Mesdames et messieurs, ecco a voi il circo della vita!

Una coinvolgente metafora lo spettacolo della Compagnia Urbana di Marco Grossi, interpretato da giovanissimi ma promettenti attori al Traetta di Bitonto

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Quando eravamo bambini, tremavamo un po’ tutti di entusiasmo quando il circo arrivava in città; e quella gioia, dapprima manifestata da occhi sgomenti e bocche spalancate, esplodeva in salti e capriole davanti ai nostri genitori, che a stento celavano il medesimo entusiasmo dietro un piccolo sorriso.

Chissà se qualche giovane spettatore ha provato le medesime emozioni, sapendo del nuovo spettacolo teatrale, Il circo della vita, diretto e scritto da Marco Grossi.  Il Traetta di Bitonto è stato, ancora una volta, luogo designato di una vivacissima pièce, affidata ad attori di ogni età, soprattutto giovanissimi, che hanno impiegato i loro talenti in una performance quanto mai esplosiva.

Con la scenografia di Irene Fiore, che ha riprodotto il tendone di un circo, adoperando dei teli bianchi, sembrava di essere proprio all’interno di quel magico luogo e di spiare quello che normalmente non si vede. Lo spettacolo si è anche avvalso di brani molto famosi, come Il mio canto libero di Battisti o Tanti auguri della Carrà, adattati alle storie dei singoli personaggi o a momenti particolarmente intensi.

Marco Grossi il circo della vita (2)

Dopo l’ingresso in scena di Andrea Millo, nei panni di Jolly, il timone passa a Lorena Marrone, nel ruolo di Mama, la forte e accogliente tutrice di tutti i talenti del circo, sempre pronta a sacrificare se stessa per il bene di quella che considera una vera a propria famiglia. Ed eccola annunciare: “Mesdames e messieurs, benvenuti nel nostro circo, il più grande circo della vita. In un vorticar di emozioni vedrete uno spettacolo senza precedenti e, detto fra noi, emozionante!”. Così, presenta tutti i membri di questa ricca équipe, che si esibiscono con una piccola performance, volta a mostrare il proprio talento.

Inizia Mary, l’acrobata, interpretata da Asia Minenna, cui segue Giorgia Botta, nei panni di Lucy, un’esperta lanciatrice di coltelli; tocca, quindi, al fortissimo The Rock, alias Matteo Capocchiano, e a Patty, interpretata da Chiara Leo Imperiale, l’esperta pattinatrice, sui pattini per l’intera durata dello spettacolo. Fa poi il suo ingresso in scena la trapezista Lallaby, Simona Pasculli, seguita da Federico Leo Imperiale, nei panni di Sgram, il divoratore di pietre e piombo. E, ancora, Spit fire, l’incredibile mangiafuoco, interpretato da Sabrina Grossi. Il maghetto Misterio, Marco Sifanno, delizia il pubblico con i giochi del suo cilindro. Le ultime due interpretazioni sono del clown Ginger, Nicola Fano, e della domatrice di leoni Lion Heart, Teresa Caiati. Ad ergersi, misterioso, dalla mischia è il barone, interpretato da Marco Grossi, il personaggio cattivo di questa favola moderna.

A causa della morte della moglie in circostanze misteriose, certamente favorite dall’abile mano del marito, il barone dispone di una ricca eredità che gli ha permesso di comprare il circo. Sfruttando il suo denaro, crede di avere tutti in pugno, soprattutto la bella domatrice che, però, non mostra alcuna simpatia nei suoi confronti. Ma, naturalmente, il barone non è un tipo arrendevole.

All’improvviso, una ragazza, Simona Scoppio, irrompe nella storia: vuole entrare nel circo, visto come un mondo meraviglioso, in cui l’amore trionfa in tutte le sue forme e declinazioni.

A poco a poco, tuttavia, capirà quali sono davvero i rapporti tra i protagonisti di quella grande famiglia, e, grazie al suo grande cuore di principessa, riuscirà a liberare i suoi amici dalla morsa opprimente del barone che, a furia di ricatti, sta quasi per sposare la sua domatrice, e per vendere un caro componente del gruppo.

Marco Grossi Il circo della vita

La vendita di bambini è un altro tema, sfumato, quasi nascosto nelle pieghe dello spettacolo. È una storia di fantasia, ma fa ben comprendere che nelle difficoltà perfino una Mama, che funge da figura materna per tutto il circo, può commettere questa atrocità, pur di salvare il suo circo e la sua famiglia. Può decidere, insomma, di sacrificarne uno per mettere in salvo tutti gli altri.

Fortunatamente, ciò non avviene grazie al provvidenziale arrivo della principessa, che non svela subito la sua identità. Ma se non vi fosse stata lei, chi sarebbe stato il cattivo? E’ malvagio chi appare tale, con una risata stridente e rauca, con il vestito nero e l’andamento claudicante, o chi, sia pure con rammarico, potrebbe macchiarsi delle stesse colpe di chi è dichiaratamente cattivo?

Sono domande legittime e non stupisce che molti se le siano poste dopo la visione di uno spettacolo complesso, interpretato quasi del tutto da bambini strepitosi. A collaborare con Marco Grossi nella regia è stato Emanuele Porzia, mentre l’organizzazione è stata affidata ad un’ineccepibile Anna Pasculli.

Insomma, ancora una volta, l’Associazione Compagnia Urbana fa centro, regalandoci uno spettacolo che dietro le luci scintillanti del circo, strepitosa metafora della vita stessa, cela un mondo decisamente più complesso e difficile, su cui vale davvero la pena riflettere.