La poesia è l’approdo sicuro nel mare tempestoso della vita

Con il reading di poesie di Carla Abbaticchio, appuntamento tra i più attesi del cartellone estivo allestito dal comune, si chiude il festival bitontino dedicato ai versi

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L’estate si avvia, ormai, al suo triste epilogo e ognuno, lentamente, riprende in mano il lavoro lasciato per qualche tempo. Torna la grigia routine delle scadenze e degli impegni da rispettare e, così, per consolarci proviamo a sfogliare rapidamente le pagine dell’agenda, cercando, magari, il giorno in cui cadrà il prossimo ferragosto e pregustando le future vacanze, tra spiagge dorate e mare di smeraldo.

Intanto, a dare nuovo smalto alle giornate, giunge un evento entrato ormai, piacevolmente, tra gli appuntamenti più attesi della programmazione culturale dell’amministrazione bitontina: il reading di poesie di Carla Abbaticchio, che quest’anno si è svolto nella raffinata cornice della Galleria Devanna, nel bel palazzo rinascimentale Sylos-Calò, con l’artistico loggiato affacciato su piazza Cavour.

Degna conclusione della settima edizione del Festival della poesia, l’incontro, dal titolo iconico, In spazio senza confini lo sguardo oltre, ha offerto, ai tanti appassionati, l’opportunità di gustare della produzione più recente di Carla Abbaticchio, il cui talento letterario è testimoniato, come ha avuto modo di ricordare Antonella Piano, da una miriade di premi in concorsi nazionali e internazionali. Un nome, quello di Abbaticchio, legato ad una poesia intimistica, femminile, dove ampio spazio trovano la natura e la ricerca esistenziale; l’anelito dell’io, oppresso dal turbine delle fatiche e dalle asperità della vita, ad approdi finalmente sicuri e “sinceri”, lontano dalle lusinghe illusorie ed effimere dei tempi in cui viviamo.

A trovare spazio nei suoi versi sono i grandi temi, che da sempre interrogano – peraltro senza risposta – l’uomo; come quelli della vita e della morte, l’amore, i conflitti sociali, la natura cangiante dell’essere umano, perennemente alla ricerca della felicità. Temi descritti con un turbinio di suoni, colori, parole, che rendono la poesia di Abbaticchio particolarmente ricercata e a tratti, addirittura, impervia, ma più spesso dolce e raffinata.

Non mancano i messaggi di speranza nel continuo esplorare mondi e stati d’animo con la luce viva dell’ingegno e la forza calda del cuore. Il risultato sono versi che si fanno sogno e favola, cultura e ricerca del bello in tutte le sue espressioni. Un poetare alto e placido, sicuro e sincero, quando non intricato e persino ruvido, improvvisamente increspato dai marosi del dubbio e dalle incertezze del cammino lungo e tortuoso per trovare un filo, un senso, un riferimento alla vita stessa, mesto e rituale alternarsi di giorni sempre uguali.

A dare il giusto risalto ai versi, divisi ancora una volta in quattro sequenze, la voce dell’attrice Elisabetta Tonon e il pianoforte di Luigi Palumbo, che ha composto brani ispirati alle liriche. Una perfetta combinazione di rime e note che ha sorpreso e deliziato non poco il pubblico in sala.

La poesia ha ancora molto da dire. Tutt’al contrario di quanto esclamava, in un celebre componimento, Verlaine: “tutto è bevuto, tutto è mangiato”, concludendo tristemente che ormai non ci fosse “più nulla da dire”. Dopo tanti secoli di straordinari versi, Verlaine sosteneva che un poeta non potesse scrivere altro che non fosse già stato eloquentemente detto.

Naturalmente si sbagliava, come testimoniano più di due secoli di straordinaria poesia, sempre in continuo divenire, costantemente pronta a travestirsi e a mutare piumaggio. Una scia luminosa e feconda nella quale si inseriscono, a pieno titolo, i versi di Carla Abbaticchio.

Un poeta avrà sempre qualcosa da dire, specialmente in tempi contraddittori come quelli in cui viviamo; quando tutto è in preda alla corsa frenetica del lavoro, delle responsabilità, dei doveri, delle comunicazioni compulsive. Solo al poeta è dato indicare la direzione, rivelare l’essenza delle cose; mostrare ciò che rimane immutato quando tutto muta;  abitare un’oasi lussureggiante nel tourbillon del mondo e dei sentimenti.

Niente appare più indispensabile, oggi, del tenero afflato dei versi e della loro potenza. Perché la poesia, direbbe Pasolini, non è merce, non dipende dalle regole del mercato; non è svilita o, addirittura, annichilita dal procedere convulso e insensato dei giorni. Anzi, ne è nemica, poiché solo se vince il suo giogo, raccogliendo il suo guanto di sfida, può dichiararsi immortale ed eterna.

Certo, non sta a noi proclamare il vincitore di questo conflitto, ma ai posteri. A loro spetterà l’ardua sentenza, come proclamò in tutt’altro contesto Manzoni. La sola cosa che si può augurare ad un poeta è nutrire la sua poesia, rafforzarla, riparla dal freddo inverno, perchè continui a crescere e a svilupparsi sincera e robusta per affrontare le prove del tempo. E questo è il solo augurio che si può fare a Carla Abbaticchio, che questa lezione ha capito e ha già fatto sua da tempo.

Nella foto in alto, Carla Abbaticchio (al centro), l’attrice Elisabetta Tonon (a sinistra), il maestro Luigi Palumbo (dietro) e Antonella Piano (a destra)