Gli artisti sono lucciole che illuminano la scena

In prima nazionale al Traetta di Bitonto, "Fireflies", la coreografia dell’Opéra National du Rhin, firmata dal grande ballerino Bruno Bouché

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“Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti), sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più”. Era il 1° febbraio 1975 e sul Corriere della Sera si leggevano queste righe. La firma di Pier Paolo Pasolini appariva sul noto quotidiano nazionale sotto il titolo “Il vuoto del potere”, meglio noto come “l’articolo delle lucciole”.

Dietro la denuncia della drammatica scomparsa di questi preziosi insetti si celava un messaggio politico che ancora oggi ispira autori di ogni ambito artistico. Una metafora che non ha, infatti, lasciato indifferente il danzatore e coreografo francese Bruno Bouché, direttore de l’Opéra National du Rhin, nella creazione del suo spettacolo coreutico “Fireflies” (Lucciole). Il pubblico del Traetta, a Bitonto, ne ha gustato un assaggio durante l’esibizione di una formazione ridotta della celebre compagnia di danza francese.

Tre ballerini, una donna e due uomini, hanno illuminato il palcoscenico intrecciando i loro longilinei ed eleganti corpi, avvolti di azzurro cielo. Hanno eseguito, incantando la platea, un estratto in prima nazionale della coreografia firmata da Bouché. Frutto della collaborazione tra quest’ultimo e il drammaturgo Daniel Conrod, lo spettacolo prende vita dal brano “Le lucciole” del compositore Nicolas Worms. Emblema di fragilità, questi minuscoli esseri luminescenti divengono metafora di uno spirito di resistenza relegato ai margini del mondo.

Questa tematica di pasoliniana memoria Bouché la pone in relazione al ruolo dell’artista nella società contemporanea, costantemente alla ricerca di un dialogo con il proprio pubblico. Non a caso la performance de l’Opéra National du Rhin si inserisce, nell’ambito del progetto “L’Arte dello Spettatore”, all’interno del quinto weekend di formazione del Network Internazionale Danza Puglia sotto la brillante direzione artistica di Ezio Schiavulli.

Sostenuta dal Teatro Pubblico Pugliese e dal Comune di Bitonto, l’iniziativa consente ad allievi e inseganti di scuole di danza pugliesi di approfondire lo studio della disciplina coreutica con grandi maestri internazionali. A partire da sabato 16 febbraio e proseguendo nella giornata di domenica 17, infatti, Bruno Buché e Pasquale Nocera hanno tenuto  le loro preziose lezioni presso la Fiera del Levante a Bari.

Un’occasione unica per aspiranti danzatori pugliesi che si sono ritrovati ad esibirsi al fianco dei tre professionisti del Ballet du Rhin sul palco del Traetta. Accompagnati da Nocera, responsabile del progetto di formazione, i giovani allievi, in tuta nera, si muovevano in massa come un’immensa macchia scura. Un cielo notturno illuminato da una moltitudine di led nascosti fra le mani. Lucciole in movimento in uno spazio buio che danzano su una playlist musicale particolarmente variegata.

“La coreografia esisteva già, ma abbiamo dovuto riadattarla completamente a questo contesto nuovo su un tempo nuovo. In realtà, questa versione è stata creata proprio qui con sei ore di lavoro più tutto lo studio fatto con gli allievi”, ha chiarito Buché intervistato sul palco da Maria Luisa Buzzi, direttrice della rivista Danza&Danza, a fine spettacolo. Incontro fra innovazione e tradizione, il lavoro del coreografo francese, testimonia l’irrompere della sua formazione classica all’interno di una ricerca che tende allo stile contemporaneo.

Così la ballerina de l’Opèra du Rhin danza in body e scarpette da punta ma libera dall’accademica calzamaglia. “Il balletto classico è nato al tempo del Re Sole, quindi siamo alla fine del ‘600 -spiega Buché-. E’ chiaro che non possiamo più adattarlo all’oggi in quanto idea di balletto. Ma ci è rimasto è un codice, un linguaggio preciso che io posso adattare e trasformare nel tempo. Tutto questo grandissimo patrimonio è un mezzo per lavorare sulla contemporaneità”. Grande apertura nelle scelte musicali che spaziano dall’elettronica al cantautorato italiano.

Pasquale Nocera, Maria Luisa Buzzi e Bruno Buché

Un omaggio a De Andrè, poeta del nostro tempo, incontra sul palco, per mezzo della voce della danzatrice sulle punte, il celebre verso d’apertura della Commedia di Dante, poeta di un grande passato. Lei, vivendo la condizione di artista che si ritrova smarrita in quella ‘selva oscura’ illuminata ancora da poche lucciole, incontra gli spettatori in via d’estinzione di un’arte considerata sempre più elitaria. Ma nel buio appare un grande papavero rosso che attira a se tutti i danzatori, un fiore che è per tradizione simbolo delle vittime di guerra ma allo stesso tempo di potere.

Metafora dell’artista, posto ai margini dal sistema ma in grado di conquistare e illuminare il suo pubblico, gli spettatori che meritano di essere preservati come lucciole preziose.

Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook del Network Internazionale e Pedagogia della Danza in Puglia