“Il Cus? Vorrei che fosse la palestra di ‘tutti’ gli universitari”

Antonio Prezioso, neopresidente del centro sportivo barese, rilancia il ruolo dell'attività fisica nella formazione degli studenti dell'ateneo

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La prima cosa da fare è rimettere a posto i conti per consentire un rilancio e aprire il Cus alla città e, soprattutto, agli studenti. A fronte di una popolazione studentesca di 60mila unità, tra politecnico e università, quelli che frequentano il nostro centro sono meno di 2mila”. Con questa dichiarazione d’intenti, segno di particolare attenzione alle casse dell’associazione, dalla cui solidità dipende, prima di tutto, la possibilità di valorizzare la struttura, prende il via l’intervista ad Antonio Prezioso, il nuovo presidente del Centro universitario sportivo di Bari, il più grande d’Italia.

49enne barese, laureato in Giurisprudenza, coordinatore amministrativo del dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia e Comunicazione dell’università di Bari, socio Cusi (l’associazione che riunisce i Centri sportivi universitari della Penisola) dal 1984, Prezioso, che insieme alla sua squadra di consiglieri ricoprirà il prestigioso incarico sino al 2023, ha battuto il presidente uscente, Giuseppe Seccia, per 96 a 90, con cinque schede bianche.

La squadra del neopresidente

“Queste votazioni hanno evidenziato una spaccatura all’interno dell’associazione. L’esito di 96 a 90 sta a dimostrare una divisione al 50% dei soci ed è per questo che, passato il tempo delle elezioni, ora bisogna remare tutti nella stessa direzione. Daltronde, i programmi dei due schieramenti erano molto simili: entrambi avevano al centro il rilancio della struttura”, osserva Prezioso.

Per ritrovare l’unità del Cus, il neopresidente dovrà convincere coloro che non l’hanno votato: “Voglio rassicurare tutti i soci che garantiremo ogni attività agonistica. Qualcuno era preoccupato da un possibile ridimensionamento, causato dalla difficile situazione economica, ma non sarà così. Soprattutto garantiremo l’indipendenza del Cus nei confronti dell’università, mantenendo sempre la nostra identità. È vero che facciamo parte della grande famiglia universitaria (UniBa è proprietaria degli impianti, ndr), ma il Cus ha una sua precisa fisionomia che verrà rispettata”.

Il neopresidente ha le idee chiare sulle priorità: “Un po’ la mancanza di pubblicità e un po’ la logistica non ottimale per raggiungerci, non hanno consentito al Cus l’exploit che merita”. Sono poche, infatti, le linee urbane che collegano direttamente la struttura al centro città e ancora meno quelle che la collegano alle periferie. “Questo è un problema -spiega Prezioso- di cui si deve fare carico l’amministrazione comunale. Una parte della città è tagliata fuori: io, ad esempio, abito a Santo Spirito e da lì non c’è un mezzo diretto per il Cus. Devo prendere due autobus, impiegando almeno due ore e mezza”.

Il logo del Cus Bari

Attuato il piano di rientro, per risolvere la situazione di sofferenza economica, il nuovo consiglio direttivo potrà pensare al rilancio. “Innanzitutto dobbiamo pensare agli studenti -spiega Prezioso- e, mettendoci in contatto con le diverse associazioni che li raggruppano, cercheremo di organizzare più eventi possibili per portarli qui e far conoscere loro questa realtà. Grazie anche a navette che possano giungere sin qui dai vari angoli della città. Il Cus deve diventare un punto di ritrovo, non solo a livello sportivo; un luogo per stare insieme, per stare all’aperto ma anche per studiare e socializzare”.

E per gli atleti? “Saremo impegnati a rilanciare l’attività agonistica. Le risorse sono poche e, quindi, faremo in modo di ottenere nuovi fondi. Poi c’è il discorso della manutenzione degli impianti e del loro ammodernamento; magari, di un restyling complessivo del centro dal punto di vista impiantistico”, la risposta del neopresidente.

“Del vecchio Cus non mi piaceva la mancanza di programmazione. Il consiglio direttivo può anche assumere decisioni che non siano le migliori; ma è importante che si effettuino le scelte. Poi i soci, dopo quattro anni, decidono se essere d’accordo o meno con quanto fatto. Sino ad oggi al Cus è mancato il momento decisionale: per non scontentare nessuno si è preferito non far nulla. Con la nostra squadra sarà diverso. Se percorreremo strade che non piaceranno, i soci, al termine del nostro mandato, potranno eleggere un nuovo direttivo”, spiega Prezioso.

