Un passo breve dai banchi di scuola al posto in azienda

Sono quasi tutti occupati nelle aziende del territorio gli oltre duecento meccatronici diplomati all'istituto tecnico Cuccovillo di Bari

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La meccatronica, la disciplina che integra meccanica, elettronica e informatica con l’obiettivo di semplificare e automatizzare i sistemi di produzione, è senz’altro uno dei pilastri dell’economia italiana.

Le imprese meccatroniche in Italia sono oltre 122mila, pari al 28% del manifatturiero complessivo, per un totale di oltre un milione e mezzo di addetti. Con circa 120 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto, il comparto contribuisce al prodotto interno lordo del Paese per l’8%. L’Export va fortissimo: 215 miliardi di euro, pari a circa il 15% sul totale delle esportazioni made in Italy (448 miliardi).

E i risultati più aggiornati del settore confermano una fase espansiva. Nel 2018, infatti, il giro d’affari complessivo è aumentato e la produzione metalmeccanica ha messo a segno una crescita dei volumi realizzati. Nonostante le forti opportunità di sviluppo offerte dal business, tuttavia, in Italia il numero di diplomati negli Istituti Tecnici Superiori specializzati che formano gli addetti ai lavori del settore hi-tech è di gran lunga inferiore a quello di altre grandi nazioni europee, come la Germania. In generale, gli iscritti agli ITS italiani sono 10mila contro gli 800mila tedeschi, i 270mila inglesi e i 140mila spagnoli.

Il motivo, come spiegano alcune ricerche ad hoc, è spesso legato ad un certo snobismo, duro a morire, nei riguardi dell’indirizzo tecnico. Eppure la richiesta di personale specializzato è molto elevata. Stando agli ultimi dati forniti da Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, che monitora gli iscritti a percorsi attivati dagli ITS e i contratti di lavoro, una figura come il tecnico superiore per l’automazione e i sistemi meccatronici ha un tasso di occupazione pari al 93,47%.

In Puglia la meccatronica può contare su una filiera altamente specializzata, a forte vocazione internazionale, che insieme al suo indotto sfiora le 7mila imprese e dà lavoro a 27 mila persone. Anche qui la richiesta di figure professionali qualificate non sempre trova riscontro nell’offerta formativa pugliese e nei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro. Se in totale gli ITS del tacco d’Italia sono 6 (contro i 20 della Lombardia), soltanto uno, l’istituto “Antonio Cuccovillo” di Bari, si occupa di meccanica e meccatronica. Si tratta, però, di una vera e propria eccellenza italiana, certificata dal ministero che lo ha classificato al secondo posto tra le scuole tecniche superiori italiane per diversi anni di fila.

In sei anni, il Cuccovillo ha sfornato oltre duecento “meccatronici”. E quasi tutti – tra i 20 e i 25 anni – hanno trovato occupazione stabile e gratificante in uno dei settori più innovativi, in multinazionali come Bosch e Getrag, ma anche in piccole-medie aziende innovative del territorio. A luglio scorso sono stati 60 i ragazzi che, superando l’esame finale, hanno ottenuto il diploma di “tecnico meccatronico”. L’anno prossimo, toccherà ad altri 90. Nel 2020 dunque, saranno circa trecento, con la realistica prospettiva di trovare un posto di lavoro, subito dopo il diploma, nel 95% dei casi. Risultati possibili grazie al vasto e qualificato partenariato su cui l’ITS Cuccovillo può contare: 8 soggetti istituzionali, 3 enti formativi, 8 istituti scolastici e un parterre di ben 46 aziende, sia multinazionali che del territorio.

Nel frattempo pochi mesi fa sono terminate le selezioni per il biennio 2018-2010. A bando 130 posti complessivi, da suddividere nei 5 corsi di studio finanziati dal Miur e dalla Regione Puglia e finalizzati alla formazione di due figure professionali nazionali: il tecnico superiore per l’industrializzazione di prodotto e di processo meccanico e il tecnico superiore per l’automazione integrata ed i sistemi meccatronici.

I corsi, biennali, prevedono che il 60% delle ore venga dedicato a lezioni ed esercitazioni con didattica laboratoriale, mentre il restante 40% è destinato ad attività di stage in azienda, il vero punto di forza degli ITS.