Dante in barese è alla portata di tutti

Vito Signorile col gruppo Abeliano porta sui sagrati delle chiese del capoluogo alcuni dei canti più famosi della Divina Commedia

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Molto spesso pensiamo a Dante soltanto come un uomo radicato nel Medioevo, figlio di una società timorosa di Dio e alla ricerca della salvezza perenne. Tant’è che riprendere in mano le pagine della Divina Commedia risulta un’impresa ardua e, soprattutto, anacronistica. 
Riscoprire il senso più profondo e più attuale dell’opera dantesca, con un’operazione in controtendenza col sentire comune, è l’obiettivo dell’iniziativa Dante sui sagrati: il gruppo teatrale Abeliano, in collaborazione con le realtà parrocchiali di Bari, ha portato i versi dell’Inferno all’ingresso delle chiese, restituendo al pubblico tutto il fascino e l’emozione dei canti del sommo poeta.

La Cattedrale di Bari

Il reading, a cura di Vito Signorile, realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario di attività dell’Abeliano e in accordo con l’arcidiocesi, rappresenta una sinergia di fede e cultura rivolta al riscatto delle periferie cittadine. Nei giorni scorsi la tournè dantesca ha fatto tappa sul presbiterio della parrocchia di San Marco, nel quartiere Japigia, accolta da centinaia di spettatori attenti e preparati. 
Se oggi molti passi dell’opera risultano di difficile interpretazione, nello spettacolo ha sicuramente giovato la performance di Signorile in dialetto barese, grazie alla traduzione di Gaetano Savelli, che si è cimentato nella traduzione vernacolare dell’intera Commedia.

Il viaggio tra alcuni dei più celebri canti dell’opera è partito proprio dalla porta dell’Inferno e dal III canto, con il celebre personaggio di Caronte, il vecchio traghettatore di anime: le minacce rivolte agli spiriti dei dannati risultano vane per Dante e Virgilio, che non possono fermare il loro cammino verso la salvezza. Chi non ricorderà, poi, i celebri versi “Amor ca nullo amato amar perdona” del V canto, che vede protagonisti Paolo e Francesca, l’esempio più illuminante di come l’amore possa essere causa di dannazione eterna. Il poeta fiorentino li definisce “peccator carnali / che la ragion sommettono al talento”. Un amore, quello tra Paolo e Francesca, che risulta quasi commovente al giorno d’oggi, ma che in Dante è un ostacolo alla salvezza eterna.

La locandina del’evento

Il percorso tra i gironi dell’Inferno prosegue con i famosi versi del XXVI canto, dedicato al personaggio di Ulisse. E’ memorabile il passo “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”: Ulisse, con la sua voglia di oltrepassare i limiti dell’ignoto, è sommerso dalle acque dell’oceano, vittima della sua stessa “semenza”. La voce di Signorile ci porta, infine, alla ghiaccia del Cocito, nel nono cerchio, dove sono puniti i traditori della patria e degli ospiti. Già nella conclusione del canto precedente, aveva scorto due dannati immersi in parte nel ghiaccio, uno dei quali addentava la nuca dell’altro: il conte Ugolino della Gherardesca e l’arcivescovo Ruggieri di Pisa.

Ogni performace in lingua volgare è seguita dalla versione in dialetto barese, capace di strappare qualche sorriso ma anche di rendere il testo facilmente comprensibile. Come lo stesso Signorile sottolinea: “Mi chiedo se Dante arrivi meglio ai cuori della gente in lingua volgare o nella lingua della tradizione barese”.

Vito Signorile durante una serata dedicata a Dante

Non è stato difficile, grazie al talento di uno degli attori più noti della scena barese, catapultarsi nell’atmosfera drammatica evocata dai versi di Dante, rivedere le immagini dei dannati e immedesimarsi nelle loro sofferenze. Per quanto la Commedia possa risultare anacronistica e di difficile interpretazione presso il pubblico contemporaneo, continua a rappresentare uno dei capisaldi della letteratura italiana e della riflessione intellettuale, in una scala che va ben oltre il nostro paese.

Il viaggio ultraterreno di Dante, pur se avvolto da un’aura di misticismo, è analisi profonda del reale. Ascoltare quei versi fa sussultare, ancora oggi, i cuori della gente. Se poi a renderli più vicini ci pensa il vernacolo e la bravura di un grande attore come Vito Signorile, non possiamo che esserne lieti.

Nell’immagine in alto, Vito Signorile