Un viaggio all’infinito sui sentieri dell’arte

Un gruppo di artisti s'interroga, con tecniche e soggetti diversi, sul mistero della vita in una grande collettiva organizzata da AMartgallery a Giovinazzo

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Fin dalla sua prima comparsa sulla Terra, l’uomo – a ogni latitudine e longitudine – si è trovato a scontrarsi con alcuni quesiti fondamentali, che mettono in discussione i pilastri della sua esistenza e del rapporto con gli altri esseri viventi.

Tra questi, un interrogativo di particolare interesse è quello che riguarda il concetto di infinito: da Dante a Leopardi, da Kant a Proust passando per Friedrich e Schlegel, moltissimi sono stati i filosofi, i letterati, gli intellettuali, i matematici e gli artisti che ne hanno fatto l’oggetto delle loro speculazioni. La ricerca dell’Infinito, ovvero di ciò che non ha fine alcuna e che, dunque, si espande non-finitamente nella durata e nell’estensione, è infatti una suggestione da sempre viva nella mente dell’uomo, che, per sua natura, è invece un soggetto finito, costretto a sottostare – e perciò da esse limitato – alle leggi ineluttabili del tempo e dello spazio.

I lunghi secoli di riflessione nonché le numerose opere prodotte sul tema dell’infinito non hanno certamente esaurito l’argomento, che, ancora oggi attualissimo, continua ad essere declinato nelle sue molteplici accezioni in contesti ed eventi tra loro diversi: è il caso della mostra pittorica Colori all’Infinito, ospitata a Giovinazzo nella Sala del Bastione.

La rassegna, inserita nella più ampia offerta culturale ArtEstate, è stata organizzata da AMartgallery, il centro culturale di Antonella Merra sempre attivo nella promozione di eventi d’arte in Italia e all’estero, tra cui spicca il premio Natiolum.

L’iniziativa ha coinvolto ben venti artisti, ciascuno dei quali è stato chiamato ad esprimere, attraverso le opere, la propria idea di infinito. Si sono certamente distinti per sistematicità di pensiero coloro i quali hanno presentato una collezione personale: Vito Addabbo, Michele Agostinelli, Piero De Benedictis, Nicola Giuliani e Pasquale Leonetti.

Ognuno di questi pittori, infatti, è in grado di trasportare lo spettatore in un viaggio che, attraverso ognuna delle opere esposte, conduce direttamente al cuore della loro sensibilità artistica di cui rimane memorabile sempre almeno un tratto fondamentale: la vivacità dei colori nel caso di Addabbo; la cura nella rappresentazione dei soggetti di De Benedictis e Leonetti; l’originalità delle tecniche impiegate nel caso di Giuliani e Agostinelli (in particolare, quest’ultimo è autore di Dronando, progetto artistico in cui alla base della rielaborazione pittorica vi sono fotografie scattate per mezzo di droni).

L’esposizione delle opere è stata accompagnata da due eventi – Voci all’Infinito e Suoni all’Infinito – il cui pregio è stato creare un connubio, infinitamente riuscito, tra le tre forme artistiche della pittura, della poesia e della musica.

Ovviamente neppure questo evento artistico può dare un’idea chiara e definitiva di cosa sia l’infinito, eppure ogni artista coinvolto è senza dubbio riuscito a trasmettere qualcosa e ha arricchito la mente e il cuore di quanti hanno visitato la mostra e che, una volta tornati a casa, magari hanno cominciato essi stessi ad interrogarsi su cosa sia per loro la sfera di ciò che non ha inizio né fine.

Dopotutto, si può credere che l’Infinito risieda anche in questo: nella capacità dell’uomo di farsi domande e di cercare, imperterrito, con ogni mezzo a disposizione, delle risposte.