“Il reggae patrimonio dell’Unesco è anche una mia vittoria”

L'artista bitontino Roberto Granieri plaude al riconoscimento tributato alla musica giamaicana e spiega le ragioni della sua passione per questo sound

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Ho sempre visto la musica reggae come uno strumento di aggregazione. Andavamo alle serate per incontrare persone lontane che, però, tramite questa musica sentivamo più vicine. Si respiravano valori veri, come pace, amore, uguaglianza. Senza discriminazione né emarginazione: riuscivi ad essere te stesso”. Comincia così Roberto Granieri, alias U Rob, giovane artista bitontino appassionato di reggae.

Il reggae è l’esempio lampante di come la lotta all’ingiustizia sociale e la resistenza politica possano fondersi ai sentimenti di amore e solidarietà. Se n’è accorto anche l’Unesco, la più grande organizzazione mondiale di promozione e tutela della cultura, che ha inserito la musica di Bob Marley nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità.

Bob Marley, icona pop del reggae

Nato negli Usa tra le comunità di immigrati provenienti principalmente da Kingston, capitale della Giamaica, rappresenta la fusione di numerose influenze musicali: ceppi caraibici, nordamericani e latini, mescolati insieme, hanno dato origine a questo particolare sound. Col tempo, gli stili neoafricani, l’anima, il ritmo e il blues del nord America hanno contribuito a trasformare lo ska (diffuso nei primi anni ‘70) nel rock steady e poi nel più celebre reggae.

Nel corso degli anni, la passione per il reggae si è estesa a macchia d’olio, coinvolgendo non più solo gli uomini e le donne, soprattutto i soggetti più discriminati dalla società, ma riscuotendo successo anche tra i ceti abbienti dell’occidente.

La popolarità di cantanti come Bob Marley, Bunny Wailer e Peter Tosh ha dato la possibilità di estendere il dibattito sulla situazione politica e sociale degli anni ’70, portando alla ribalta i numerosi casi di razzismo diffusi in America ai danni degli afroamericani.

I celebri tre esponenti della band The Wailers hanno raggiunto ascoltatori in ogni angolo del mondo e, in particolare, Marley, con le sue decine di milioni di dischi venduti, ha fornito una fisionomia internazionale alla cultura reggae.

Vent’anni di musica alle spalle, “U Rob” (classe 1985) è uno dei principali esponenti della musica reggae bitontina. Le sue prime esperienze col sound afroamericano risalgono alle prime dancehall organizzate nel territorio barese, nelle quali “c’era un microfono aperto e tutti avevano la possibilità di cantare liberamente e di esprimere le proprie opinioni. Sono partito dalla Puglia ma poi con la mia crew sono stato a Milano, Roma, Napoli e Trento”.

Il suono reggae è in continuo sviluppo: nei primi anni ‘80 ha dato vita al reggaemuffin, una variante che utilizza come sound basi musicali sintetizzate. Oggi è salito nuovamente alla ribalta con il reggaeton, nato in Porto Rico ma ben presto dilagato in gran parte del mondo. Merito dei suoi ritmi ballabili e facilmente commerciabili, il reggaeton ha subito conquistato il grande pubblico degli ascoltatori, tanto da poter vantare dei singoli stabilmente in cima alle principali classiche musicali. I due sudamericani Ozuna e Maluma, attualmente tra i massimi esponenti di questo genere, con le loro “Quiero Mas” e “Corazón” hanno superato la soglia del miliardo di visualizzazioni su YouTube.

È inevitabile constatare che il cammino del reggae, partito nei primi anni ‘70 nei sobborghi di Kingston, si sia evoluto notevolmente, sino a presentarsi in forme molto diverse rispetto alla tradizione al pubblico dei fans. Il messaggio di pace, tuttavia, cantato a gran voce da Bob Marley nella sua celeberrima ‘One Love’ , One Love! One Heart! Let’s get together and feel all right / Un solo amore! Un solo cuore! Uniamoci e sentiamoci bene, non può che rimanere il simbolo portante di questa musica tanto radicata nella storia, quanto fondamentalmente impegnata nel sociale.

La notizia dell’inserimento del reggae nella lista dei patrimoni Unesco è stata accolta con grande entusiasmo dai fans del genere musicale: rappresenta una grande vittoria degli ultimi e degli oppressi contro la sopraffazione dell’odio e del potere. “Sono contento di questo riconoscimento perché il nostro è un genere che è riuscito a conquistare tutto il mondo con i suoi valori positivi. Il bello di questa musica è il suo essere perennemente in evoluzione. Cerchiamo sempre di sperimentare qualcosa di nuovo. Ma il suo merito più grande rimane quello di aver fatto capire a tanta gente che non esistono confini e barriere”, afferma Granieri.

Un messaggio di speranza che continua a circolare nei cuori dei più giovani e che, oggi, segna una grande vittoria. Una vittoria che considero anche mia pesonale“, conclude raggiante.

Nella foto in alto, Roberto Granieri