Le culture del “mare nostrum” nell’abbraccio della musica

"Di voce in voce", al Traetta di Bitonto, si conferma palcoscenico tra i più interessanti della musica etnica e popolare del bacino mediterraneo

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Il Mediterraneo abbraccia le genti e anima le terre che bagna. Il legame dei popoli che abitano attorno è espresso dalla mescolanza dei linguaggi artistici, corsia preferenziale di unione e fratellanza. Su tutto e tutti risale la musica, con il suo espandersi al di là delle frontiere fisiche e politiche, come una guida suprema, un richiamo ancestrale. Anche nell’ambito chiuso e raccolto del Traetta, è sembrato raggiungere dimensioni intangibili di spazio e tempo, con le note che sono scale di ascendenza emozionale; le voci, motrici di bellezza.

La decima edizione del festival diretto da Giuseppe De Trizio, “Di voce in voce” è stato un ritaglio d’infinito, un canto di mare in un passaggio d’autunno. Approdata da qualche anno a Bitonto, ad arricchire il già fitto calendario di festival, la rassegna è una selezione raffinata ed esclusiva di proposte musicali che, partendo da una salda appartenenza alle culture del Mediterraneo, recuperano significati, ricercano espressioni, formano unicità. Sostenuta dalle città di Bari e Bitonto e da Pugliasound, la tre giorni di musica è stata anche stavolta costruita nei minimi dettagli dai Radicanto, formazione barese attiva dalla fine degli anni ‘90.

Le culture del "mare nostrum" nell'abbraccio della musica

È stata la vocalist del gruppo, Maria Giaquinto, a dare il via al festival, venerdì 5 ottobre, proponendo brani di matrice popolare conditi di citazioni e aneddoti. Da “U’ pisci spada” e “Malarazza”, dell’indimenticabile Domenico Modugno, alle opere tratte dalla tradizione pugliese, abbracciando temi universali come l’amore e la libertà. Un interessante progetto, sempre nella prima serata, è stato presentato da Chiara Casarico, cantante e attrice siciliana.

Lo spettacolo “Rosa di Licata” è la storia musicata di Rosa Balistreri, donna che negli anni ‘70 del secolo scorso ha conosciuto il riscatto artistico, dopo una vita difficile, fatta di sfruttamento e povertà.

Le culture del "mare nostrum" nell'abbraccio della musica

Nella seconda serata, “Di voce in voce” ha aperto una finestra sul jazz con il trio del pianista Emanuele Coluccia. L’accompagnamento ritmico è stato affidato al contrabbassista Giampaolo Laurentaci e al batterista Dario Congedo. Il musicista salentino ha presentato l’album “Birthplace”, in prima assoluta: il racconto di un “ritorno a casa” con brani inediti più la rivisitazione di Azzurro, notissima canzone di Paolo Conte. Dal jazz al folk, con il gruppo Uaragniaun di Altamura che ha presentato “Cilla cilla”, album che prende il nome dal ritornello di una ballata popolare murgiana. Sostenuto dalla voce di Maria Moramarco, tra filastrocche della tradizione locale e favole antiche, il concerto ha sparso leggerezza e stimolato riflessioni.

Le culture del "mare nostrum" nell'abbraccio della musica

Terza giornata, domenica. Una pioggia leggera ha bagnato le strade del primo fine settimana di un ottobre mite. In teatro ha così trovato rifugio, oltre che il conforto della buona musica, il pubblico accorso per l’appuntamento finale del festival. L’apertura è stata affidata ad altri raffinati musicisti provenienti dal Salento: Claudio Prima, all’organetto, e Rachele Andrioli, alla chitarra e, soprattutto, all’interpretazione vocale di brani che hanno attraversato l’oceano passando, dall’Andalusia al Brasile di Hermeto Pascoal e Chico Buarque. E poi valzer, tarantelle e un omaggio a Mia Martini.

“Sigillo di garanzia” dell’evento, l’esibizione dei Radicanto con Raiz, al secolo Gennaro Della Volpe, cantante e attore napoletano, già voce degli Almamegretta. “Neschama” il nome del progetto proposto da un sodalizio avvolgente, a tratti struggente, nel canto tutto anima che trae l’essenza dalla musica della tradizione sefradita. Contaminazione, fusione, scambio. Tutto racchiuso in un insieme acustico: l’oud di Adolfo La Volpe, i flauti traversi di Giorgia Santoro, la chitarra di Giuseppe De Trizio e le percussioni di Francesco De Palma. E quindi la voce di Raiz, che s’incunea nelle regioni più profonde dell’universo umano. Dalle sonorità vocali degli ebrei di Spagna alle rielaborazioni di classici napoletani, il suo canto artiglia e graffia, in un’eco di coesistenze, un afflato di autenticità.

Le immagini sono tratte dal concerto dei Radicanto con Raiz (foto Massimiliano Robles)