Da comunità operose a borghi fantasma

Il fascino misterioso di Monteruga e San Crispieri, nel sud della Puglia, tra chiese dirute e opifici abbandonati, in cui risuona l'eco di un passato fiorente

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Andar per borghi, già. Da settimane raccontiamo su queste pagine alcuni aspetti del Sud, terra talvolta di abbandoni e spopolamenti. Con qualche speranza. Si pensi a Badolato, provincia di Catanzaro: dal rischio scomparsa al ripopolamento, grazie ad un’immigrazione che in Calabria, almeno qui, è diventata reale integrazione.

Si pensi poi anche a Sadali, provincia del sud della Sardegna. Qui il borgo rinasce grazie a serie politiche di incentivi alla natalità e, poi, con una proposta di ecovillaggio e bioedilizia. Ma restiamo per ora in Puglia. E parliamo di borghi o luoghi, invece, ormai “fantasma”, aree che per cause diverse sono piombate nell’abbandono.

Tra l’altro, si parla, grazie al poeta Franco Arminio che ne ha fatto il suo dogma e la sua scelta di vita, della “paesologia”, una sorta di scienza in versi dell’opzione paese-borgo come prospettiva di crescita del Sud, fuori di ogni logica meramente turistica. Il paese come anima, nel senso di Pavese, non tanto e non solo come estetico bozzetto. E si parla da tempo anche di “abbandonologia”.

Vi raccontiamo così, in pillole, due luoghi disabitati pugliesi. Non propriamente degli ex paesi. Luoghi, appunto. Precisamente, una contrada e una chiesa diruta.

Partiamo dal leccese. Ecco Monteruga, l’insolito Salento dell’abbandono. Quella salentina è terra vasta. Parli di Salento e hai in mente il barocco, il mare, la natura, i tantissimi paesi. La Taranta, toh. La Grotta della Poesia a Melendugno. E tanto altro.

Da comunità operose a borghi fantasma
I ruderi di Monteruga a Veglie (Lecce) con, sullo sfondo, la chiesa di Sant’Antonio Abate. Foto Paky Cassano

Un particolare giro attraverso la comunità abbandonata e ormai piuttosto fatiscente di Monteruga, a Veglie, sorprenderà invece di molto il visitatore. Un triste silenzio ha coinvolto inevitabilmente quello che era un borgo rurale novecentesco anche piuttosto fiorente. Classico sito colonico fascista, oggi ammasso di ricordi che il tempo e l’incuria stanno sfinendo.

Sorge attualmente entro una proprietà agricola privata. Dove da un po’ si è più selettivi nel permettere l’ingresso ai curiosi. La chiesa di Sant’Antonio Abate testimonia il passato e il passaggio comune di quella che era l’unica frazione di Veglie. Immagini i riti, immagini le vite, pensi ai volti. Si arrivò a toccare anche quota 700-800 abitanti. Lento l’inesorabile e così, attraverso l’Eni prima e addirittura propositi di rinascita a cura dell’imprenditore Zamparini poi, Monteruga oggi si presenta in tal guisa. In sintesi, non un vero e proprio “paese fantasma”, ma certo un posto dove chiaramente si ode l’eco dei lasciti delle genti. Per questo il posto merita una visita. Tra storia ed economia ieri fiorenti, oggi silenti.

Ti sposti in realtà non di molto e altre rovine improvvise ti attendono nella piccola Faggiano (Ta), siamo vicinissimi alla zona delle marine joniche di Lizzano e Leporano. Faggiano, paese tra i più piccoli della provincia di Taranto, serba una piccola e quasi interamente distrutta chiesetta nella frazione di San Crispieri, dedicata a Santa Maria di Costantinopoli. L’abbandono, ecco. Quel senso d’addio e però di visione viva. La chiesa è sulla strada. Da una parte hai il piccolo poggio del “capoluogo” Faggiano, dall’altra hai questa struttura antica. La scorgi, ti affianchi. E fai compagnia all’abbandono. Scenario quasi macabro e dunque fascinoso, la chiesetta attrae chi passa di qui.

Faggiano? Beh. Viva la sincerità: poca roba. Bel borghetto caratteristico, armonico. Per il resto, bellezza discreta e silenziosa a parte, poco da raccontare. Oddio: vi parrà mica niente al giorno d’oggi?

Nella foto, in alto, la Chiesa di Santa Maria Costantinopoli a San Crispieri, frazione di Faggiano. Foto: Paky Cassano