Il canto tenero di Mengoni, “guerriero” Atlantico

Tra brani inediti e vecchi successi, il Palaflorio di Bari trabocca di entusiasmo per il nuovo tour del cantante, che sa coniugare l'amore con l'impegno sociale

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Il Mengoni Live 2019, il nuovo tour del vincitore di Sanremo 2013, realizzato per presentare dal vivo i pezzi del suo ultimo album, Atlantico, pubblicato a fine 2018, ha fatto tappa a Bari.

La serie di concerti è stata anticipata da trovate del tutto originali per la scena musicale italiana, che lasciavano presagire un’apertura internazionale, priva di limiti, in coerenza con l’intento manifestato tanto nel titolo dell’album quanto nel carattere scenico dei live. All’evento inaugurale, firmato Apple, nella suggestiva cornice della stazione di Milano, tra i binari 10 e 11, in una fredda notte di fine novembre, è seguito il tour europeo, con tappe a Berlino, Zurigo, Monaco, Parigi e Madrid, di cui il cantautore ha dato notizia attraverso i social.

Locandina del tour di Mengoni

Il Mengoni Live 2019 è partito ufficialmente il 27 aprile da Torino ed è sceso fino a Bari, passando per Milano e Roma. Il capoluogo pugliese ha subito mostrato grande entusiasmo: i fan hanno assediato i varchi d’ingresso del Palaflorio sin dalla mattinata, tuffandosi subito in un’atmosfera fuori dal tempo, che ha visto l’esecuzione, ripetitiva ma mai noiosa, della playlist di Mengoni. Un’attesa a cui il cielo ha offerto una bella mano, mostrandosi clemente nonostante le previsioni meteorologiche avessero reso ineluttabile portare con sé un ombrello per ripararsi da una pioggia continua. I cancelli si sono aperti alle 19,45 e, nonostante un certo disordine creato dalla calca, ciascuno si è posizionato là dove ha ritenuto opportuno per godersi al meglio la vista dell’artista di Ronciglione e ha atteso nell’elettricità generale l’inizio dello show.

D’un tratto, una voce forte è riecheggiata nel Palaflorio per annunciare un ritardo di mezz’ora all’inizio del concerto, previsto alle 21. Ma il disappunto della platea si è subito placato non appena una parte di pubblico ha scorto in tribuna un personaggio dal volto familiare: Ermal Meta, infatti, ha preso parte alla prima tappa barese del tour di Mengoni senza entrate clamorose. Nella sorpresa generale, in molti sono accorsi da lui per strappargli un sorriso, un autografo o un selfie. Il pubblico ha poi salutato calorosamente il cantautore con una ola tenera nella sua imperfezione.

L’esecuzione della ballad “Proteggiti Da Me” in abiti latini

Ore 21,30, si spengono le luci e su un enorme telo bianco è proiettata una luce candidissima utile a tracciare le sagome dei tre coristi, che caricano gli spettatori con vocalizzi energici per prepararli all’arrivo di Marco Mengoni sul palco, balzato su dalla piattaforma più vicina al parterre in vesti bianche e larghe. Il cantante è in una posa monumentale e lancia uno sguardo penetrante alla folla acclamante, molto simile a quello di un abile cavallerizzo consapevole di apprestarsi a divertire il suo purosangue con salti e galoppi vari. Parte subito con i pezzi più ricchi di energia e vitalità tratti dal repertorio più recente, Muhammad Alì e Voglio, per poi far virare la mente e il cuore verso mete più lontane: esegue, infatti, alcune sue canzoni d’esordio, come Dove si vola e In un giorno qualunque con il sicuro intento di stringere la carica esplosiva del pubblico in un corso più stretto arginato dalla ragione e dalla nostalgia, i principali caratteri della sua musica.

Una corsa perenne su due sentieri che puntualmente si biforcano, il che rende l’idea del dualismo mutevole e profondo della sua personalità. Chiunque avrà avuto modo di vedere espresse almeno una volta le sue tendenze eversive, e avrà certamente notato come queste siano sempre state solite rientrare, in maniera ordinata, in uno stile impeccabile e raffinato dal punto di vista del suo abbigliamento e in ballate dolci e malinconiche dal punto di vista musicale, onnipresenti anche nei lavori in cui Mengoni ha indagato la sua follia. Si vedano Re Matto e Solo 2.0.

Logo dell’album Atlantico

Quanti seguono da tempo la carriera dell’artista avranno di certo intuito che ad ogni pezzo pop e ballabile corrispondono almeno due ballad romantiche, la cui costante è la condizione di separatezza della persona amata, che rimane viva in ogni gesto compiuto dall’interprete in questione. Il concerto non è venuto meno a questo canone, ma ha portato con sé quello stesso valore aggiunto serbato in Atlantico: all’alternanza di una libertà frenetica (la stessa che Mengoni ha richiesto al pubblico per divertirsi durante il live) e di un raccoglimento totale si è aggiunta, infatti, la coscienza di sé tipica della maturità. Oltrepassata la soglia dei trent’anni, Marco ha compreso il suo funzionamento emotivo, le cui intermittenze hanno dato luogo a capolavori così distanti tra loro, come L’essenziale e Credimi ancora, e ora ha finalmente coltivato sé stesso attraverso le più svariate peregrinazioni per il mondo, dall’Asia al sud America.

