Dove va l’Europa? Ce lo spiega l’arte

Il liceo scientifico artistico di Bitonto con un liceo francese, uno rumeno e un altro lituano, riscopre la "vocazione europea" grazie all'incanto delle opere di Cézanne, Vasarely, Brâncuşi e Čiurlionis

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Confronto culturale e autentica relazione. Coi ragazzi attivamente partecipi e protagonisti. “Erasmusplus Making Art Together Brings Us Closer” è il nome di un progetto Erasmus davvero entusiasmante che ha coinvolto, da novembre 2017 sino alla fine dell’anno scolastico, il liceo scientifico artistico “Galileo Galilei” di Bitonto, unica scuola italiana assieme ad un liceo francese (Luynes), uno rumeno (Cluj-Napoca) e un altro lituano (Marijampolė).

L’attività prende origine dall’osservazione della realtà del “vecchio continente” da parte delle scuole europee. Dove va l’Europa? La domanda che si fanno la cultura e la politica, declinando risposte nei modi più disparati, da oggi se la pone anche la scuola.

“The current difficulties, political and symbolic, of European integration”, si legge nel testo del progetto approvato dall’Ue. La bellezza e la creatività specificatamente europee.

Una strada importante all’insegna di un ritrovarsi che si è dimostrato complicità intuitiva e realmente culturale. L’obiettivo principale è stato far sorgere nei ragazzi delle quattro scuole, e attraverso loro negli altri adolescenti, l’incanto della creazione artistica, in primis nello stupore di fronte alle opere di Cézanne, Vasarely, Brâncuşi, Čiurlionis.

L’arte per capire, insomma. Arte e lettura del mondo. Ma arte intesa anche come pratica realizzazione. Ed ecco così l’impegno manuale dei ragazzi: disegni, dipinti, murales, grazie ai vari “ateliers” organizzati direttamente nelle quattro scuole.

Non solo. Si è pensato anche a performance di recitazione, canto e danza. A Bitonto tutto ciò ha avuto luogo sul palco del Traetta, in un recital impostato sulla forma sinestetica dell’arte, permettendo l’emersione positiva di talenti, inattesi e magari ingiustamente sepolti o taciuti.

Ogni scuola ha anche girato un episodio del film “Cercando Matbuc”, personaggio eponimo che ha ispirato studenti e docenti alla scoperta dell’arte, vero unico linguaggio universale che unisce donne e uomini del mondo, popoli con idiomi diversi, tradizioni e fedi differenti.

Nel cortometraggio italiano “Waiting for Matbuc” ogni ragazzo ha recitato nella propria lingua (con sottotitoli in inglese, lingua veicolare del progetto), proprio per sottolineare che l’arte può diventare quasi l’esperanto (e così la speranza) dell’umanità.

Il progetto s’inserisce nella lunga tradizione europeista del Galilei di Bitonto. Respiro oltre confine, il segno di una scuola dotata di afflato europeo. Dal progetto Comenius ad Erasmusplus, più di un ventennio di iniziative, grazie all’intuizione, a suo tempo, della docente Amelia De Capua. Un testimone poi passato alla professoressa Carmen Stragapede. Attuale traghettatore (perché i docenti passano e l’esperienza continua) è il docente Giuseppe Ungaro.

“Il nostro liceo ha sempre puntato sui giovani, cercando di farli crescere in una reale weltanschauung europea a vivo contatto con le diverse culture dei Paesi dell’Unione – afferma Ungaro-, il che permette di superare pericolosi stereotipi o, peggio, pregiudizi, come quelli a detrimento del popolo romeno. Per realizzare questa mission si è preferito far viaggiare più studenti che docenti, soprattutto negli ultimi anni”. Da parte del docente, infine, un ringraziamento ad Anna Dagostino che, col suo staff di segreteria, ha svolto un prezioso lavoro.

La preside Angela Pastoressa, in linea coi dirigenti che l’hanno preceduta, ha creduto nel progetto sostenendo l’impegno dei docenti coinvolti, gli studenti che hanno collaborato alla sua piena realizzazione, i genitori, senza i quali nulla sarebbe stato (né è) possibile.

I ragazzi, già sensibili e poi ancor più sensibilizzati, hanno trovato nell’arte percorsi nuovi di crescita.

Verrebbe da dire, con la frase finale del film “Cesare deve morire”: “da quando abbiamo vissuto l’arte, non possiamo più vivere senza”.