Infinito Leopardi nell’incanto dell’arte

Tra le mostre per il bicentenario dei versi più celebri del poeta di Recanati, quelle a cura di Emanuela Angiuli e Marcello Smarrelli, con opere da De Nittis a Pistoletto

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Anno di celebrazioni in onore di Giacomo Leopardi e della famosa poesia L’Infinito, il 2019. Tra le più note composizioni del maestro di Recanati, per molti la più bella, di sicuro l’Infinito continua a suggestionare non solo gli analizzatori critici e “tecnici” della poetica leopardiana, ma anche pensatori, filosofi, artisti. La patria del grande poeta, la marchigiana Recanati, non poteva certo mancare di celebrare l’importante anniversario.

È nato così Infinito Leopardi, un progetto promosso da un comitato nato apposta per il bicentenario ed istituito dal Ministero per i beni e le attività culturali, con la partecipazione di Regione Marche, Comune di Recanati, Centro nazionale studi leopardiani, Casa Leopardi, Centro mondiale della poesia e della cultura, Università degli studi di Macerata e Sistema Museo. L’estate ha allora dato il via ad alcune interessanti manifestazioni a tema, in coincidenza anche con il giorno del compleanno del poeta, il 29 giugno.

È stato infatti inaugurato quel giorno il secondo ciclo di mostre e rassegne culturali dedicate all’Infinito. Una “stagione” di appuntamenti e riflessioni che si concluderà il 3 novembre. Due le mostre del momento: “La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo”, a cura di Emanuela Angiuli e “Interminati spazi e sovrumani silenzi. Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto”, con la direzione di Marcello Smarrelli.

Lungo l’Ofanto di Giuseppe De Nittis

Entrambe con sede a Villa Coloredo Mels, sono due occasioni importanti per concepire quanto il concetto di “infinito”, prima e dopo Leopardi, abbia attecchito in senso artistico. Varie le epoche, varie anche le scuole e gli stili al centro delle rassegne, come si vede già da alcuni nomi. Si è già legato, nel corso di altri eventi, il nome di Leopardi alla fotografia, con Mario Giacomelli.

Ecco ora l’arte. Le esposizioni hanno puntato su nomi davvero importanti, potendo contare anche sul prestito da diverse zone d’Italia e del mondo. C’è anche il pugliese di Barletta Giuseppe De Nittis, con più lavori giunti direttamente dalla città della Disfida (collezione della pinacoteca di Palazzo della Marra). Presenti anche Emile René Ménard, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Amedeo Bocchi, Ettore Tito. Anselmo e Pistoletto sono gli unici viventi tra gli artisti presenti alle mostre, noti esponenti della corrente italiana dell’Arte Povera. Una corrente che ha perso proprio in questi giorni Marisa Merz, grande artista italiana del ‘900.

Mare in burrasca di Giuseppe De Nittis

Ma com’è stato declinato il tema-Infinito in arte? Tralasciando probabili (e certamente esistenti) approcci più antichi, l’indagine opzionata a Recanati comincia già dal romanticismo, ambito che privilegia la pittura paesaggistica, intesa come elemento arricchente la propria spiritualità alla ricerca di evasione dalla quotidianità, a quei tempi già urbana. “Al di là della siepe”, allora, uno spazio per la riflessione, con maggior possibilità offerta all’intimismo, allo studio, all’approfondimento, anche delle stesse potenzialità artistiche.

“Metro cubo d’infinito in stanza specchiante” di Pistoletto, installazione, realizzata specificamente per gli spazi di Villa Colloredo Mels

Nella mostra a cura di Emanuela Angiuli il percorso illustra opere esplicitamente dedicate al tema esterno, si direbbe “en plein air” (campagne, rocce, mare, giardini, paesaggi), con grande attenzione anche all’argomento e alla fascinazione del sublime in natura.  “L’infinito è diventato tempo dell’istante. La natura si fa paesaggio, nasce ormai dal carpe diem di un mondo secolarizzato: il divino è in ogni attimo dell’esistenza, nella mutevole bellezza del giorno e delle stagioni”, si legge nella nota diffusa dagli organizzatori. L’arte, dunque, come “mosaico del mondo e palcoscenico di comunità all’aperto”.

La fleuve di Emile René Ménard

La mostra “Interminati spazi e sovrumani silenzi. Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto” sonda i riflessi che la questione dell’Infinito ha lanciato e promosso nell’arte contemporanea, attraverso le sue numerose sperimentazioni. I fenomeni fisici, l’energia, ancora la natura, la chimica, la materia. Come dialoga l’Infinito con l’apparentemente piccolo o, addirittura, microscopico? Per l’importante occasione Anselmo e Pistoletto hanno presentato alcune delle opere realizzate nel decennio a cavallo fra gli anni ’60 e ’70, contesto per loro fondamentale ed assai stimolante a livello creativo.

Infinito Leopardi
Il capitale di Rosa di Giovanni Zoccatelli

La mostra prende avvio da “Metro cubo d’infinito in stanza specchiante”, di Pistoletto, nuova lettura di un’opera storica dell’autore, “Metro cubo d’infinito” (1966). Ne nasce un effetto di “rispecchiamento infinito”. Rilettura effettuata appositamente per l’evento, dunque per Leopardi, in onore del poeta. “Un corpo finito che contiene l’infinito”, ha detto Pistoletto stesso. Anche Anselmo, da sempre, si esercita sulla poetica legata all’Infinito. “Particolare di Infinito”, serie realizzata tra il 1969 e il 1975, presenta disegni a grafite che riproducono frammenti della parola “infinito”, quasi che il concetto acquisti e assuma visibilità materica.

Convegno di Ettore Tito

Ecco poi ancora “Infinito” (1971), diapositiva con proiezione e messa a fuoco proprio sulla parola decisiva, resa così illeggibile. Nella cappella del palazzo è invece presente una delle opere più celebri dell’artista, “Particolare” (1972): la proiezione qui coinvolge il titolo stesso, la parola “particolare”, leggibile sul corpo dello spettatore investito dall’effetto della luce.

Un osservatore cui è donato e conferito un ruolo non certo solo passivo, scatenando in lui una sorta di dubbio o interrogazione sulle possibilità della sua stessa conoscenza. In questo senso, secondo Anselmo, lo spettatore è parte di un tutto universale: dunque, se si vuole, “infinito”.

Nel prato di Gaetano Previati

Nella foto in alto, Sull’Ofanto di Giuseppe De Nittis