“I giardini comunicanti” di Nino de Leo

Scomposizione armonica e sintesi colta negli originali lavori dell'artista, in mostra, nei giorni scorsi, nella personale al Fortino di San’Antonio a Bari

154
0
CONDIVIDI

Scomposizione armonica e ricongiungimento erudito si avvertono osservando i lavori di Nino de Leo, esposti nei giorni scorsi al Fortino di San’Antonio e presentati dall’assessore alla cultura del comune di Bari, Silvio Maselli, e dall’esperto d’arte Dario Schirone.

“I giardini comunicanti” è il titolo emblematico di un lavoro alquanto raffinato, che sperimenta l’attraversamento gnoseologico e la compenetrazione formale. L’icona classica, recuperata nella sua primigenia purezza, si evolve in un modulato assestamento sintattico, spirituale, allusivo.

Rivisitazione della Madonna Lochis

La delocalizzazione iconica non perde il suo charm simbolico ed emotivo, anzi, proprio nella ricerca certosina del segno, del modus, dell’archetipo, estratto dal fondo e divenuto esso stesso fulcro, ne moltiplica il fascino intrinseco.

Amnios

Il valore transitorio dell’immagine, scorporata e riadattata, rende quasi sublime il senso stesso del suo passaggio e della sua essenza. In una operazione affatto frazionante, piuttosto pervasiva e organica, il corpo, o parte di esso, il rito, il gesto, persino la fiaba e le sue implicazioni filosofico-identitarie sono dall’autore sviscerate e reinterpretate, al fine di produrre empatia e spiazzamento.

Variazioni Pinocchiesche

Un blu fondo e impenetrabile lambisce l’apparenza e inonda di passione; inabissarsi non è mai stato così gioioso. Ed è in quell’ineffabile blu Klein che si dilata ogni contatto, ogni resistenza è un abbandono. Anche lo spazio partecipa, come entità fisica ed evolutiva dell’installazione, con piani sbalzati, vuoti e pieni, sospensioni e riallineamenti, creando congiunzioni cromatiche, plasticamente proporzionate.