Ha avuto modo di puntare una luce viva e profonda dentro di sé, ardente e penetrante come quella del sole, attraverso la scoperta e la conoscenza di mondi estranei a tutti noi italiani, europei e più in generale occidentali perché completamente diversi dai caratteri della civiltà industriale da cui siamo circondati dalla nascita; anzi, l’influenza del mondo latino si è rivelata fondamentale tanto per la realizzazione dell’ultimo album quanto per l’ottima riuscita dei suoi concerti, che si articolano e si caratterizzano in maniera eguale in ogni tappa lungo il Bel Paese.

Mengoni fa ballare il pubblico sulle note di “Io Ti Aspetto”

La scoperta principale a cui l’artista è giunto in questo momento della sua carriera, insomma, è la comprensione concreta della natura sociale e insieme intima dell’uomo, nonché delle paradigmatiche condizioni di diversità e di mutevolezza delle cose che sono da sempre state suo oggetto d’interesse. Ritorna, quindi, l’uso sapiente di una scenografia che ha puntato molto sulla spettacolarità visuale e coloristica di immagini, ora stilizzate ora realistiche nella loro genuinità; ritorna la costante attività del folto gruppo di musicisti che hanno egregiamente suonato chi il basso, chi le percussioni e chi la batteria, e dei tre coristi che hanno animato il palco con la loro presenza e la potenza tipica delle voci black.

Ritorna anche il triplo cambio d’abito del cantante, che è passato gradualmente da un total white a un total black attraverso una camicia in stile latino; e ritorna, infine, la comunione dell’aspetto più tipicamente ludico della musica con le emergenze sociali e ambientali a cui Atlantico risponde con grande intensità. In particolare, una degna espressione di questo vasto argomento di discussione risiede nei due monologhi presentati durante il live, utilizzati come momenti utili al cambio d’abito e al cambio di tema. Il primo, Sei tutto, consiste in un cartoon simile a una pubblicità da Carosello, che pone l’attenzione sulla fragilità con cui ciascuno di noi convive perché marchio di umanità, una condicio sine qua non che il cantante tenta di custodire dai giudizi affrettati e irrisori degli estranei perché, afferma Mengoni stesso in tono confortante e sicuro di sé, siamo il frutto di ogni esperienza passata, che ci ha permesso di comprendere di essere umani e quindi soggetti al dolore, ma non per questo deboli: anzi, forti e bellissimi; ed è in questo contesto di rinascita dovuta alla consapevolezza di sé che si inscrive il canto della lirica La ragione del mondo, un inno alla bellezza che ci circonda e di cui siamo spesso increduli.

Spettacolarità visuale nell’esecuzione di “Dialogo tra due pazzi”

Il secondo monologo, invece, intitolato Mondo Loon (Mondo pazzo), si basa su importanti problematiche sociali: la sua componente visuale è fatta di un incessante scorrimento di notizie che allarmano il pianeta e la vita degli uomini poiché sono alla base del surriscaldamento globale (contro cui il cantante si è battuto in numerose campagne) e dei disagi della nostra civiltà digitale: si legge, ad esempio, che la violenza sul web è più potente di quella fisica, oppure che Instagram risulta il social network che più stimola la depressione giovanile; e all’odio e all’indifferenza che navigano per mondo a vele spiegate, Mengoni risponde semplicemente con la gentilezza e la solidarietà di un guerriero, ricordandoci che ognuno di noi combatte una battaglia di cui non siamo a conoscenza, e per questo motivo è nostro dovere essere coesi e rispettosi dell’altro, disposti ad ascoltarlo.

Pur nel modo schivo e allo stesso tempo generoso con cui si è relazionato al pubblico, che potrebbe essere ricondotto a una tenera e umanissima introversione, Marco Mengoni ha lasciato ai 150mila spettatori del Palaflorio più che un godimento fine a sé stesso della sua voce perfetta: si è fatto modello di un comportamento sano, attenendosi, come sempre, a quell’antico monito oraziano (est modus in rebus) e a una rettitudine sentita tanto nei momenti scherzosi quanto in quelli più raccolti concessi al pubblico, si veda la richiesta esplicita di mettere da parte i cellulari per godersi serenamente, abbandonandosi alla bellezza dell’attimo irripetibile, l’esecuzione di 20 sigarette e Le cose che non ho.

Mengoni chiude il concerto intonando “Hola” al pianoforte

Ciò che Mengoni ha espanso nel Palaflorio di Bari è stato l’amore: migliaia di voci si sono sposate in un coro unanime con l’unico scopo di sentirsi vicine a un unico punto, quello del cantante, e ciascuno l’ha fatto secondo le modalità più diverse: chi ripensando ai momenti particolari del proprio passato in cui si sono ritrovati a cantare per la prima volta il pezzo che l’artista eseguiva in quell’istante, chi rievocando dalla memoria il quadro perduto della persona amata, chi pensando soltanto all’hic et nunc. Il grande merito di Marco Mengoni e della sua troupe è stato quello di aver orchestrato tutto ciò con l’atmosfera, il calore e le scelte musicali più adatte. Sì, non è restato nient’altro che amore, perché amore soltanto è stato donato.

Nell’immagine in alto, Marco Mengoni esegue La Casa Azul, brano ispirato all’esperienza artistica di Frida Kahlo