Quattro giornate per salvare le periferie

Gli studenti degli istituti superiori e le associazioni di volontariato si mobilitano per ripulire le zone decentrate di Bitonto e restituirle ai cittadini e agli sportivi

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Ogni giorno siamo chiamati a compiere delle scelte. Molte di poco conto ma che, in realtà, ci definiscono come esseri umani e come cittadini. Si può scegliere di aspettare pazientemente il proprio turno in posta, al supermercato, dal dottore oppure provare a saltare furbescamente la coda. Si può scegliere di strombazzare a più non posso contro il primo malcapitato che indugi un secondo in più all’incrocio oppure mantenere la calma anche nel traffico. Si può scegliere anche di andare a piedi o in bicicletta.

Gli studenti impegnati a ripulire un tratto di lama Balice

E ancora, si può scegliere di gettare i rifiuti ovunque capiti – salvo poi lamentarsi sui social del degrado urbano che non si sa quale deus ex machina dovrebbe eliminare – oppure impegnarsi a riciclare e a non sporcare l’ambiente. Si può scegliere anche di mettersi a pulire, spinti da un forte senso civico, quello che altri hanno sporcato e coinvolgere con il proprio entusiasmo un gran numero di volontari.

La prof.ssa Catia Rossiello (a sin.) con una studentessa

È proprio quanto è riuscita a fare la professoressa Catia Rossiello che, in collaborazione con Marilena Ciocia, ha ideato, scritto e realizzato, col sostegno dell’assessorato all’Ambiente e dell’Azienda servizi vari, il progetto Rigeneriamoci on the R.O.A.D. che ha coinvolto diversi istituti superiori (Liceo classico-linguistico “Carmine Sylos”, Liceo scientifico “Galileo Galilei”, Istituto tecnico economico “Vitale Giordano” e Istituto di istruzione superiore “Volta-De Gemmis”) e alcune associazioni bitontine (Rete Organizzazioni Area Disabilità – ROAD, volontari del progetto P.R.O.V.A. on the R.O.A.D., Ass.ne INACHIS, Dynamic Bike, Team OROVERDE, A.S.D. Bitonto sportiva, Arbitri FIGC sezione di Bitonto) tutti uniti per ripulire da rifiuti e sporcizia di ogni tipo alcune aree periferiche della città (campo di via Togliatti e zone adiacenti, piazza Sylos e lama Balice, piazza Rodari e adiacenze della stazione centrale) allo scopo di renderle più accessibili agli sportivi.

Docenti e studenti sulla scalinata del liceo “C. Sylos”

Da buona sportiva, correndo o andando in bici, frequento molto le periferie della città e per anni ho tenuto dentro il rammarico di vederle così sporche. Così –spiega Rossiello- mi sono dovuta inventare un modo per ripulirle insieme ai cittadini più volenterosi”. Da qui, dunque, l’ambizioso progetto articolato in quattro giornate (domenica 22 settembre, domenica 29 settembre, sabato 5 ottobre e sabato 12 ottobre) che vede la partecipazione dei volontari delle diverse associazioni e dei ragazzi delle scuole superiori, distintisi fortemente per impegno e passione: ad ogni giornata infatti (fatta eccezione per la prima, svoltasi troppo a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico)  prende parte un gruppo di circa cinquanta adolescenti – provenienti di volta in volta dai diversi istituti – che si occupa della pulizia nella zona periferica più vicina alla propria scuola.

Con i ragazzi si lavora bene e con entusiasmo –sostiene la docente di scienze motorie-. La seconda giornata di mobilitazione, la prima a prevedere la partecipazione delle scuole, svoltasi nel territorio di lama Balice, a ridosso del liceo Carmine Sylos, era quella che ci preoccupava di più per la mole di lavoro. Eppure, i ragazzi si sono impegnati in maniera instancabile per più due ore con temperature altissime sino a riempire tutti i sacchi dell’immondizia di cui l’Asv ci aveva dotati”.

Bottiglie di vetro in abbondanza, giocattoli vecchi, telefoni rotti, targhe di automobili e persino alcuni pezzi di una pistola sono solo alcuni dei rifiuti che i volontari si sono trovati a raccogliere. Nonostante il livello indicibile di incuria e sporcizia, nessuno di loro ha perso la voglia di collaborare e addirittura di trasformare quella che per alcuni potrebbe sembrare una spiacevole mattinata di duro e ingrato lavoro in una festa gioiosa fatta anche di musica e creatività.

La fine di ogni mattinata di pulizia è poi sancita da un rito fondamentale: l’affissione di cartelli (preparati settimanalmente dai volontari dell’associazione R.O.A.D. nell’ex asilo di Santa Lucia) che inneggiano al rispetto dell’ambiente e che rappresentano il modo che hanno i ragazzi di rimarcare il loro passaggio e l’importanza del proprio operato.

A giudicare dall’impegno e dalla partecipazione degli organizzatori e dei volontari coinvolti, si può concludere che le prime tre giornate della manifestazione siano state un grandissimo successo.

Catia Rossiello potrebbe essere riuscita nel suo intento di dare l’avvio, anche a Bitonto, ad un movimento ecologista che possa ricollegarsi alla mobilitazione in atto sulla scena nazionale e internazionale, rivolta a combattere l’emergenza climatica e ambientale e che richiede cambiamenti radicali nello stile di vita e provvedimenti urgenti. Una mobilitazione a cui i più giovani, pronti, rispondono – a decine, a centinaia, a migliaia – affollando le piazze, partecipando a iniziative come quella promossa a Bitonto, usando il potere dei social per rendere il loro messaggio virale, cercando di coinvolgere con il loro entusiasmo, anche i più scettici – adulti soprattutto – che, delusi o forse disfattisti, rimangono con le mani in mano.

Ma, dopotutto, ancora una volta è una questione di scelte: comportarsi egoisticamente come si è sempre fatto e, dunque, continuare a far parte del problema, oppure impegnarsi, cambiare, evolversi e divenire parte della soluzione. È proprio dalla risposta a questo dilemma che dipendono i destini del nostro pianeta, di noi stessi e dei nostri figli.