Molto rumore per nulla? Tutto al contrario!

Lunghi e sinceri appalusi ripagano l'impegno degli attori di Fatti d'Arte, solerti interpreti della commedia di Shakespeare, in scena al Traetta di Bitonto

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Harold Bloom, uno che Shakespeare lo conosceva molto bene, si era sempre stupito del fatto che, sebbene non fosse uno dei capolavori del drammaturgo, Molto rumore per nulla riscuotesse tanto successo presso il pubblico; tanto da aver reso quel suo titolo quasi una frase proverbiale, da adoperare quando il gioco non vale la candela o quando si fanno tante storie e si strepita molto per avvenimenti che tanto rumore proprio non lo meritano. Eppure, quando si parla di sentimenti è così.

Si preferisce negare e far baccano piuttosto che essere sinceri. L’anima di questa commedia, portata in scena al Traetta di Bitonto da Fatti D’Arte, è proprio il continuo battibeccare tra Beatrice (una scatenata ed esplosiva Mariantonia Capriglione) e Benedetto (un sorprendente Savino Somma). Sin da quando si alza il sipario e si comincia a parlare di questo audace soldato, non è cosa fermare Beatrice, che ne spara di ogni genere sul suo conto. E certo non resta senza risposta la nostra cara ragazza, considerate quante gliene dice il nostro ferito gendarme. Ma è uno sparare a salve da ambo le parti.

(foto: Massimiliano Robles)

Per quanto sia assordante il rimbombo, il pubblico sa bene che vi è del fuoco in entrambi e pari turbamento. Ma come accade agli amanti migliori, c’è bisogno di una bella spinta da chi vi è intorno. È così che il brillante Don Pedro (Arcangelo Grumo) decide di smuovere un po’ le cose, stuzzicando l’ego e il cuore di questi ritrosi e orgogliosi innamorati. In accordo con gli altri personaggi, fa in modo che Benedetto creda che Beatrice sia innamoratissima di lui, ma che sia restia ad ammetterlo, e lo stesso fa con la ragazza.

I due rimangono invischiati nel crudele giogo e finiscono col cedere a quei sentimenti tanto a lungo negati, soprattutto a se stessi. Ma se questa storia d’amore risulta disseminata di ostacoli interiori, ve ne è un’altra che procede liscia come l’olio, almeno inizialmente. Si parla, ovviamente, di quella tra Ero (una giovanissima ma assai promettente Claudia Lamacchia) e il conte Claudio (Nicola Cosimo Napoli). Tra i due il fuoco avvampa subito e non è cosa spegnerlo.

(foto: Massimiliano Robles)

Claudio accetta anche l’aiuto di Don Pedro, esperto più di lui nelle faccende d’amore, e durante una festa in maschera lascia che l’amico si finga lui medesimo e parli con Ero, che pronuncia quella frase non poco celebre, che spesso si fa erroneamente risalire a Romeo e Giulietta: “parlate basso, se parlate d’amore”. Durante il ballo in maschera gli spettatori temono che l’uno ceda al fascino dell’altra e che dimentichi la promessa fatta al giovane Claudio di facilitare l’amore con Ero.

Per un attimo, perfino quest’ultimo crede di essere stato beffato da Don Pedro, il quale avrebbe adoperato il suo charme per avviluppare la giovinetta. Fortunatamente, l’amico è leale e, forse, già consapevolmente innamorato della madre della ragazza, Leonora (Liliana Tangorra). Ma è una coppia tardiva, che si crea solo nel lieto epilogo della commedia: sono persone mature e non hanno bisogno di fare tanto rumore, per l’appunto.

(foto: Massimiliano Robles)

Ma mentre sembra andare tutto liscio, perché i due sono desiderosi di sposarsi quanto prima, le malelingue, invidiose di tanta innocenza e di un tale affetto, gettano fango su Ero e ingannano il giovane sposo, mostrandogli una ragazza assai simile alla propria amata concedersi prima del matrimonio.

Claudio, ferito oltre l’inverosimile, umilia la ragazza durante le nozze e l’accusa di un tradimento che la fanciulla non ha commesso. Tanto è il dolore che questa sviene e viene anche simulato il suo funerale, perché il conte si penta della sua ingiusta cattiveria: poi, saprà dal messo (Thomas De Pinto) di essere rimasto vittima in un terribile equivoco, ma, fortunatamente, Ero non è morta e si può rimediare al torto causato.

E, così, si è fatto ancora una volta tanto rumore per nulla, come spesso avviene ogni giorno. Eppure, sulla scena è tutt’altra cosa e, sebbene Shakespeare rappresenti una sfida per ogni attore, anche il più esperto, la compagnia teatrale Fatti d’arte ha saputo misurarsi con un testo tanto difficile, nonostante l’inizio un po’ zoppicante. Gli attori hanno saputo reggere un testo molto complicato, con un ritmo incalzante, con un lessico desueto e muoversi come forsennati sulla scena.

(foto: Massimiliano Robles)

Un plauso a parte merita Mariantonia Capriglione per la sua straordinaria Beatrice e perché, nonostante le difficoltà dietro le quinte e i suoi occhi gonfi, ha proseguito la sua favolosa recitazione, senza rinunciare una sola volta alla qualità. E, sebbene all’inizio era visibile uno scarto con gli altri attori, questi hanno saputo recuperare e tenerle testa per tutto il resto della pièce. Bravissimo il regista, Raffaele Romita, e il costumista, Franco Colamorea, nonché presidente dell’associazione di cui Fatti d’Arte è espressione. Lodevole il lavoro di tutta l’équipe e favolosa la scenografia, rustica e ricca di particolari.

Si sa che recitare Shakespeare non è facile e, specialmente, portare in scena le sue commedie, così dinamiche, esplosive, dal ritmo incalzante che, se non colto, provoca una totale disfatta. Per una settimana, la compagnia ha allietato i viaggiatori della ferrovia Bari-Nord con i suoi spettacoli, senza fermarsi un attimo. E il risultato è stato un teatro pienissimo e una lunga ovazione. Ma questo volta il “rumore” non è stato per nulla: anzi, è stato più che meritato.

Nelle foto, alcuni momenti dello spettacolo al Traetta