul tempo che passa è al centro della narrazione. L’avvocato aveva proprio bisogno della sua Bari, di camminare nelle sue strade, di percorrere il suo lungomare, di entrare nelle sue librerie, perché senza la sua città non sarebbe stato lo stesso ironico e malinconico Guerrieri, specialmente in quel tentativo tutto umano e, perciò, universale di opporsi al tempo che passa.

Voler tornare indietro, a quando si aveva la capacità di sorprendersi, di vivere tutto per la prima volta. E in questo disperato tentativo, Guerrieri s’impegna come può: ha una ragazza (o quasi, il lettore capirà) più giovane di lui, si allena col suo sacco da boxe più del dovuto, ripensando disperatamente al passato, pur di nascondere a sé stesso che qualcosa è cambiato, inevitabilmente e per sempre.

E neppure la realtà si fa scrupolo di rinfrescargli la memoria con il ritorno nella sua vita di una persona che è stata assai importante per lui, in un passato remoto. Una donna che ha amato come solo un ragazzo sa fare, con totale trasporto e fiducia e con la speranza, quasi insensata, nel calore di un attimo che, si sa, non può tradursi in futuro.

Passato e presente si intrecciano, dunque, in un nuovo caso giudiziario, di cui è protagonista proprio quella donna, riemersa dal passato, oggi madre di un pregiudicato. La copertina del romanzo ritrae proprio la ragazza che lo scrittore immaginava, col suo “viso d’altri tempi e lo sguardo in equilibrio tra malinconia e arroganza”. E Guerrieri scopre come sia cambiata la sua amatissima Lorenza e, allo stesso tempo, come sia rimasta sempre la stessa. Un po’ come è avvenuto per lui.

E quale poesia vi è in un personaggio che ama leggere, tanto da aprire un libro in attesa di un processo. E che libro! Il signor Guerrieri riconferma il suo buon gusto, sfogliando La vita e le opinioni di Tristam Shandy, con uno dei protagonisti più belli mai creati. Un romanzo, come dice lo stesso Guerrieri, basato sulle divagazioni. Ma non si è mai visto un Tristam Shandy che si scusasse con il lettore di esser uscito un po’ fuori traccia come fa, invece, il mitico avvocato. “Va bene, scusate, ho divagato” giunge a dire!

Alcuni momenti della presentazione alla Sala Murat di Bari

Guerrieri, insomma, si riconferma alla quarta avventura un personaggio splendido, con la sua ironia e malinconia; con l’irresistibile fascino di chi sa ridere di sé stesso e degli altri, riservando a sé medesimo il maggior “livore”. E con la sua fiducia nella giustizia che ama contraddire il suo cinismo, ricordandogli quanto poco possa essere ininfluente il talento di un avvocato di fronte all’inspiegabile evolversi della sorte e degli eventi.

Eppure, fa quasi ridere che Guerrieri si preoccupi di invecchiare. Viene quasi il desiderio, mentre si legge, di dirgli la verità, di prenderlo per la collottola e confessargli in disparte che è immortale. E chissà quanti lettori vorrebbero farlo. Per restituirgli un po’ il favore, perché è un personaggio che ha tanto da dire e che continuerà a parlare anche dopo, considerato chi tira i fili delle sue avventure.

Perché oltre a dare lezioni di diritto, di letteratura e di cinema, attraverso di lui, Carofiglio dà anche lezioni di scrittura, lasciando intravedere un po’ il suo misterioso mondo. “Gli avvocati che hanno appena finito di parlare di un processo sono come gli scrittori che hanno appena terminato un romanzo e lo danno a qualcuno perché lo legga: bisognosi di conferme. Terribilmente bisognosi”, scrive Carofiglio. Tutte cose, insomma, che solo un grande scrittore sa fare.