I Fiori di Mandy in versione “senza filtri”

Il secondo disco della band alternative rock di Oristano, "Carne", è stato realizzato in presa diretta ed è un inno alla libera espressione delle emozioni

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Carne è il secondo disco della band oristanese I Fiori di Mandy. In questo Ep, composto da brani che sono veri e propri sfoghi, il gruppo alternative rock si presenta al pubblico senza filtri e con un approccio live, avendo scelto di effettuarne la registrazione in presa diretta.

Il nome del disco è una dedica al quadro che compare sulla copertina del disco, un’opera del pittore oristanese Tonino Mattu. Il dipinto mostra un soldato tedesco della seconda guerra mondiale: la sua immobilità e la quasi assenza di colori contrastano con il rosso sangue che esce dal suo orecchio. Non meno viscerale è il videoclip del brano Invadere, che è anche un vero e proprio esperimento: il regista Simone Cireddu lo ha realizzato riprendendo un bambino lasciato libero di reagire alla canzone, solo in una stanza. Tra i pezzi che compongono Carne si segnala anche Karter, che trae ispirazione dalla storia del boxeur di colore Rubin “the Hurricane” Carter, ingiustamente incarcerato per vent’anni.

I Fiori di Mandy nascono nel 2016 dall’incontro di Edoardo Mantega (voce e chitarra), Luigi Frau (basso) e Raffaele Mura (batteria). Dopo una partecipazione al festival Rockas 2016 e la vittoria nel contest Rock in contea, esce il loro Ep d’esordio, Radici.

I Fiori di Mandy in versione "senza filtri"

Cosa ha ispirato la creazione di Invadere?

Come sempre nei nostri pezzi c’è uno sfogo di qualcosa che non ha una partenza e un punto di arrivo chiaro: sono emozioni in libera uscita, e per Invadere non è stato diverso. Andando più nel particolare, nel pezzo si può riscontrare rabbia, ampio senso di soffocamento, voglia di gridare un malcontento che in altri modi non sarebbe possibile esternare. Si parla, pur lasciando libera uscita e interpretazione alle immagini che testo e musica vogliono regalare, dell’odierno che “soffoca” e tende a standardizzare all’estremo la naturalezza dei comportamenti, delle continue invasioni attuate giorno dopo giorno sia in qualità di soggetto attivo che passivo, della velocità meccanica del vivere questioni sentimentali attraverso asfalto e luci, difficoltà e impedimenti di vario tipo.

I brani di Carne sono sfoghi, con un tratto quasi “espressionista”

Lo sfogo è vitale per I Fiori di Mandy, perché racchiude esattamente quella che è la nostra idea di creare: un bisogno, prima e più di ogni altra cosa. È esplorare, in maniera completamente naturale, ciò che di noi non ci è dato di vedere; è uno stato di grazia che solo tramite musica e parole riusciamo ad ottenere. Raccontiamo di noi nella nostra musica, di quello che vediamo, nulla di più. È ammettere la morte, la fragilità e trovarci forza e senso nello stesso momento. Nel nostro processo creativo, solitamente è la musica a nascere prima dei testi, ma anche questo può variare.

I Fiori di Mandy in versione "senza filtri"

Karter è uno dei brani più intensi di questo disco

Karter risponde a quel tratto “espressionista” notato in precedenza. Il testo vuole far arrivare determinate immagini a costruire un disegno variopinto nel cuore di chi ascolta. Ma non solo. Karter parla della difficoltà di certe situazioni, dell’impossibilità che talvolta può riscontrarsi affrontandole; parla di accettazione di un dolore. Rubin era in questo senso un’immagine molto forte da riprendere, emblematica. Creando un parallelo, si arriva al lato autobiografico, una storia d’amore piena di dolore ed impossibilità, un’invocazione alla madre, continua, mai sazia.

I Fiori di Mandy in versione "senza filtri"

Carne, come indicano il titolo e la presa live, è un disco viscerale

Sicuramente la dimensione live è quella in cui meglio ci siamo trovati in questa prima parte della nostra vita musicale, e abbiamo fatto la precisa scelta di riportare tale condizione in entrambi gli Ep, anche se in modo diverso. Radici è stato registrato quasi totalmente in presa diretta in una mattina a pochi mesi dalla nostra nascita. Nell’ultimo lavoro, invece, abbiamo avuto non solo più tempo in studio, ma pure l’aiuto di un fonico fidato che ci ha permesso di realizzare i nostri desideri: partendo dal voler registrare in assenza di metronomo, e arrivando a concederci tempi, spazi e modi per improvvisare in studio. L’ultima parte di Tra le Storie, la Storia è un “improvvisare controllato” che sicuramente abbiamo più volte testato in live, come testimoniato nelle registrazioni del live a Rockas presenti in streaming nel nostro sito.

Sicuramente possiamo trovare le differenze tra i due Ep, nel fatto che Carne ha sì – come Radici – una forte impronta live, ma questa è stata coniugata con i vantaggi di una registrazione in studio. Il che con il precedente disco non è avvenuto, sia per mancanza di tempi e spazi che per una diversa concezione del “riportare il live in studio” che, a mio avviso, abbiamo maturato e meglio ci è riuscita in Carne. Con ciò sicuramente non voglio dire che avrei voluto registrare Radici nelle modalità di Carne, tutt’altro! Riteniamo infatti che le registrazioni siano un “imprimere il momento”, e in quel dato momento quella era la nostra condizione ideale.