Il “Buovo d’Antona” pezzo forte del festival Traetta

Marino Pagano e Maurizio Pellegrini presentano la composizione che chiude il ciclo delle opere comiche del compositore, in scena a Bitonto il 26 e 27 aprile

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Bitonto spicca per la sua intensa attività culturale. Tante sono le iniziative che vantano la partecipazione di ospiti provenienti non solo da tutta Italia, ma anche dall’estero e, addirittura, dall’estremo oriente, da Tokyo. E’ questo il caso del Traetta Opera Festival, giunto alla sua quindicesima edizione.

Da marzo a novembre, alcuni dei luoghi più belli e caratteristici della città ospiteranno la maggior parte degli eventi di questo attesissimo festival, che coinvolgerà altre città pugliesi, come Mola, Polignano, Molfetta e Terlizzi. Anche Madrid, con il suo storico Auditorio Nacional, tempio della musica spagnola, è stata una scena di questa rassegna musicale: qui, il maestro e responsabile artistico, Vito Clemente, ha diretto trecento coristi, provenienti dall’Italia, dalla Spagna e dal Giappone, riscuotendo un clamoroso successo.

A delineare la figura e il periodo storico in cui visse Tommaso Traetta, il grande compositore bitontino a cui il festival è dedicato, è stato Marino Pagano, giornalista e storico, insieme a Maurizio Pellegrini, regista di Buovo d’Antona, l’ultima delle tre opere comiche, che sarà portato in scena il 26 e il 27 aprile al teatro Traetta. L’incontro si è tenuto presso la chiesa di San Gaetano, dando ufficialmente il via agli eventi più attesi della rassegna.

La copertina di Buovo D’Antona

Nato a Bitonto, Traetta ha girato molto l’Italia sin da quando era ragazzo. Ma se Napoli è il luogo della sua formazione, Venezia è la città dove ha vissuto i momenti più significativi della propria esperienza umana e professionale: dal matrimonio al battesimo del figlio alla direzione dell’Ospedaletto, il conservatorio di Venezia dove erano ricoverate le orfanelle. Per loro compose il Miserere, destinato ad un coro esclusivamente femminile. A Venezia Traetta concluse la sua esperienza terrena all’età di cinquantadue anni.

Nonostante la varietà delle sue opere e il notevole successo della sua musica, non solo in Italia ma anche, e soprattutto, in Europa, il valore di Traetta è stato riconosciuto decisamente tardi nella sua città natale, che, solo recentemente, dopo i lavori di restauro, ha dedicato il suo teatro al compositore. D’altro canto, la circostanza appare meno sorprendente alla luce del fatto che la sua fama sia stata più grande all’estero e nel nord Italia. A Bitonto si conserva davvero poco dei suoi spartiti originali, se non una copia del celebre Stabat Mater, appartenuta a Gian Donato Rogadeo e attualmente conservata presso la biblioteca comunale.

La presentazione del “Buovo d’Antona” nella chiesa di San Gaetano a Bitonto. Al tavolo Marino Pagano (a sinistra) e Maurizio Pellegrini

Traetta resta ancora una figura avvolta nel mistero, come ha efficacemente sottolineato Marino Pagano. Del compositore non si conosce con assoluta certezza neppure il volto, spesso rappresentato in maniera diversa da ritratto a ritratto. Così come poco si sa dell’uomo e delle sue passioni, se non attraverso le sue opere, suo straordinario e variegato lascito, fascinoso oggetto di studio e approfondimento. Il Traetta Opera Festival ha portato in scena nel 2016 e nel 2017 le prime due opere del ciclo comico di Traetta: Il cavaliere errante e Le serve rivali. Il cerchio si chiuderà quest’anno, con il Buovo d’Antona.

Maurizio Pellegrini ha fornito la chiave di lettura di un dramma giocoso affatto semplice e ha dato un assaggio dell’opera, facendone ascoltare alcune arie, in modo che il pubblico potesse saggiare la bellezza della composizione e la bravura dei suoi interpreti. In collaborazione con i conservatori di musica pugliesi e con quello di Matera e con il centro studi “Valerio Gentile”, il cast non potrebbe essere più vario, annoverando, tra l’altro, la presenza di Andrea Trueba e Angelica Mele, vincitrici della borsa di studio messa a disposizione del TOF, alla XXI edizione del Premio internazionale di canto lirico “Valerio Gentile”.

