The pink side of blues

Nove star nazionali e internazionali, tutte donne, danno la scossa al Bitonto Blues Festival, dedicato quest'anno alla regina del soul Aretha Franklin

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Per la sua settima edizione, il Bitonto Blues Festival ha scelto di tingersi di un colore elegante, tenue, ma allo stesso tempo carico di energia: il rosa.

“Blues makes me feel like a natural woman”: questo il titolo della kermesse musicale, che nelle serate del 6, 7 e 8 settembre ha visto alternarsi, nella location storica di piazza cattedrale a Bitonto, nove performer del panorama blues nazionale e internazionale, tutte – rigorosamente – donne.

Sicuramente il modo migliore per rendere omaggio alla grandissima Aretha Franklin, regina del soul e del rhytm and blues, scomparsa lo scorso anno. Una missione alla quale il direttore artistico Beppe Granieri e l’associazione Blu&Soci, sostenuti dall’amministrazione comunale, hanno dedicato anima e corpo, riuscendo a portare sul palco del festival alcune tra le più interessanti figure del panorama blues emergente, tra cui le voci di Grace Quaranta, Scheol Dilu Miller e Linda Valori.

Grace Quaranta (foto Massimiliano Robles)

Madrina d’eccezione dell’evento è stata un’altra grande donna: Yvonne Mercier, appassionata ed esperta di blues, sempre in giro per il mondo tra locali e festival, blogger molto seguita sui social dove racconta ogni suo viaggio ed esperienza musicale. E a breve, anche il festival bitontino, le cui suggestioni saranno illustrate con dovizia di particolari e con la sua particolare sensibilità artistica.

Aver dedicato l’intera rassegna alle donne che hanno reso e continuano a rendere grande il blues è stata sicuramente una scelta giusta e vincente, ma è stata soprattutto l’occasione per dimostrare come nella musica non esistano stereotipi e conflitti di genere e, men che mai, confini geografici di alcun tipo.

Pierluigi Morizio con Yvonne Mercier (foto Massimiliano Robles)

È proprio la diversità, le origini e le molteplici esperienze di vita che fanno del blues una musica senza tempo. Un genere che nasce, alla fine dell’Ottocento, dalla sofferenza degli schiavi africani nel sud degli Stati Uniti e che ha rappresentato per costoro oltre che un ospitale rifugio uno stimolo a reagire. Una coraggiosa forma di espressione, innervata di poesia e capace di esprimere amara desolazione, suadente nostalgia e, insieme, desiderio di riscatto e anelito di giustizia.

È proprio la nostalgia a colorare il blues femminile, che nasce dalla separazione dalla persona amata, vittima del brutale traffico di essere umani; un abbandono tanto repentino, quanto traumatico.

Beppe Granieri, direttore artistico (a destra), brinda con Scheol Dilu Miller (foto Massimiliano Robles)

A questo canto di malinconia si unisce una tradizione ancora più antica, che si fonde con il culto Voodoo (Vudun in terra africana), in cui il canto e la danza sono il fondamentale tributo agli dei. Una pratica, peraltro, presto bollata come una sorta di magia nera, fatta di incantesimi e superstizioni.

Il dio del blues si è manifestato a Bitonto sotto diverse forme, non solo tramite le voci delle artiste, ma anche con l’improvvisa indulgenza concessa dal tempo meteorologico, che, con violenti e numerosi scrosci d’acqua, ha rischiato di porre fine alla festa prima del tempo. Una sorta di metafora del blues: una forza che riesce a superare ogni difficoltà e a dischiudere sempre un orizzonte migliore. E’ così, dunque, che il blues al femminile è stato il grande protagonista della rassegna allestita nella suggestiva piazza cattedrale, gremita dal pubblico degli appassionati, provenienti dai centri della regione ma anche dal resto d’Italia.

Punto di forza del festival è stato poter ascoltare artiste di diversa provenienza, con background differenti, ognuna con un proprio stile in grado di renderla unica. Il risultato è stato il grande successo riscosso dalla rassegna, non solo tra la folta platea degli spettatori ma anche tra quanti (oltre settantamila utenti) hanno seguito l’evento in diretta streaming.

La consegna della targa a Janis J. Winter (foto Massimiliano Robles)

Numeri da capogiro, che si sposano con una musica altrettanto piacevole e affascinante: dai ritmi blues, soul e rock di Grace Quaranta (Liguria) al rock blues di Janis J. Winter (Abruzzo), accompagnata per l’occasione dalla band pugliese Rainbow Bridges, un trio dalle sonorità che echeggiano Woodstock.

Nella serata di venerdì, introdotta dall’inossidabile Pierluigi Morizio, conduttore dell’intera manifestazione, spazio alla Fabi’s Blues Band (Lazio), gruppo della chitarrista Fabiana Testa, band dal repertorio originale, che spazia tra sound classici riarrangiati e ritmi più moderni.

Fabi’s Blues Band di Fabiana Testa (foto Massimiliano Robles)

La serata di sabato ha visto esibirsi Katy Harley Lady Blues (Lombardia), cantante con una voce graffiante dal timbro scuro; i Betta Blues Society (Toscana), gruppo che si distingue per la vitalità delle sue performance (con l’utilizzo di strumenti esclusivamente acustici: dobro, contrabbasso, ukulele, washboard), che rivisitano pezzi del primo Novecento con una nota di originale e giusta freschezza. A chiudere la serata, la giamaicana Scheol Dilu Miller, l’ospite internazionale del Bitonto Blues Festival, che con il suo repertorio funky e rhitm and blues ha dato la scossa all’entusiasmo del pubblico: tutti in piedi a ballare al ritmo di una voce davvero singolare, che vanta collaborazioni con artisti straordinari come Mariah Carey e Tony Coleman e che per l’occasione si è esibita con la Longs Valley Blues Band, band piemontese tra le più note in Italia.

Katy Harley Lady Blues (foto Massimiliano Robles)

Nella serata conclusiva, il gruppo campano The Blues Queen ha rievocato il sound duro del primo blues americano, con l’aiuto di strumenti acustici che hanno accompagnato la voce graffiante e potente di Alessandra Bene, front woman. Leggere note di freschezza e tanta allegria sono giunte dagli artisti del Crash Boom Bang (Basilicata), formazione che nei suoi due anni di attività si è già fatta strada nel panorama musicale di settore, grazie a un genere tutto particolare: il rockabilly, un riuscito e godibile mix di rock and roll, country, blues, jazz. A chiudere il festival, Linda Valori (Marche), che con la sua grinta, lo stile, la grazia e la sua simpatia ha letteralmente sedotto il pubblico in piazza.

È stata proprio lei, durante il suo concerto, a ripetere come il blues non sia una realtà circoscritta alle sonorità americane e alla lingua inglese, ma che di blues si può parlare anche in contesti nazionali, interpretando una versione emozionante di Mai le dirò dei Giganti (1965). La settima edizione del Bitonto Blues Festival ha chiuso, dunque, con un bilancio nettamente positivo, dimostrando che la diversità è forza, e che alcune emozioni, grazie a straordinarie, originali e autentiche voci femminili, possono diventare piacevoli e deliziose note.

Nella foto in alto, Scheol Dilu Miller (foto Massimiliano Robles)