L’adolescenza 2.0 ai tempi di Internet

In un incontro, promosso dalle donne della Fidapa a Bitonto, esperti a confronto su una delle fasi più delicate dello sviluppo umano

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Ottobre è il mese del benessere psicologico. Così, la Fidapa (Federazione italiana donne arti professioni affari) ha organizzato, alla biblioteca comunale di Bitonto, il convegno “Adolescenti 2.0: naviganti senza timone”, con un focus sulla nuova adolescenza sempre più a contatto con internet.

L’età adolescenziale è da sempre un tema affascinante. Per quanto si progredisca nell’analisi e nello studio di questa delicata fase della vita, sempre restano inesplorate delle strade e sovente restano domande senza adeguate risposte.

La ragione di questa complessità è dovuta solo parzialmente all’animo umano e alle sue svariate sfaccettature. In fondo, molti intellettuali hanno sostenuto che ogni generazione sia uguale alla precedente, e che, invece, a cambiare sia la realtà con cui ci si confronta. Fino a non molto tempo fa, ad esempio, si scrivevano le lettere, s’indicava l’indirizzo, le si spediva e, dopo alcuni giorni, queste giungevano a destinazione. Niente di paragonabile alla rapidità di oggi: inviare un messaggio o scrivere un’email non richiede altro, ormai, che una tastiera e una connessione internet. Una “semplicità” che determina comportamenti differenti ed emozioni diverse.

Solo un esempio, per far comprendere come i mezzi a disposizione condizionano i comportamenti di un individuo. Così, parlare oggi di adolescenza non è come poteva essere ieri. La psicologia, essendo una scienza umana, è perennemente “in fieri” come l’oggetto dei suoi studi. Occorre, dunque, che si aggiorni continuamente.

Ad affrontare un tema così “ostico” tre relatrici: due psicologhe bitontine, Nina Gala e Chiara Colamorea, e l’insegnante di una scuola secondaria di primo grado di Cerignola, Rosanna Ciccarone.

L’adolescenza è una fase di passaggio – concetto su cui la dott.ssa Gala è tornata più volte – tra l’età infantile e l’età adulta. Il ragazzo prova diverse sensazioni di squilibrio e fa ricorso a diversi comportamenti inconsueti nonché ad atteggiamenti trasgressivi, gesti spropositati che possono mettere a repentaglio la sua stessa vita. Eppure, si tratta di un comportamento tipico. Il disagio che il ragazzo manifesta è semplicemente il risultato del distacco dalla fase infantile e, in particolar modo, dai genitori, le figure protettive per eccellenza. L’obiettivo è relazionarsi con altre persone e cercare una propria identità.

Il giovane avverte emozioni e sensazioni diverse, pulsioni sessuali, in un corpo che presenta ancora tratti infantili. Il corpo assume un’importanza tutta particolare; si desiderano cambiamenti che non avvengono a causa dell’età, spesso vere e proprie metamorfosi. La ragione sta nella percezione che i ragazzi hanno di sé: si vedono brutti e inadeguati. Sperimentano, inoltre, un continuo fluttuare di sentimenti, che “consumano” rapidamente, proprio perché non danno il giusto peso alle relazioni e ai legami. O, di contro, non riescono a comprenderne i limiti, finendo con l’estremizzare sentimenti e relazioni.

Il bisogno di eroismo è un’altra caratteristica di questa fase: un desiderio prepotente di riscatto e un bisogno di dimostrare di valere, accompagnato da un pericolosissimo senso di onnipotenza. Si arriva a sfidare la morte per sentirsi vivi, con le drammatiche conseguenze che spesso hanno tante bravate.

Eppure, come sottolineato dalla dott.ssa Gala, questa fase di passaggio comporta l’inevitabile perdita delle certezze e di sé. Il ragazzo affronta un vero e proprio lutto nel momento in cui vede cambiare davanti a sé tutto il suo mondo, con i genitori che, in primis, vengono percepiti in maniera diversa.

L’identità è instabile, proprio perché l’adolescente avverte dei cambiamenti che non si spiega. Il ragazzo è interessato a costruirsi un’identità originale, a precorrere i tempi, poiché sa di non essersi ancora formato. Perciò è importante che i genitori comprendano il proprio figlio e accettino le inevitabili trasformazioni che lo interesseranno: devono aiutare il ragazzo a seguire i suoi interessi e ad emanciparsi. Non devono scoraggiare le sue iniziative ma neppure gratificarlo qualunque cosa faccia. Occorre evitare, insomma, che si tiri perennemente indietro, per paura di fallire, oppure che si butti a capofitto in esperienze che possano danneggiarlo.

