“Sono un funambolo sulla corda delle note”

Il cantautore novese Stona lancia il singolo "Storia di un equilibrista", che prelude all'album dal medesimo nome, realizzato con Guido Guglielminetti

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Storia di un equilibrista è l’ultimo singolo del cantautore Stona, che prelude all’album dal medesimo nome in arrivo ad ottobre. Il disco nasce dall’incontro del cantautore novese con Guido Guglielminetti, noto per essere tra l’altro produttore e bassista di Francesco De Gregori, e che ha dato un contributo essenziale. A partecipare al lavoro ci sono, quindi, musicisti importanti come Elio Rivagli, alla batteria, e Carlo Gaudiello, al piano.

Il cantautore Massimo Stona esordisce nel 2007 ed è tra i vincitori di Una voce per Sanremo 2008; nel 2012 il suo primo album, È il viaggio quello che conta. Nel 2017 l’incontro con Guglielminetti e quindi la vittoria al Biella Festival con Belladonna, oltre al premio come miglior autore emergente ai FIM Awards nel maggio di quest’anno.

"Sono un funambolo sulla corda delle note"

Stona si sente funambolo?

Assolutamente sì! Oggi più che mai mi sento un funambolo in campo artistico e gli artisti tutti, in generale, sono in una posizione di equilibrio instabile su di una corda, a passo lento o veloce. Tutto è compresso, spinto al massimo e i tempi sono strettissimi; il pubblico, i talent e lo streaming decidono da un istante all’altro per noi ed è un attimo fare un passo falso e cadere. Ma questo accade sicuramente anche nella vita di tutti i giorni, negli equilibri che cerchiamo disperatamente di mantenere, nei rapporti con gli altri e prima di tutto con noi stessi.
In origine il brano si intitolava solo “L’equilibrista”, ma andando avanti ci sembrava sempre più chiaro quanto la canzone fosse personale, la mia storia: per cui abbiamo optato per “Storia di un equilibrista” sia per il singolo che per l’album.

La fune di Storia di un equilibrista viene definita un “aiuto”. 

La fune è un po’ il fulcro di tutto, forse rappresenta la concezione di equilibrio stesso: è per forza un aiuto e sono “teso” come lei mentre la utilizzo come mezzo per andare avanti. Forse il nostro equilibrio mentale o fisico, che sia legato a qualcosa di tangibile o meno, ci mette comunque in condizione di dover avere una leva sulla quale fare forza per poter funzionare.

Quando è nato questo incontro tra Stona e Guido Guglielminetti?

Presso il suo PSR production studio recording di Peveragno (Cuneo), circa un paio di anni fa. Durante l’anno svolge dei corsi di produzione musicale, rivolto principalmente agli autori e compositori; mi sono presentato con una demo voce e pianoforte di un brano che avevo in un cassetto e al quale non riuscivo a dare forma. Siamo partiti da lì e la cosa si è poi evoluta in un discorso più ampio, fino a quando timidamente un giorno sono finalmente riuscito a chiedergli se volesse produrmi un album.
Quando mi ha detto che in base al materiale a disposizione che gli avevo portato, la cosa era più che fattibile, quasi non ci credevo! Ma oggi eccoci qua, con dieci tracce fantastiche, fra le quali quella demo voce e pianoforte che avevo messo da parte e che oggi è uno dei miei brani preferiti del disco.

Cosa cambia nella musica di Stona?

Mi sono avvicinato col tempo alle sonorità più acustiche e latine con tantissimo materiale pronto da registrare. L’incontro con Guglielminetti è stato fondamentale: la differenza è stata proprio la sua produzione raffinata, elegante. Di comune accordo è molto lontana dal mainstream attuale, per dare spazio e voce ai miei testi, alle storie che voglio raccontare e alla voglia di fare musica divertente da suonare.
E infatti sono arrivati anche i riscontri con la vittoria al Biella Festival, il premio del Nuovo IMAIE e i FIM AWARDS come migliore autore emergente del 2018.

Cosa possiamo attenderci dal disco in arrivo?

Il disco sarà ricco e vario sia di argomenti sia di generi musicali: dalle sonorità più acustiche e latine tocchiamo il funky, il pop elettronico e la canzone d’autore. Ma sempre con un filo conduttore che lega tutti i brani, rendendo il disco assolutamente omogeneo e distinguibile. Tocco temi comuni alla nuova generazione di quarantenni, inchiodati fra i tempi morti sul divano davanti alle consolle, all’amore che se ne va, lasciandoci con le bollette da pagare; ai tempi stretti dello streaming fino a storie inverosimili di manichini che ci osservano di nascosto dalle vetrine dei negozi o nei camerini. Insomma ne vado molto fiero e non vedo l’ora di farvelo ascoltare!