“Tutto il mondo è quartiere”

Al Rigenera SmART City – Festival delle periferie di Palo del Colle, ribalta tra le più interessanti del panorama culturale pugliese, la voce fuori dal coro del rapper Ensi

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“Italo Calvino ne Le città invisibili diceva che cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio. Ecco per noi non è il posto che fa il paese, ma la sua sostanza e la sua gente: occorre riuscire ad attivare i cittadini, allontanandoli dalla rassegnazione, renderli uomini e donne liberi”.

Presentano con idee molto chiare i loro obiettivi Nicola Vero e Monica Varrese, responsabili della direzione artistica del Rigenera SmART City – Festival delle periferie, la kermesse di tre giorni che si è svolta a Palo del Colle, giunta quest’anno alla sua quinta edizione. Un festival che, come si evince dal nome stesso, cerca di dare risalto alla periferia urbana attraverso vie e mezzi culturali che hanno come denominatore comune l’arte e il rapporto della comunità con essa.

Tra numerosi talk tematici, esibizioni artistiche, competizioni sportive e tanto altro, il festival ha riproposto la partecipazione di artisti e cantanti di livello locale e nazionale (da Massimo Bagnato a la Municipàl, da Angelica a Carmen Consoli, Ensi e Franco126) accuratamente selezionati per i loro contenuti privi di banalità e retorica vana, ma incentrati su esperienze esemplari da trasmettere empaticamente al pubblico.

Un esempio chiaro, è stata la partecipazione del rapper Ensi, volto noto e colonna portante del rap e del freestyle italiano, impegnato in questi mesi nel tour del suo ultimo concept e album Clash, e che non a caso ha scelto di diffondere il suo stile e la sua voce anche al Festival delle Periferie.

Uno dei brani del suo precedente album, V, s’intitola Tutto il mondo è quartiere, quasi un richiamo indiretto ad uno dei temi principali dell’evento, ovvero far protagonista viva la realtà che ci circonda. “Il rap è nato e si è diffuso anche per la sua carica di denuncia sociale -spiega Ensi-. Penso ad esempio a quanto è successo inizialmente in America, nel Bronx, dove venne usato per la prima volta con l’esigenza di dire qualcosa. La musica in generale ti dà la possibilità di esprimerti. Io personalmente cerco un equilibrio nelle cose che creo, perché non bisogna dimenticare che la musica ha tante sfaccettature e il rap in particolare non è sinonimo di guerre fra gang ed esaltazioni di esse, ma può essere uno strumento importante per la solidarietà tra la gente”.

Ed inevitabile diventa per Ensi, nato ad Alpignano in Sicilia e cresciuto e formatosi nella periferia di Torino, una riflessione sul tema portante del festival. “Anch’io sono cresciuto in una realtà di provincia e periferia assoluta, dove spesso si vive e si sente un disagio comune. Attraverso il rap e la musica però sono riuscito ad immagazzinare ed incanalare tale disagio in qualcosa di positivo per la mia vita. Il posto dove cresci ti forgia, fa di te ciò che sei, ma sta a te riuscire a carpirne gli aspetti più benefici, senza sbandierare ed ostentare una provenienza difficile attraverso vuota retorica”, spiega Ensi.

Un senso valoriale ed umano che il rapper prova assiduamente a proporre al suo pubblico più affezionato, ma non solo. “Spesso dopo un’esibizione -aggiunge- ricevo messaggi e complimenti da persone che magari non mi conoscono tantissimo o non sanno a memoria i miei pezzi, ed io apprezzo questo: per me loro sono ‘terra di conquista’. Sono consapevole di contare su un pubblico curioso e stimolante, che recepisce ugualmente i messaggi a me più cari”.

E la voglia di Ensi di rapportarsi al suo pubblico è tanta quando, a fine intervista, scorge dalla finestra della stanza che inizia improvvisamente a piovere: “Maledizione! ‘Sta pioggia me la sono portata da Milano, speriamo finisca subito!”. E, fortunatamente per noi, così è stato. Ensi non solo si è esibito nel suo concerto, fra i più coinvolgenti tra quelli proposti dall’intero programma, ma si è reso disponibile anche a ricoprire il ruolo di giudice in un contest di freestyle dove gareggiavano giovani ragazzi a colpi di barre e rime.

Così, ancora una volta ma con maggiore consapevolezza, tutti noi abbiamo riscoperto qualcosa della nostra periferia: quella umana della diversità e dell’accoglienza e quella culturale delle radici e della visione nel futuro.

Nella foto in alto, un momento dell’intervista a Ensi