Protagonista dell’opera è Buovo d’Antona, interpretato da Oronzo D’Urso e Ma Yumeng, un cavaliere che non ha avuto la stessa fortuna di altri celeberrimi paladini, come Orlando e Rinaldo. Eppure, questi veniva cantato nelle chansons anglo-normanne e, sebbene non abbia avuto una grande notorietà letteraria, è sopravvissuto nella memoria popolare, grazie alla raccolta dei “Reali di Francia” di Andrea Barberino, autore italiano del Quattrocento. Il quarto libro è, infatti, interamente dedicato al cavaliere; quindi, Goldoni si rifà a una storia abbastanza conosciuta. Ma, contrariamente all’epoca, non la riempie di quei personaggi comici, tipici delle opere buffe del tempo, che avevano lo scopo di divertire il pubblico.

La presentazione del Traetta Opera Festival alla libreria Laterza di Bari. Da sin. Rocco Mangini, assessore al marketing territoriale del comune di Bitonto, Vito Clemente, direttore artistico del festival, e Aldo Patruno, responsabile del dipartimento regionale alla Cultura

Piuttosto, impreziosisce la trama, inserendovi persone comuni, prese dalla quotidianità, piene di vita e di desiderio di riscatto. E non a caso si tratta di donne, considerata l’enorme importanza che Goldoni attribuisce alle stesse e alla loro emancipazione all’interno del suo lavoro. Traetta plasma questa materia magmatica rendendola immortale.

Nell’opera, il povero Buovo è stato cacciato da Antona, insieme al suo fedele scudiero Striglia, interpretato da Cao Peiyun e Cho Hyunmo, perché il malvagio Maccabruno l’ha defraudato del regno e della bellissima Drusiana, amata da entrambi. A ricoprire il ruolo del cattivo saranno i due soprani Angelica Mele e Ivana Cammarota, poiché un tempo era un ruolo interpretato da un evirato cantore. A vestire i panni di Drusiana, è invece, Andrea Trueba.

Drusiana giura al malvagio Maccabruno che lo sposerà solo se Buovo non sarà di ritorno per tre anni e l’uomo è tanto terrorizzato da questa possibilità da vietare all’intero regno perfino di nominare il cavaliere. Eppure, quasi al termine di questo lasso di tempo, Buovo e Striglia fanno ritorno, vestiti da poveri pellegrini. E ad incontrare i due sono delle umili ragazze: Cecchina, un tempo innamorata di Striglia e interpretata da Anna Cimmarrusti e Donatella De Luca, e Menichina, da sempre innamorata di Buovo. Nei panni della ragazza, Anastasia Abryutina e Francesca Gangi. Mentre Cecchina incontra il suo amato, Menichina si fa promettere da Buovo di sposarla, malgrado la loro differenza di censo. Il cavaliere giura che se Drusiana non gli è stata fedele prenderà in sposa la fanciulla. Le due ragazze devono nascondere l’arrivo dei giovani a Capoccio, un mugnaio codardo, assai fedele al suo nuovo padrone, interpretato da Nicola Cosimo Napoli e da Johnny Bombino.

Per non farsi scoprire, il solo rimedio è fingere che Buovo sia morto e accusare il mugnaio; ma se un problema è sistemato, come si fa a scoprire se Drusiana è stata infedele al povero cavaliere? Striglia, sapendo che la giovane si è ammalata, perché spaventata da un orso, durante una battuta di caccia, pensa che il solo modo per risolvere il mistero sia travestirsi da medici e recarsi in città per visitare la donna. Ma cosa scopriranno? Drusiana gli è stata fedele? E, mettendo il caso che lo sia stata, spera nel ritorno di Buovo o si è innamorata di Maccabruno? E Menichina, un personaggio controcorrente e tanto simile alla famosa locandiera goldoniana, rimarrà del suo ceto o compirà il grande passo? Non ci resta che andare a teatro per scoprirlo.

Nell’immagine in alto, il concerto madrileno del Traetta Opera Festival