Le famiglie oggi sono formate da genitori più anziani, rispetto a qualche tempo fa: i figli sono considerati veri e propri traguardi della loro vita ma anche un elemento passivo. Spesso sono figli unici alle prese con l’ambivalenza dell’adolescenza e con il desiderio di tornare all’età infantile. È importante il modo con cui genitori e figli affrontano questa fase: si rischia che il ragazzo non riesca a separarsi dalla propria famiglia e che non abbia contatti con i propri coetanei.

Questa è stata la premessa per affrontare la seconda parte dell’incontro, focalizzata sul legame tra i ragazzi e internet. La dott.ssa Chiara Colamorea si è ricollegata all’intervento della collega Gala, riflettendo sul ruolo che ha il potente motore di internet nelle nuove generazioni e su come questa importante risorsa possa essere considerata anche un pericolo.

Innanzitutto, definiamo “nativi digitali” la prima generazione nata e cresciuta con la tecnologia; di contro, tutti i neofiti – la maggioranza – sono “immigrati digitali”. I primi hanno una familiarità incredibile con internet e hanno assunto un nuovo linguaggio, nonché un’abilità multitasking. Internet è una fonte inesauribile di informazioni ed è importante imparare sin da subito a selezionarle e a capire che tutto ciò che è condiviso in rete resta in rete, comprese le cose indesiderate. Inoltre, è real-time: tutto è immediato, senza i limiti e i confini della realtà, senza distanze, e si può essere consapevoli di tutto ciò che accade. Questo può causare un allontanamento dal mondo reale, principalmente per chi si addentra nell’adolescenza e sperimenta la mancanza di empatia ma anche emozioni estreme, che possono condurre all’autolesionismo e, in extremis, al suicidio. Chiara Colamorea ha, inoltre, chiarito cosa, o meglio chi si celi dietro il fenomeno del cyber bullismo.

Il cyber bullo è un individuo che ha un grave disagio interno, spesso isolato dai suoi contemporanei. Manifesta comportamenti aggressivi che lo spingono a prendersela con chi considera più debole (o più fortunato); ha spesso problemi scolastici. Le conseguenze di questo comportamento aggressivo saranno modi di agire antisociali nell’età adulta, problemi relazionali, isolamento e delinquenza. Esiste un sito di riferimento per chiunque abbia problemi di questo genere, provvisto di una linea di ascolto per chiedere un aiuto di qualsiasi genere: generazioniconnesse.it.

Un altro problema legato al web, che, tuttavia, non riguarda solo gli adolescenti, è la dipendenza da internet. Un vero e proprio disturbo, insomma, che colpisce chiunque ne faccia un uso spropositato che, in questo caso, diventa una vera e propria droga.

I sintomi di questo disturbo sono, per esempio, un senso di preoccupazione e inquietudine dovuta al distaccarsi da internet, spesso culminante in episodi di rabbia e fastidio o in stati di tristezza senza ragione. La difficoltà a relazionarsi con il mondo reale è un grosso limite dell’adolescente, più esposto ad incidenti di ogni tipo e alla paura immotivata di perdere il cellulare.

Chiara Colamorea ha concluso che queste sono conseguenze estreme e che tutto deriva dall’uso che si fa di internet che è, soprattutto, un’enorme risorsa. Per ultima, la docente Rosanna Ciccarone ha trattato il legame fondamentale tra la famiglia e la scuola, in quanto pilastri nella vita del ragazzo e fondamenti della sua educazione e crescita. La scuola ha il compito di insegnare al ragazzo come vivere con gli altri e offrire un’infarinatura di conoscenza che poi dovrà approfondire. Pilastri perché hanno il compito di rendere il ragazzo un cittadino consapevole e responsabile.

La prima agenzia comunicativa è la famiglia e, purtroppo, i problemi a cui l’adolescente andrà incontro sono determinati proprio dalla lontananza da questa struttura educativa.

Spesso i limiti della scuola e della famiglia consistono nel non comprendere che tutto sia mutato e in continuo divenire e che, con ruoli diversi ma assolutamente imprescindibili, le stesse devono aiutare i ragazzi a diventare gli uomini di domani.