Le differenze sono la vera risorsa del genere umano

Nel mese del Pride, i Giovani democratici di Bitonto riflettono, insieme ai soci dell’Arcigay di Bari, su bullismo omotransfobico e violenza di genere

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Il legame tra persone dello stesso sesso è sempre esistito in tutte le culture, con la discriminate che in alcune è stato interpretato come evento di natura, in altre come evento contro natura. Oggi, in un Occidente progredito e fattosi mondo, l’omosessualità è complessivamente considerata secondo natura, al pari di ogni forma di relazione tra individui, sebbene il comportamento omosessuale venga etichettato come “cattivo” ed “effeminato”, a nocumento del modo con cui i gay si autopercepiscono e della naturalità con cui esprimono la propria sessualità.

Secondo un sondaggio di Panorama (settembre 2018), in quasi un terzo del mondo essere omosessuali è un reato: sono previsti carcere, lapidazione e multe per chi si macchia di questa terribile colpa. Se si eccettua l’India, dove l’omosessualità è stata recentemente depenalizzata, in Africa si rischiano pene che vanno dall’ergastolo ai lavori forzati, mentre in Arabia Saudita, prima della condanna a morte, sono previsti il carcere, l’amputazione delle parti anatomiche, la lapidazione e l’internamento in cliniche psichiatriche.

Giuseppe Bastiano
Giuseppe Bastiano incontra i Giovani democratici di Bitonto

Fu a partire da fine Ottocento che la psicoanalisi, pur riconoscendo che l’ambiguità, l’attività e la passività sono prerogative di ogni soggetto, non esitò, dopo averne coniato il nome, a collocare l’omosessualità nel mancato sviluppo psichico e a rubricarla tra le perversioni. Quando poi, nel primo Novecento, la storia prese a trescare con i deliri della razza pura, gli omosessuali fecero la fine degli ebrei, degli zingari, degli handicappati e dei menomati psichici. Adesso siamo in attesa del verdetto della genetica, fiduciosi che la chiesa e le legislazioni omofobe non strumentalizzino, mosse da intenti ideologici o di fede, le sue acquisizioni.

In che modo provare a decostruire i pregiudizi che visualizzano l’omosessuale come un “diverso per natura”? Le persone che hanno un’attrazione erotica predominante verso individui dello stesso sesso, potranno costruirsi un’identità positiva in contesti che non siano carichi di condanne e incomprensioni? Non dovrebbe essere uno stato democratico a tutelare il diritto, per ciascun cittadino, di esprimere liberamente la propria identità sessuale?

Sono questi alcuni spunti di riflessione emersi dal dibattito, promosso dal circolo dei Giovani Democratici di Bitonto, sulla prevenzione del bullismo omotransfobico e la violenza di genere. Presso la Pescara, sede storica del Pd cittadino, sono intervenuti Giuseppe Bastiano, segretario Arcigay di Bari, insieme ad alcuni soci, principale associazione LGBTQI a livello nazionale, con all’attivo migliaia di volontari che si spendono nella promozione e tutela della parità dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali, attraverso attività di lobbying, advocacy, campagne di sensibilizzazione e informazione. L’intento di questa lotta è ottenere, da parte dello Stato, protezione legale contro la violenza e la discriminazione nei confronti delle persone LGBTQI.

Passando in rassegna alcuni tra i più consolidati luoghi comuni, frutto di idee pigre che rassicurano perché non danno problemi e facilitano ogni nostro giudizio, sono stati decostruiti diversi stereotipi sulle persone che manifestano tendenze sessuali ritenute “devianti” rispetto alla norma: dai ragazzi depilati, ritenuti gay perché si spinzettano le sopracciglia, alle donne “lesbiche” i cui capelli rasati proverebbero la manifestazione di un atteggiamento rude, fino al falso mito secondo cui tutte le persone trans sarebbero, senza eccezioni, prostitute, passando per il pregiudizio che vuole nei bisessuali degli individui instabili che accettano la promiscuità perché incapaci di desiderare un uomo ovvero una donna.

Senza ombra di dubbio il deficit della scuola in tema di omosessualità rende problematico il dialogo con le nuove generazioni. Se il cyberbullismo si concretizza in atti violenti che, in rete, alcuni gruppi di vigliacchi esercitano a danno dei propri coetanei, più deboli e indifesi, compito dell’agenzia educativa scolastica è formare le menti dei ragazzi al rispetto delle differenze di genere e ad un uso consapevole dei social media. In generale, l’omosessualità si configura tanto come una questione sociale, perché siamo restii ad accettare orientamenti sessuali diversi da quelli tradizionali, quanto politica, nella misura in cui occorre investire risorse e mezzi in percorsi di educazione al rispetto di tutti gli orientamenti sessuali”, spiega Francesco Brandi, segretario del Pd cittadino.

Giuseppe Bastiano

Siamo nel mese del Pride e vogliamo dire basta ai tabù sul mondo LGBTQI, sul bullismo omotrasfobico e le differenze di genere, convinti che le differenze siano la grande risorsa del genere umano, a prescindere dalle preferenze e dai legittimi gusti sessuali di ciascuno. Sono fiducioso che il prossimo 29 giugno, alla manifestazione che partirà da Piazza Umberto a Bari, saremo in tanti a ribadire questo messaggio. Non dobbiamo aver paura di chi discrimina, ma di chi rimane in silenzio”, prosegue Carmelo Colonna dei Giovani Democratici di Bitonto.

