La vita è una corsa ad ostacoli e il messia della dancehall c’insegna a saltare

Con Jump (World is in Trouble), il suo ultimo singolo, Sher B. ci offre un'ulteriore prova delle sue abilità, al servizio della missione salvifica della musica

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Jump (Word is in Trouble) è l’ultimo singolo del poliedrico cantante e polistrumentista Sher B.

Sher B., noto anche come Mario Spataro e Mr. Music, viene definito il “messia” della dancehall, sound che ebbe origine dal reggae in Giamaica verso la fine degli anni ’70. Sarebbe però riduttivo immaginarlo in modo monodimensionale: Sher B. è sicuramente una figura assai peculiare del panorama musicale internazionale.

La sua storia con la musica classica comincia da enfant prodige già a quattro anni, come pianista e organista. A 14 anni prende a studiare batteria e percussioni, componendo tra l’altro brani di jazz fusion e musica contemporanea.

Di rilievo l’incontro con Leigh Howard Stevens (inventore della tecnica per marimba che da lui porta il nome), incontro che lo spingerà verso le percussioni intonate. Sher B. si perfeziona quindi anche con altri grandissimi musicisti ed è vincitore di numerosi concorsi a livello internazionale.

Oltre all’insegnamento, Sher B. oggi è intensamente impegnato come cantante, pianista, percussionista, marimbista, solista e compositore, spaziando dalla classica al jazz.

Non ci si stupisce perciò che la realizzazione di Jump (World is in Trouble) sia stata interamente curata da lui. Vi è un ulteriore lato nella personalità carismatica di questo “Dr. Jekyll & Mr. Hide con il tocco di Re Mida”, che non nasconde di vedere la propria musica come mezzo di diffusione della sua opera messianica.

Primo piano è riuscito a intervistare questo artista straordinariamente poliedrico.

A Sher B. piace saltare?

Sì! “Jump like a Monkey in the Jungle!” Cosi canto nel brano, e vivo ogni giorno della mia vita. È inevitabile, non puoi rimanere fermo a guardare quando la realtà da dove provieni è dura! Ti guardi intorno ed è una giungla pronta a inghiottirti, pronta a stroncarti.

Ma la realtà del ghetto – qualunque essa sia – non deve spezzarti ma semmai rafforzarti. Devi saltare oltre quel muro e guardare lontano. Ogni ramo d’appiglio fa parte dell’albero della sapienza, e solo continuando a salire e a scalare ci si può nutrire dei suoi frutti, e arrivare al “food of thought” o “food of knowledge”, il cibo della conoscenza. “Saltando” sempre più in alto possiamo spezzare le catene, e finalmente essere liberi. È il male della nostra epoca, del nostro tempo, per cui liberiamoci dalla “schiavitù mentale”.

“JUMPate”, nel mio italianizzare il titolo in maniera goliardica, è un vero e proprio invito a saltare, in modo da arrivare a tutti, soprattutto qui, e cercando di provocare un effetto “butterfly”, venendo travolti da un iniziale tsunami sonoro. Poi però si ha modo di soffermarsi al sottotitolo del brano che potrebbe sfuggire, “world is in trouble” (“il mondo è nei guai”, ndr), e questo penso che la dica lunga…

Che genere musicale è il classredubmuffin?

Il classredubmuffin è il mio sound, è quello che sono, il mio passaporto. Essendo ipercritico verso me stesso, e molto maniacale, ho sempre avuto un approccio – anche nel riascoltarmi – abbastanza severo. Nel tempo mi sono accorto che, pur appartenendo indubbiamente a una categoria di genere, non mi si accostava nulla che era in giro, sia come metriche che come sonorità.

Non trovavo qualcosa che suonasse come me. Mi viene spontaneo fare il mio. E certo di musica ne ho sentita tanta: basti considerare che già da bambino, per potermi pagare le mie prime tune, importavo e distribuivo dischi dalla Giamaica, facendoli girare nella mia città. Magari ho semplicemente fatto convergere ciò che sono in un unico melting pot.

Cosa significa fare musica per Sher B., che sembra essere passato per così tanti generi musicali? Quali angoli del mondo della musica sta esplorando in questo momento?

In realtà non sono mai passato da generi musicali: forse la mia unica grande costante è che non sono mai cambiato né mentalmente né musicalmente. Sinceramente non credo nei cambiamenti: di sicuro sono passato da molti strumenti, o meglio, più che passato mi sono arricchito di nuove forme per dare “geometria” alla mia musica. Nel mondo della classica ho studiato infiniti repertori, ma al di fuori di questo ho sempre e solo fatto la mia musica, e credo forse che questa sia stata una benedizione.

Non ho dei costrutti quando faccio musica, sono semplicemente io. Ho sempre avuto forse una percezione della musica differente nel tempo e nello spazio, e spesso non sento la musica ma la vedo fino a toccarla: sarà forse per le caratteristiche del mio orecchio, di come funziona, ma non saprei dire come possa essere diversamente, sono nato così.

La mia musica ha sempre rispecchiato ciò che vivo: ogni composizione racconta una storia, la storia della mia vita. Ogni suono che esce da me è realmente ciò che sto provando in quel preciso istante, e spero davvero possa arrivare agli altri e far vivere le stesse sensazioni. Mi attira tutto, soprattutto l’ignoto e ciò dove dicono che non puoi arrivare. Non conosco il senso del limite, non voglio avere barriere o schemi.

Gli angoli del mondo della musica che sto esplorando? Non sono altro che angoli del mondo della vita e del tempo che passiamo su questa terra, per passare poi al prossimo livello…

Quali sono i problemi di questo mondo?

Per poter rispondere non basterebbero libri interi, la storia ne è un chiaro esempio. Eppure mai nulla riesce a cambiare, anzi si ripresentano sempre le stesse situazioni in epoche diverse. Se non facciamo qualcosa, la storia che ci hanno raccontato e che racconteremo avrà sempre le stesse trame e gli stessi personaggi, cambieranno soltanto nomi e scenari.

Istruire i giovani è il primo obbiettivo, e “rise up the time is coming”! il nome che mi han dato significa “gioia e prosperità”, con la musica devo compiere la missione che l’Altissimo ha voluto per me indicandomi la strada, il gregge diventa sempre più numeroso e al nostro passaggio una Torre verrà giù, e finché avrò fiato canterò nel suo nome e saremo sempre di più. “Da giovane per i giovani”. Time Will Tell.