La “lieta” parabola di Michele Mirabella nella notte del Classico

Il celebre professore riafferma, al liceo Carmine Sylos di Bitonto, il valore della formazione classica per un approdo sicuro nella tempesta dei new media

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In ben 433 licei classici di tutto il Paese, la notte dell’11 gennaio si è tinta del fervore di un gran numero di studenti, che hanno data vita ad una serie di performance – dalla musica al teatro, dalle arti figurative alle declamazioni – insieme ad incontri con autori di libri e alla degustazione di piatti tipici della tradizione classica.

Alcuni momenti dello spettacolo messo in scena dai ragazzi del liceo classico (Foto di Massimiliano Robles)

All’evento non è mancata l’adesione del liceo “Carmine Sylos” di Bitonto, che ha goduto di una preziosa collaborazione con il corpo studentesco per realizzare l’iniziativa e ha registrato una grande e, a tratti, persino caotica affluenza. Obbiettivo, la valorizzazione della cultura classica sotto il segno della modernità delle varie proposte: si pensi, ad esempio, all’idea di arte interattiva, patrocinata dalla docente di Storia dell’arte, Katia Galeazzi, rivolta a far letteralmente “camminare tra la gente” varie opere d’arte cult, come La notte stellata di Van Gogh, resa sotto forma di una gonna a pieghe larghe indossata da una studentessa, oppure la suggestiva personificazione della Ragazza col turbante di Vermeer. Ma punta di diamante dell’intera manifestazione è stato l’intervento del nostro celebre concittadino, il professor Michele Mirabella.

La sua “confessione a voce alta”, come egli stesso ha definito il proprio discorso, si è distinta per una sapiente compenetrazione di eloquenza colta e genuina ironia ed è stata guidata dalla pratica della memoria: le tenere reminiscenze della sua formazione scolastica, condotta all’insegna del vagabondaggio più serrato, a causa degli incarichi del padre, il gen. Pasquale Mirabella, si sono rivelate un utile espediente, quasi romanzesco, per avviare le sue considerazioni attorno al valore e all’importanza cruciale dei classici.

“Classico è il passato che va studiato” ha affermato Mirabella. “In sé è passato, presente e futuro”. E ha riposto il senso più profondo del proprio debito alla cultura classica in una battuta del drammaturgo latino Terenzio, “Domi habuit unde disceret”: “In casa ebbe dove imparò”, indicativa della forte ascendenza dei suoi genitori nella propria esperienza formativa. Ascendenza, il cui episodio più significativo, esposto con la fierezza e l’amorevolezza che solo un figlio può riservare ai propri genitori, è stato l’esame di laurea di sua madre, Margherita Garofalo.

L’evento, considerato in sé una novità per il panorama bitontino degli anni Trenta perché era inusuale, per una donna, continuare gli studi, è stato reso ancor più affascinante da Mirabella attraverso il riferimento a un aneddoto che attesta le molteplici capacità della ragione se sostenuta da un sapere consolidato, finanche sotto una dittatura.

Michele Mirabella durante il suo intervento (Foto di Massimiliano Robles)

“Correva l’anno 1938” racconta un Mirabella narratore, ricordando le parole che suo padre gli riferì mentre imperversavano le proteste studentesche degli anni Sessanta ed egli le osservava con perplessità. “Tua madre doveva laurearsi in Lettere all’università di Bologna e io ero appena tornato dall’Africa orientale, in cui avevo combattuto una guerra in cui non credevo. Lei aveva bisogno di un’uniforme da Giovane Italiana, che era obbligatorio indossare alla seduta, ma le suggerii di vestire il tailleur realizzato da zia Rosetta; e così fece, seppur con timore. Alla seduta tua madre portava anche un garofano rosso, simbolo del socialismo, e una margherita all’occhiello, e dopo essersi avvicinata alla cattedra allorché fu chiamata, il preside di facoltà la informò che non avrebbe potuto sostenere l’esame di laurea vestita in quel modo. Allora tua madre si voltò a guardarmi come per redarguirmi. Io mi alzai dal mio posto, in uniforme da tenente dei carristi con tre decorazioni, fascia azzurra e sciabola, e rivolgendomi al rettore dissi: Magnifico, vi basta la mia di uniforme? Calò un silenzio di tomba. E il magnifico rispose “Basta e avanza, signor tenente! Accomodatevi, signora.

L’inaspettata vicenda, così insolita per un pubblico di oggi, si è al dunque rivelata una vera e propria parabola sull’uso sapiente di una mente formata a dovere. “Mio padre mi raccontava queste cose a maggior gloria di cosa? -si è chiesto Mirabella, rivolgendosi all’uditorio assorto-. “Della propria gloria? Non ne aveva bisogno! Lo faceva a maggior gloria della ragione. La stessa ragione rivendicata implicitamente da Antigone allorché affermava Io sono per la giustizia, fondando così i presupposti della democrazia che, diceva Churchill, come sistema politico fa schifo ma è la forma migliore di governo che abbiamo”. L’itinerario esperienziale tracciato da Mirabella ha toccato le vite e le parole di tanti uomini illustri, vicini a lui ora per familiarità di rapporti ora per comunanza ideologica; e ben si vede come si realizzi concretamente ciò che la cultura innesca: il dialogo a più voci e con spunti di riflessione sempre più numerosi.

“Gli studi classici non consistono nell’impigrirsi a ricapitolare nostalgie del passato, anticaglie bibliofile, vecchie mitologie. Senza i classici il giovane di oggi affronta il difficile e complicato mondo dei new media disarmato, senza capacità di decifrare. Uno che non sa dove andare -ha ammonito Mirabella- finisce per trovare quello che non vuole e che non deve”.

A suggello della propria riflessione, il professore propone al pubblico, ormai conquistato dal suo eloquio, alcuni frammenti del suo ultimo lavoro editoriale, l’audiolibro Domani a memoria, una declamazione da lui compiuta dei maggiori componimenti di ventisette poeti italiani considerati classici: da Dante a Foscolo, da Leopardi a Palazzeschi.

“La bellezza del dir poesie -ha concluso Mirabella- è che ognuno ha la sua. Ho intitolato questo lavoro Domani a memoria recuperando la tipica formula pronunciata dai nostri insegnanti, che sin dalle scuole elementari ci esortavano a imparare versi immortali per il domani.”

Il successo è stato immediato: l’improvvisa recitazione integrale di San Martino del Carducci da parte di uno spettatore, che ha suscitato una compiaciuta ilarità, ha riaffermato quei valori di leggerezza e di appartenenza a una patria comune, che a volte la sola letteratura è in grado di insegnare.