Tra storia, cultura e paesaggio, l’anima “volitiva” del Sannio

Dal celebre cratere di Assteas, a Montesarchio, al grande presepe vivente di Morcone, un percorso alla riscoperta di una regione tra le più interessanti del mezzogiorno

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L’Italia interna sorprende per la sua eterogeneità. Al Sud, poi, nulla è monolitico: tutto ostenta sfumature e cromatismi diversi. Il Sannio, ad esempio. Terra varia e singolare. Lo capisci amando quelle lande forse ancora poco sponsorizzate dal turismo di massa, un po’ come la vicina Irpinia. Del resto, Sanniti e Irpini sono parenti che più parenti non si può, con tutti i dilemmi storiografici e antropologici che ne conseguono: rapporto padre-figlio (i primi generano i secondi) o, per così dire, fratello-fratello (comune origine grazie agli antichi Sabini)?

Il Sannio è stata poi terra vastissima, divisa tra Regno delle Due Sicilie e Stato pontificio. Per capirci di più, raggiungi allora zone arcaicamente importanti, strategiche. Prendi Montesarchio, oggi moderna e rampante, ma una volta capitale, con la città di Caudium, di una delle tribù sannite più importanti: i Caudini, che occupavano l’area sud-ovest del Sannio. Ritornano alla mente le celeberrime “forche caudine”, luogo di disfatta per i romani nel 321 a.C.

Il Taburno che domina su Montesarchio

In merito alla loro esatta localizzazione, la questione resta insoluta e i campanilismi, tra centri beneventani ma anche casertani, si sprecano. Ma siamo sicuramente qui, il territorio è quello tra Taburno e ultime catene del Partenio e poi tra gole, passi, piane, strette. Una geologia che giocò a favore degli autoctoni e spaventò e imprigionò i romani.

Montesarchio è terra volitiva, da sempre fedele a istinti di crescita e sviluppo, sin da quando, sotto il Taburno, le popolazioni fondavano centri abitati sui vari poggi. Si riconoscono chiaramente, così, il centro longobardo e l’attuale cittadina, più a sud. Entrambi, naturalmente, guardano devoti il Taburno, monte austero, tecnicamente un massiccio calcareo isolato dell’Appennino campano.

Il Taburno è indubbiamente l’anima di questo paesaggio; racconta e narra tutto di queste genti: la mentalità appenninica, quella di chi doveva sempre darsi da fare nella storia dopo i terremoti, quella sempre attiva e dinamica e mai fatalisticamente ferma.

Il “cratere” di Assteas

Anche qui, i territori avvicinano e così l’avellinese San Martino nella valle caudina già si guarda dalla famosa e bella torre medievale di Montesarchio.

Se San Martino fu cara a Matteo Renato Imbriani, uno dei massimi protagonisti meridionali del Risorgimento, terra in cui egli scelse di morire, un’altra personalità di primo piano soggiornò, con decisamente meno gioia, nella torre citata, carcere sotto i Borboni: Carlo Poerio. La torre vive dove viveva l’antica Caudium, siamo dunque nel bel mezzo dei lasciti del potere sannitico. Ecco, se si vuol capire il Sannio, la sua anima, i suoi paesaggi, i suoi borghi, è qui che occorre arrivare.

Lo dice anche l’ormai celebre vaso di Assteas (IV secolo a. C.), un cratere, utile per mescolare acqua e vino durante i riti simposiaci. Assteas fu un artista greco, lavorò nella famosa Paestum, tra i più noti e fecondi pittori a figure rosse della Magna Grecia. Un gioiello, una rarità. Amato su tutti da Vittorio Sgarbi, che qui più volte si è recato, il vaso arricchisce un’area già nota agli esperti e agli appassionati per il Museo archeologico nazionale del Sannio Caudino, allocato di fronte alla torre, presso il castello.

Il castello di Morcone innevato (foto: Guido Ansaldi)

Riemerso dall’antica sannita Saticula negli anni ’70 (odierna Sant’Agata de’ Goti), fu ritrovato da un operaio edile e poi ha attraversato una lunga ed incredibile storia. Si pensi: fu persino venduto sul mercato nero per un milione di lire e un maialino.

E parliamo di quello che per tanti è “il vaso più bello del mondo”. Un paesaggio e la sua anima raccontati, dunque, anche dal Ratto di Europa, mito che straordinariamente vi campeggia e che enuncia l’humus fondante di questo territorio, oltre gli attuali confini comunali, oltre ogni angusto limite.

Se il Sannio avesse un cuore, probabilmente, esso soggiornerebbe, cullato dai secoli e dalla bellezza, in quel vaso. Ma il Sannio ha tante anime ed ecco la suggestiva Morcone, più a nord, sulle falde del Mucre e nella valle del fiume Tammaro (qui vi consigliamo anche un bel laghetto, quello appunto di Campolattaro-Morcone).

Il castello di Morcone innevato (foto: Guido Ansaldi)

Siamo nel Matese, terra dove due regioni e ben quattro province s’incontrano: Campania e Molise, Benevento, Caserta, Campobasso, Isernia. Qui, terra dove nel vetusto ma grazioso convento cappuccino visse anche padre Pio da Pietrelcina, da decenni si svolge uno dei presepi viventi più belli e attraenti di tutto il sud.

Ogni angolo del territorio è esplorato dalla sacra rappresentazione e qui accorrono da ogni parte, anche dalla Puglia, dalla Lucania, dal Molise stesso e da tutta la Campania. Morcone è un po’ la “Betlemme italiana”, come ormai è stata rinominata in virtù di questa mirabile impresa a cui partecipa tutto il paese.

Il presepe vivente di Morcone (foto: Guido Ansaldi)

Ogni anno, ben 200 figuranti s’impegnano per ricreare gli ambienti della Palestina del I secolo, puntando sulla conformazione rocciosa del terreno e ricavando spazi, spesso ristretti ma proprio per questo fascinosi, all’interno del centro storico. Genius loci è, dunque, anche questo: un paese-paesaggio (stesso etimo, guarda un po’) che vive profondamente ciò che gelosamente ha da custodire e che vede nel suo aspetto caratteristico, nel suo scenario naturale e nelle qualità di ciò che ha geologicamente e culturalmente ereditato, il suo inestimabile patrimonio di valore.

Morcone, che è anche nota come terra dei mulini costruiti a ridosso dei suoi poetici ruscelli e fiumiciattoli, è così terra in fermento. Ancora una volta, come la stessa Montesarchio e tanti centri del beneventano e di tutto il mezzogiorno, emblema di aree interne che non si arrendono e che nelle bellezze trovano il pretesto per attirare visitatori e plasmare con amore presupposti di creativa, originale e autentica rinascita.

Nell’immagine in alto, il castello di Montesarchio