Dagli stupri sulle donne, alla violenza negli stadi, dalle lotte religiose ai femminicidi, agli omicidi all’interno delle mura domestiche, dal cyberbullismo alle scene raccapriccianti di esecuzioni sommarie che quotidianamente i media mettono in scena, la violenza sembra essere un filo che percorre l’intero tessuto della nostra vita. Ma quando parliamo di violenza, nella fattispecie inerente al gender, a cosa stiamo facendo riferimento?

La violenza di genere si origina certamente dal contesto sociale che ci circonda, troppo spesso recettivo e insensibile alle molteplici forme in cui si esprime la diversità. Tra la famiglia e la scuola, quest’ultima è sicuramente la più idonea a diventare un ‘laboratorio’ dove possa nascere e far fiorire una cultura della fraternità, garantendo quel salto di qualità in cui tutti convivano come in un unico vicinato”, afferma Martina, studentessa liceale.

Cosa chiedono, in fondo, gli omosessuali, oltre al diritto di potersi esprimere al pari di tutti in un contesto sociale scevro da pregiudizi, se non anche opportunità di convivenza, di responsabilità familiare, di accettazione dell’altro, di comprensione delle loro singole storie e irripetibili relazioni affettive? Serve un linguaggio autonomo, autenticamente proprio, che porti gli omosessuali fuori da quegli scampoli terminologici, da quei luoghi comuni mediatici, da quelle rappresentazioni stereotipate che li confinano nei recinti di espressioni, da tutti condivise e utilizzate, che suonano: gay pride, coming out, outing.

La libertà che gli omosessuali rivendicano non è tanto quella dell’accettazione delle loro pratiche sessuali, quanto piuttosto non essere oggetto di quella violenza, a mio parere la più micidiale, fatta all’intimità della loro persona, che rende difficile il percorso che porta al riconoscimento di ciò che si è. L’orientamento sessuale non deve innalzare alcuna barriera tra gli esseri umani: l’intelligenza e la cultura possono rappresentare una valida cartina di tornasole in direzione di una valorizzazione delle differenze tra ciascuno di noi. Dobbiamo prendere atto che nel nostro paese sono compresenti la violenza sulle donne, testimoniata dai tanti femminicidi che vediamo in televisione, e quella subita da tanti omosessuali, transgender e lesbiche che spesso, purtroppo, incassano in silenzio senza che venga preso alcun provvedimento punitivo sul piano legislativo o che venga sporta denuncia agli aggressori”, precisa Giuseppe Bastiano, segretario Arcigay di Bari.

“Presso la nostra sede, in Bari vecchia, ci riuniamo il mercoledì in assemblee tematiche aperte ai tesserati e non. Recentemente abbiamo anche aperto uno sportello per i migranti, costretti a fuggire dal proprio paese di origine perché gay o lesbiche, i quali ci raccontano la propria esperienza. Tra i diritti per la comunità LGBTQI rientra, in particolare, il matrimonio egualitario, approdo di una decennale lotta in vista del raggiungimento di una società e di una cultura non omo-bi-transfobica né sessista; la Cirinnà è stata una formula di compromesso a metà, nella misura il ddl parla di ‘unioni’ civili e non, in senso stretto, di ‘matrimoni’, tuttavia restano prioritarie, nel rapporto tra due persone, la dimensione affettiva, in tutte le forme in cui sappiamo esprimerla, e l’amore”, precisa.

Sono consapevole dell’esistenza di questa realtà e vorrei che più frequentemente, anche nei circoli politici, si dibattesse sulle problematiche connesse alle comunità LGBTQI, perché ignorare il problema non va a vantaggio di nessuno, bisogna altresì guardarlo bene in faccia con responsabilità. L’amministrazione comunale e la scuola dovrebbero agire in sinergia, informando attraverso campagne di sensibilizzazione non solo sull’omosessualità ma anche sulla prevenzione del bullismo, educando i cittadini al rispetto della piena legittimità di tutti gli orientamenti sessuali. Agli operatori socio-culturali spetta, inoltre, il compito di sollecitare gli adolescenti ad un uso corretto e ‘civile’ del web, piattaforma sulla quale i nostri ragazzi navigano quotidianamente”, chiarisce Antonella Vaccaro, consigliera comunale del Pd.

Che dire, giunti al cinquantesimo anniversario dei moti di Stonewall e della rivolta nel bar di New York, iniziata quella notte del 27 giugno 1969, considerata, convenzionalmente, la data di nascita del movimento LGBTQI? Anzitutto, che nessuno di noi può ignorare l’eredità di quella cesura radicale rispetto agli anni precedenti, con buona pace di chi, dalle colonne del quotidiano Libero sostiene che “il vero diritto a cui dovrebbe ambire la comunità gay è quello alla normalità e alla sobrietà”: semplicemente un omaggio all’unica cosa che non possiamo cambiare, il passato.

La storia è piena di giudizi e pregiudizi e a governarla non è tanto la natura dell’uomo quanto la sua cultura, che non rifiuta il riferimento alla natura quando questo dovesse servire a fondare le sue norme etiche e giuridiche. Il vero problema, dunque, non è il sesso, ma la democrazia, da intendersi non come semplice accoglienza e rispetto del “diverso”, bensì come consapevolezza che la diversità è il tratto costitutivo di ciascuno di noi. È necessario un passo in più. E a compierlo devono essere, insieme, eterosessuali e omosessuali.

Nella foto in alto, il gay pride di Torino