Il vino e l’opera buffa “si sposano” nei trulli della Valle d’Itria

Con “L’ammalato immaginario” di Leonardo Vinci, s'inaugurano domani, alla Masseria del Duca di Crispiano, gli spettacoli itineranti del festival martinese

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“Nunc est bibendum”, affermava Orazio nelle sue “Odi”. Un’esortazione al bere pienamente accolta dalla quarantacinquesima edizione del Festival della Valle d’Itria, grazie a un’iniziativa che conferma l’antichissimo connubio fra vino e poesia, teatro, musica nonché opera lirica.

A partire da domani infatti, domenica 21 luglio, i trulli che costellano le province di Brindisi e Taranto saranno lo scenario de L’Opera in Masseria accogliendo, all’interno di suggestive location rurali, la messinscena di due intermezzi buffi. Sviluppatosi a Napoli nel Settecento, il genere dell’opera comica oggi si nutre di nuova linfa grazie ad iniziative come quella che sta per regalare alla Puglia un’estate all’insegna del buon vino e della grande musica fino al primo agosto. Un progetto, inserito nella programmazione del noto festival della valle dei trulli, che, quest’anno, diviene per la prima volta itinerante coinvolgendo ben cinque diverse masserie del territorio.

Il viaggio pugliese dell’opera buffa partirà domani da Crispiano, presso la Masseria del Duca, per proseguire negli spazi della Masseria Belvedere di Mottola il 23. Sarà poi il turno di Martina Franca dove la rassegna farà tappa il 25 luglio presso la Masseria Palesi. Gli ultimi due appuntamenti all’insegna di musica e buon vino sono previsti il 27 luglio e il 1 agosto, rispettivamente nelle masserie Casina Vitale di Ceglie Messapica e San Michele a Martina Franca.

Il logo de L’opera in masseria

Il format è stato ideato in collaborazione con il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria per far degustare al pubblico, in un’esperienza multisensoriale, il vino più importante della Puglia. Così, il buon vino sposa l’opera in masseria offrendo agli spettatori la possibilità di ‘sorseggiare’ gli intermezzi settecenteschi, assaporandone ogni scena avvolti in un’atmosfera conviviale. Le masserie di Puglia divengono, dunque, moderni simposi in cui “L’ammalato immaginario” di Leonardo Vinci e “La vedova ingegnosa” di Giuseppe Sellitti rivivranno fra i calici tintinnanti.

La masseria del duca di Crispiano, suggestivo palcoscnico di alcuni spettacoli in cartellone al festival

Questi i titoli dei due intermezzi che porteranno la tradizione napoletana settecentesca fra i trulli pugliesi con la regia firmata da Davide Gasparro e la direzione a cura di Sabino Manzo. Ad esibirsi sarà l’ensemble la Cappella Musicale Santa Teresa dei Maschi con interpreti vocali di rilievo quali Lavinia Bini e Bruno Taddia. Daranno voce a personaggi come Don Chilone, tipico ipocondriaco alla Molière, costretto con l’inganno a sposare Erighetta, scaltra vedovella che mira ad accasarsi per riacquistare un ruolo sociale. Sono i protagonisti dell’intermezzo che Vinci compose per essere eseguito tra gli atti di ”Ermelinda” di Francesco Silvani.

Nelle storiche masserie della Valle d’Itria riecheggeranno anche i comici dialoghi fra Drusilla e Strabone: la prima è determinata a risposarsi con quest’ultimo vincendo le sue resistenze; il secondo, medico improvvisato e uomo pavido, è dotato di uno spiccato senso dell’umorismo e di tanti denari. Un divertimento assicurato dalle trovate teatrali, le vicende paradossali, dalle esasperazioni linguistiche nonché dalla varietà di forme e stili musicali.

il manifesto del Festival della Valle d’Itria

Sono questi gli ingredienti de “La vedova ingegnosa”, composizione di Sellitti su libretto di Tommaso Mariani, che vide la luce in occasione della messa in scena del dramma per musica “Demofoonte”. Commissionato nel 1735 per il compleanno di Carlo III di Borbone e rappresentato al Teatro San Bartolomeo di Napoli, fu abilmente l’ultimo intermezzo ad andar in scena all’interno del teatro partenopeo.

Saranno, dunque, due preziosi esempi di questo genere teatrale settecentesco ad arricchire la programmazione del festival della Valle d’Itria per celebrare l’incontro tra due intense esperienze sensoriali: la visione dell’opera e la degustazione del vino di qualità. Un connubio, d’altro canto, caro ai nomi di Mozart e Rossini, noti per aver dato un grande contributo al genere dell’opera buffa napoletana.

Non mancano, infatti, nel “Don Giovanni” e “Barbiere di Siviglia” allusioni al vino e al bere in compagnia. E poi non era forse Dioniso per gli antichi Greci il dio del vino ma anche del teatro? Che quella del bere, poi, fosse un’arte era chiaro anche a Dalì per il quale “i veri intenditori non bevono vino, ma degustano segreti”.