Turismo e gastronomia le nuove leve che sollevano la Puglia

A creare sviluppo e ricchezza nel Tacco d'Italia non sono più gli operai ma gli addetti al terziario, come rivela una ricerca del Sole 24 ore su dati dell'Istat

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La Puglia è la regione italiana con più addetti ai servizi: stop con le industrie, nel tacco dello Stivale primeggia ormai il terzo settore. A rivelarlo è l’ultima indagine condotta dall’Istat (Istituto nazionale di statistica), che ha aggiornato il suo rapporto sui Risultati economici delle imprese a livello territoriale, i cui dati sono stati elaborati e recentemente divulgati da Infodata, blog de Il Sole 24 Ore.

Il quotidiano economico e finanziario italiano evidenzia un significativo cambiamento nel mondo del lavoro: i grandi centri della Penisola, da sempre culla delle industrie, sono ora popolati da un numero maggiore di addetti ai servizi. Nella sola città di Milano, gli impiegati nel settore terziario sono 682.444, a fronte dei 101.707 lavoratori d’azienda. Stesso discorso per la capitale, dove gli addetti ai servizi sono addirittura 827.443, contro i 125.506 addetti alla manifattura.

Nonostante questo perentorio cambio di rotta, il mondo dell’industria resta decisamente più produttivo nel Nord Italia, ma gli impiegati nel settore dei servizi continuano ad aumentare non solo nei centri più importanti come Milano e Roma, ma anche nelle città turistiche come Venezia, Firenze e Napoli e, soprattutto, lungo le coste.

Un caso singolare è rappresentato dalla Puglia, la regione che ha ormai spostato – quasi per intero – la propria economia verso i servizi. Qui sono appena 13 i comuni nei quali il numero degli addetti all’industria supera quello di chi lavora nel terziario. Nella sola città di Bari sono 13.991 gli operai, contro i 79.382 “colletti bianchi”. Stesso discorso per le città limitrofe: a Bitonto 2.672 addetti dell’industria e 5.953 addetti dei servizi; a Molfetta, invece, 2.994 nelle industrie e 11.812 nei servizi.

L’unica eccezione nell’area metropolitana barese è costuita da Santeramo in Colle, tra i pochissimi comuni pugliesi in cui i lavoratori del terziario vengono ancora superati dalle “tute blu”. Una dato collegato alla presenza di numerose aziende agro-zootecniche e alla presenza del gruppo Natuzzi, che distribuisce i propri prodotti attraverso la catena di negozi in franchising Divani & Divani by Natuzzi, in Italia e all’estero, ed è quotata alla borsa di Wall Street dal 1993.

Il cambio di rotta, in realtà, ha portato beneficio all’intero territorio regionale. Secondo i dati Eurostat, divulgati ancora una volta da Il Sole 24 Ore, la Puglia è, infatti, la regione in cui la disoccupazione è scesa di più nel 2018: si è passati dal 18,9% del 2017 al 16,1% dello scorso anno. Un ribasso totale di 2,8 punti che di certo non rappresenta una definitiva soluzione al problema disoccupazione, ma sancisce un significativo miglioramento rispetto al passato.

Una guida con un gruppo di turisti a Castel del Monte

Un progresso che, a dirla tutta, potrebbe essere ascrivibile anche ai numerosi fondi europei di cui la regione è riuscita a beneficiare negli ultimi anni. “Con l’attuale quadro di programmazione europea siamo quasi a 4 miliardi di investimenti totali supportati con oltre un miliardo di contributi pubblici. E siccome la condizione posta è quella di mantenere l’occupazione o incrementarla, pena la revoca del sostegno, siamo in grado di tracciare anche un quadro molto attendibile sull’occupazione. Ci stiamo avvicinando a 100mila occupati, di cui l’80% sono di mantenimento e la restante parte di nuova creazione”, ha dichiarato a tal proposito il dirigente del dipartimento di sviluppo economico della Regione Puglia Pasquale Orlando.

In sostanza, in poco più di quattro anni, in Puglia sono stati creati circa 20mila posti di lavoro in più. Benché il dato di crescita registrato negli ultimi mesi faccia ben sperare gli addetti ai lavori, è importante sottolineare, il Tacco d’Italiia rimane ancora tra le aree del Paese con un tasso di disoccupazione tra i più alti, inferiore soltanto a quello di Calabria, Sicilia e Campania.

La notevole crescita del turismo e della gastronomia pugliese, registrata negli ultimi anni, ha indubbiamente trascinato l’economia locale verso il settore terziario, a discapito dell’industria. Una rotta che si sta rivelando giusta.

Nell’immagine in alto, la cucina di un noto ristorante pugliese apre le porte al pubblico