Ma come si fa a rendere il Cus veramente aperto agli studenti? “Dobbiamo conoscere quali sono le loro esigenze. Ecco perché diventa importante comunicare con le associazioni studentesche. Cosa vuole lo studente per venire da noi? Cosa gli manca? Come vede il Cus? Io posso proporre tutte le attività di questo mondo, ma se quello che offro non è appetibile, diventa tutto inutile e fine a sé stesso. Proprio come ci insegnano le famose indagini di mercato. Certo, non potrò mai portare 60mila studenti al Cus, ma già 5mila sarebbe una grande vittoria”, chiarisce il nostro interlocutore.

Quale sport avrebbe bisogno di maggiore attenzione al Cus? “L’attenzione c’è per tutti e in parti uguali. Diciamo che ultimamente gli sport di mare sono in sofferenza per la problematica, che speriamo di risolvere, del bacino nautico. Più che altro serve attenzione per capire dove potersi allenare. Qui –chiarisce Prezioso- non ci sono e non ci saranno mai sport di serie A e serie B”.

Antonio Prezioso impegnato in attività sportive

Antonio, come si è detto, è dipendente dell’università dal 2000 ma il Cus è davvero casa sua: “Sono qui da 35 anni, prima ancora che entrassi in università, come studente e come dipendente”.

Prezioso è stato allenatore e responsabile della commissione nazionale atleti canottaggio, il “suo” sport. È abituato a “comandare” ma senza essere dittatore o autoritario: “Non si deve entrare in un ambiente a ‘gamba tesa’; non ci si può imporre con un ‘io sono’. Bisogna imparare a conoscere i propri collaboratori, a valorizzare le loro qualità senza mai prevaricare nessuno. Chi ha una posizione gerarchicamente superiore non sta lì a sindacare e giudicare quello che fai, ma ad aiutarti. A me non piace scaricare le responsabilità sugli altri perché queste sono sempre a carico di chi comanda. E’ quanto mi ha permesso, ad esempio in università, di creare un rapporto molto cordiale: i miei colleghi sono contenti di venire al lavoro”.

Il curriculum sportivo del neo presidente è di tutto rispetto: tesserato e socio benemerito della Federazione italiana canottaggio dal 1985, ne è stato consigliere federale dal 2005 al 2008. Dal 2013 al 2016 è stato responsabile della commissione nazionale atleti canottaggio. Oggi è allenatore di canottaggio di secondo livello e nel suo palmares conta 26 titoli di campione italiano universitario e 7 come campione italiano di categoria.

Ma dove ha trovato il tempo per studiare? “Ci ho messo un po’ per finire gli studi. Però alla fine ce l’ho fatta. È possibile –afferma- conciliare studio e sport; chiaro che è difficilissimo farlo in tempo e in regola. Ovviamente ho rinunciato ad altre cose, come vacanze e uscite serali: nella vita non si può avere tutto”.

Antonio Prezioso sul gradino più alto del podio a una gara di canottaggio

E ancora: universiadi di Buffalo nel 1993, mondiali universitari nel 1994 e due volte medaglia di bronzo per il valore atletico: “Ho un bellissimo ricordo delle universiadi perché c’erano colleghi studenti da tutto il mondo: anche se si tratta di un’olimpiade in piccolo, è una bella esperienza da vivere perché vedi bandiere e colori di tutto il pianeta. Ci sono state gare vinte che non si possono dimenticare, come il ‘doppio’ con Pasquale Panzarino, la volta in cui battemmo un campione del mondo. Ma nel cuore ti rimangono un po’ tutte le gare perché dietro ognuna c’è un sacrificio e tanto allenamento”.

A supportare Prezioso nel suo nuovo incarico ci sarà una squadra di 11 consiglieri. Tra loro anche l’olimpionico Domenico Montrone, atleta di canottaggio delle fiamme gialle, argento mondiale nel 2017 e titolo europeo nello stesso anno. “Sono stato il primo allenatore di Domenico -racconta Prezioso-: l’ho messo in barca e l’ho seguito da quando aveva 11 anni. A parte questo rapporto di vecchia data, credo che Domenico sia un valore aggiunto per il Cus e mi fa molto piacere che abbia deciso sin da subito di far parte della mia squadra. E’ un esempio di valori morali, una persona pulita, la prova vivente che il sacrificio alla fine paga. Lui è arrivato dopo tanti anni, ha perseverato, è rimasto costante, ha avuto momenti di sconforto nella sua carriera, ma ha saputo reagire ed è giunto alle olimpiadi conquistando il terzo posto”.

