Non è mai troppo tardi

Grazie ai corsi dell’associazione Auser di Trani, gli anziani imparano l’inglese e l’uso degli smartphone, uscendo dall'isolamento in cui sono relegati

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Negli anni sessanta un programma chiamato Non è mai troppo tardi segnava un punto di svolta nell’educazione degli italiani, soprattutto in quelli che non avevano avuto la possibilità di studiare.

Fu così che milioni di cittadini, in orario preserale, semplicemente sintonizzandosi sul canale della RAI venivano trasportati in classe, assistendo a delle vere e proprie lezioni. L’obiettivo? Insegnare a leggere e scrivere agli italiani che non erano ancora in grado di farlo, supportandoli con moderne tecniche di insegnamento. Un metodo innovativo, all’epoca, fondato sul valore rappresentato dall’istruzione, che accompagna l’uomo in ogni tappa della sua vita, rendendolo unico e speciale.

Il corso dell’associazione Auser Trani

Oggi, a Trani, molti anziani possono sentirsi unici e speciali, allo stesso modo, grazie a una serie di iniziative proposte dall’ssociazione Auser, di cui è portavoce Vincenzo Topputo. La finalità è favorire l’invecchiamento attivo dei cittadini, tramite corsi e lezioni, presentazioni di libri, dibattiti, seminari sulla prevenzione dell’Alzheimer e delle malattie cardiocircolatorie.

Tra le numerose attività spiccano, per innovazione e unicità, i corsi di inglese e quelli di smartphone. “L’intento– spiega Topputo- è creare un ponte generazionale e utilizzare una didattica basata soprattutto sull’empatia” . Soltanto una reale comprensione reciproca può garantire il raggiungimento degli obiettivi: gli anziani, infatti, durante i primi incontri cercano in ogni modo di spiegare le proprie lacune in materia, specificando la necessità di procedere per gradi nell’approccio alle nuove discipline.

Ma cosa spinge la popolazione più matura a prendere parte alle iniziative? Prima di tutto, la consapevolezza che, al giorno d’oggi, molti giovani, figli e nipoti, sono costretti a spostarsi dall’Italia per lavorare, trovando fortuna all’estero, perlopiù in paesi anglofoni. E, quindi, la necessità di attrezzarsi, dal punto di vista della lingua, per quando si trovano a soggiornare negli stessi posti in cui vivono i propri congiunti. E, quindi, il bisogno di accorciare le distanze, imparando a utilizzare computer, smartphone e tutti i diversi dispositivi elettronici.

In realtà, l’utilizzo di questi strumenti, in particolare dello smartphone con tutte le sue funzionalità, ha un obiettivo ancora più pressante: combattere la solitudine, tanto comune tra gli anziani. Il formatore Nicola Parente, partendo dalle nozioni più elementari per poi spiegare come si scaricano le applicazioni e come si utilizzano strumenti di messaggistica istantanea, come Whatsapp e Skype, si rivolge a tutti i corsisti: sia a chi ha la possibilità di esercitarsi a casa con i propri strumenti elettronici, sia a chi utilizza quelli in dotazione alla struttura.

Il corso d’inglese, curato da Maria Scoccimarro, è diventato una “specialità” dell’associazione, tanto che ne viene proposta almeno un’edizione all’anno, con numerosi anziani che decidono di ritornare e di approfondire, magari ambendo ad un livello superiore di conoscenza. Anche in questo caso si parte dalle basi, considerando che il sistema linguistico inglese ha un alfabeto diverso e molteplici fonemi, per poi passare alle distinzioni tra le diverse forme di presentazione, i verbi to be e to have e il lessico standard. Al termine dei corsi, gli anziani riescono a dar vita a dialoghi di senso compiuto e a comprendersi a vicenda.

Come in una vera e propria scuola, oltre alle lezioni frontali e interattive si svolgono esercitazioni finali, per mettere nero su bianco i risultati raggiunti e tornare sugli argomenti più ostici.

È interessante constatare come gli anziani siano pronti a mettersi in gioco, a venire fuori dalla monotonia della routine domestica: che si tratti di avviare una videochiamata con Skype o inviare un messaggio vocale tramite Whatsapp, ciò che assicura il successo dei corsi è il sincero e forte interesse ad allargare le proprie conoscenze e a uscire dall’isolamento sociale.

Ma insegnare agli anziani si rivela una sfida interessante anche per gli stessi educatori: saranno i modi e l’educazione di altri tempi o l’interesse e la motivazione che spinge gli anziani a scegliere una pratica elettiva e non imposta, la didattica risulta più efficace e il rapporto tra insegnanti e studenti è davvero ideale.

Nell’immagine in alto, Alberto Manzi conduttore, negli anni sessanta, del programma Rai “Non è mai troppo tardi”