Uno stupendo fiore all’occhiello per Bitonto

Dopo anni di attesa, apre i battenti il nuovo museo diocesano, svelando un ricco tesoro fatto di dipinti, sculture, arredi sacri e paramenti liturgici

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I musei – nazionali, civici, diocesani o privati che siano – sono il fiore all’occhiello di una città; il motivo di vanto più grande, in quanto simbolo di cultura non necessariamente preesistente ed autoctona.

Vi sono luoghi, infatti, che collezionano manufatti da tutto il mondo e posti che, insieme a questo aspetto, custodiscono gelosamente la propria straordinaria storia.

L’Italia è ricchissima di storia e cultura, sebbene i suoi abitanti spesso se ne dimentichino. I musei sono il segno di questa cultura. E Bitonto, che solo per un soffio ha mancato il titolo di Capitale della cultura 2020, può vantare una storia dal lascito artistico eccezionale.

Oltre alla splendida Galleria Nazionale di palazzo Sylos-Calò (come noto, unica in Puglia e seconda al Sud solo dopo quella di Napoli) e al museo archeologico, negli ambienti della fondazione De Palo-Ungaro, la città può vantare l’incredibile collezione del rinato museo diocesano, ospitata in ben sedici sale, di cui solo l’ultima, al momento, ha qualche bacheca ancora spoglia. Un museo che sarà ufficialmente inaugurato il prossimo 11 ottobre ma che vive già di aperture straordinarie, nelle giornate del lunedì e mercoledì mattina e del venerdì sera.

La sua sede è l’ex convento dei frati minori conventuali, contiguo alla chiesa di San Francesco della Scarpa, già sede del seminario diocesano. Contiene una straordinaria teoria di opere, raccolte grazie all’impegno e alla volontà dell’ultimo vescovo della diocesi di Bitonto, il compianto mons. Aurelio Marena (1950-1978), e, successivamente, di Mariano Magrassi e Francesco Cacucci, vescovi della diocesi Bari-Bitonto, prodigatisi perché una tale mole di preziose testimonianze storico-artistiche fosse adeguatamente conservata e valorizzata.

Fino al 2015 sede di questa collezione sono stati alcuni locali del palazzo vescovile accanto alla cattedrale. Poi il fortunato trasferimento e la nuova sitemazione. Per molti mesi il notevole e numeroso materiale, oggi nucleo del museo diocesano, è stato precluso alla vista del pubblico, che, solo raramente e in modo particolare nel corso della manifestazione “Cortili aperti”, evento attesissimo da bitontini e forestieri, ha potuto apprezzarne la straordinaria bellezza. Non stupisce, quindi, che il lieto suono della notizia dell’apertura del museo, sia pure ancora in maniera ridotta, abbia attirato e allettato, qualche giorno fa, un pubblico superiore alle già rosee aspettative.

Si cammina tra sculture, arredi pregiati, straordinari dipinti, paramenti sacri, viaggiando progressivamente dal XII al XIX secolo, sino a una delle stanze più belle e ricche, contenente le tele di Carlo Rosa, dove simbolico è l’uso del rosso, emblema di passione e sofferenza. Ecco poi l’incredibile “Sala del trono”, con la sua parete stupendamente fregiata. Straordinari i richiami all’arte di Michelangelo e ai suoi corpi scolpiti, a Caravaggio e alle sue ombre, a Leonardo e alla sua studiata simmetria e all’uso dei colori di Raffaello.

Qualità, queste, presenti come ascendenze in quasi tutti i dipinti. Ma è un’arte che vive di una sua intensa e autonoma dignità. Si pensi alla bottega bitontina del XVII secolo, area artistica che trova in Carlo Rosa il suo più apprezzato e stimato interprete ma che non si esaurisce certo nella sua sola figura.

I grandi esempi dell’arte italiana e mondiale sono il sintomo di quanto il mondo cattolico si richiamasse all’epoca rinascimentale – per non parlare della pittura sacra prettamente medievale – specialmente in un periodo come quello della riforma cattolica, in cui la città bitontina prosperava grazie a questa sua specifica ricchezza artistica. Una ricchezza presente non solo negli affreschi o nei dipinti, ma anche nelle tecniche architettoniche, così innovative e sperimentali, perché ispirate già dall’influenza bizantina e normanna, presente anche a livello scultoreo.

Altrettanto stupefacente è la stanza dei paramenti liturgici, ordinati secondo il periodo d’uso e la ricchezza del ricamo. Ognuna delle stanze ha il suo capolavoro, che non mette in ombra gli altri, ma anzi dà loro lustro e da questi ne riceve. Un grande tesoro che la città deve costudire gelosamente, nella consapevolezza della sua unicità, fatta di opere e manufatti di altissimo pregio e raffinata fattura.

Un patrimonio che merita di essere visto e riscoperto, che rappresenta l’ennesimo fiore all’occhiello di una città così ricca di testimonianze artistiche e architettoniche, di cui ogni cittadino “consapevole” vanta con sacrosanto orgoglio “la proprietà”.

Nelle foto, alcuni particolari del nuovo museo diocesano di Bitonto