Un direttivo, forse, troppo ‘al maschile’. Solo una donna, infatti, farà parte della squadra che gestirà il Cus nei prossimi 4 anni: “Peraltro appartiene anche all’altra lista -scherza Prezioso- ma Marina (Miglietta, ndr) è un’amica. Mi ha fatto piacere sia entrata in consiglio. Non c’è stata una volontà precisa di non candidare donne: la candidatura è libera, quindi se non si propone nessuna non le possiamo certo obbligare. Da parte nostra non c’è stata nessuna chiusura”.

Tanti consiglieri sono alla loro prima esperienza, ma Prezioso non pensa che questo possa rappresentare un problema. “Stiamo parlando di gente che può dire la sua e che può portare al Cus un valore aggiunto. L’esperienza è relativa: solo in Italia si confonde l’esperienza con l’età, nel senso che se uno non ha 60/65 anni non viene considerato esperto. In altre parti del mondo, i presidenti di alcune nazioni hanno 45 anni e possono decidere le sorti di milioni di cittadini, cosa che in Italia è difficile da concepire”, risponde.

Prezioso mentre pratica canottaggio

“Nella mia vita lo sport è stato importantissimo. Oggi sono quello che sono grazie allo sport, che mi ha dato un’identità culturale e morale, che mi ha forgiato. In particolare il canottaggio, come tutti gli sport a livello agonistico, ti porta a programmare gli obiettivi da raggiungere. Se non ti alleni, se non sei costante -chiarisce Antonio- non raggiungerai mai gli obiettivi. E questo vale anche nella vita: lo stesso studente infatti, se non programma, se non studia, se non frequenta non raggiungerà mai il traguardo della laurea. Lo sport è lavorare per obiettivi. E soprattutto, una volta fissati gli obiettivi, fare il massimo possibile per raggiungerli. Chiaro che non si raggiungono sempre: nello sport uno vince, però non è che il secondo, il terzo o anche l’ultimo, se hanno dato il massimo, devono rimpiangere qualcosa. Per lo studente, a parte il famoso detto degli antichi ‘mens sana in corpore sano’, la pratica sportiva è assolutamente importante: lo star bene fisicamente permette di star bene anche mentalmente. Un principio che, in realtà, vale per tutti”.

Ma come fa un ragazzo a capire qual è lo sport più adatto a lui? “L’ideale per iniziare uno sport è il periodo della scuola elementare, al massimo l’inizio delle medie. Un ragazzo, per capire che sport fa per lui, dovrebbe provarli tutti e poi scegliere in quale si sente più a suo agio. Si deve sentire felice. Io ho fatto l’allenatore: ho visto tanti ragazzi praticare uno sport perché il genitore glielo imponeva. Un ragazzo dovrebbe provare il maggior numero possibile di sport. Proprio per questo una nostra proposta è quella di offrire un ‘pacchetto’ per provare tutte le discipline del Cus: canoa, basket, canottaggio e tanti altre. Tre mesi per provare tutti gli sport; poi, sarà il giovane a scegliere quello che più gli piace”.

In dipartimento i colleghi lo reputano disponibile ma scrupoloso nell’applicare le regole e sempre aggiornato. Prezioso sorride: “Ho anche dei difetti, come tutti. Diciamo che però questa descrizione corrisponde al mio profilo. Sì, sono preciso. E anche esigente. Ma vado fiero di una cosa: del rispetto delle regole. Posso fare tutto ed essere flessibile, ma non sono disposto a violare le procedure. Di questo principio ho fatto il mio modo d’essere”.

Università e politecnico contribuiscono nella misura del 25% circa al bilancio del Cus, anche se nella gestione delle risorse il centro è autonomo. Tre membri del consiglio su 15 sono di nomina dei rettori: due di UniBa e uno di PoliBa. Ma l’università rimane sempre “molto vicina al Cus, che è parte della famiglia universitaria. Il Cus per UniBa è come un figlio, per cui non potrà mai essere abbandonato a sé stesso. L’ateneo non vive una situazione economica florida, ma ci ha promesso sostegno e vicinanza”.

Tra poco si eleggerà il nuovo rettore ma Prezioso non si esprime. “Ciò che è certo è che con chiunque diventerà rettore ci sarà massima collaborazione”, conclude il neopresidente del Cus.

Nell’immagine in alto, Antonio Prezioso, neopresidente del Cus Bari