Il Trovatore “svelato” al suo pubblico

Primo appuntamento con le guide all'ascolto del capolavoro verdiano, in programma il primo settembre a Lama Balice per il Bitonto Opera Festival

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Il Trovatore, come gran parte delle opere liriche la cui fama è direttamente proporzionale alla capacità di penetrare sin da subito nell’animo del pubblico e di instaurare con esso un fecondo dialogo, rimane, a distanza di più di un secolo e mezzo dal suo debutto al Teatro Apollo di Roma (precisamente nel 1853), un testo aperto, stratificato, vivo. Fatto delle ispiratissime invenzioni musicali di Giuseppe Verdi, di bel canto, di grandi performance e di maestosi allestimenti scenici, ma anche di un impianto drammaturgico che potremmo definire per molti versi archetipico, suscettibile di una pluralità di letture e di una incessabile ri-attualizzazione.

È con questo spirito di disvelamento della complessità e della validità dell’opera – operazione utile per stimolare ulteriori approfondimenti e favorire dunque una più puntuale comprensione – che, in vista della messa in scena prevista a settembre nell’anfiteatro naturale “Lama Balice” nell’ambito del Bitonto Opera Festival, l’associazione “La Macina” ha previsto, come di consueto, le tradizionali “guide all’ascolto” a Palombaio e Mariotto.

Cominciando dalla frazione più vicina alla città dell’olio, dove ieri sera è stato presentato il primo dei due appuntamenti di “Aspettando Il Trovatore“, realizzati per il terzo anno consecutivo in collaborazione con Just Imagine, associazione che si occupa della diffusione della cultura cinematografica, e con la partecipazione del Coro lirico giovanile “Città di Bitonto”, con le esibizioni del mezzosoprano Annamaria Ressa, del soprano Anna Milella e del baritono Michele Bisceglie, accompagnati al pianoforte dal maestro Emanuele Petruzzella.

Attraverso un breve excursus filmografico si è cercato di dar conto della grande vitalità del melodramma verdiano, a partire dalla fedele trasposizione cinematografica dello specialista del film-opera Carmine Gallone (1949) per finire alla dissacrante citazione di Sam Wood e dei fratelli Marx in “Una notte all’opera” (1935), passando per l’indimenticabile incipit di “Senso” (1954), in cui Luchino Visconti mette in relazione dialettica Il Trovatore con le vicende, storiche ed amorose, narrate nel film. Una vitalità, che come si diceva, ben si presta a decodificazioni che possono riguardare da vicino la nostra contemporaneità.

Guida all'ascolto
Un momento della guida all’ascolto

Basti pensare al motore dell’intreccio – ricavato dal dramma di Antonio García Gutiérrez El Trovador e ridotto a libretto da Salvadore Cammarano su suggerimento dello stesso Verdi – ovvero alla tragica storia della zingara Azucena, costretta ad assistere inerme al rogo della madre, accusata dal conte Di Luna, nobiluomo aragonese, di aver praticato un maleficio su uno dei suoi figli.

E per questo spinta ad un irrefrenabile desiderio di vendetta che la porterà, per un terribile sbaglio, a gettare tra le fiamme il suo stesso figlioletto, scambiato per l’oggetto della sua cieca rappresaglia: Manrico, il trovatore appunto, il figlio del Conte che aveva rapito per ritorsione e che poi crescerà come sangue del suo sangue finché il destino non li separerà. Una donna, dunque, doppiamente vittima della crudeltà dell’uomo, di una insensata brutalità, incanalata, come spesso accade, verso un comodo capro espiatorio.

Per non parlare della commovente devozione filiale di Manrico per la madre putativa o del suo tormentato amore per Leonora, nobildonna che deve contendersi con il conte. Tutto concorre alla costruzione di una narrazione mitologica che è poi alla base del successo universale dell’opera e che merita di essere, almeno in parte, esaminata, se si vuole davvero apprezzare una messa in scena de Il Trovatore.

Perché, “l’opera, che alla metà dell’800 segnò un primo momento di passaggio e di consapevolezza, oggi può rileggersi alla luce delle nuove esigenze”, come ha ben rimarcato il maestro Andrea Gargiulo, direttore artistico di “Musicaingioco” – l’associazione culturale che dona lezioni e strumenti musicali a bambini e ragazzi che vivono situazioni di disagio socio-economico o presentano disturbi dell’apprendimento – e collaboratore d’eccezione del festival, nell’ambito del quale si esibirà con il suo trio in un concerto gratuito dal titolo “Verdi in jazz”. Ecco, oggi più che mai abbiamo un urgente bisogno di materiali capaci di resistere al consumo dell’attimo e a facili strumentalizzazioni. Che offrano insomma le preziose opportunità della rilettura, della riflessione, che ci parlino dell’umanità e del mondo che, a tratti indegnamente, si ritrova ad amministrare.

In alto: Un frame di Senso (1954), film di Luchino Visconti che si apre con l’esecuzione della celebre cabaletta “Di quella pira” al Teatro La Fenice di Venezia