“Il papa c’insegna che solo una chiesa povera può capire i poveri”

Con l’intervista a padre Mario Marino, responsabile della comunità dei frati minori di Japigia a Bari, prosegue il nostro viaggio tra istituzioni e associazioni cattoliche del capoluogo in vista dell’incontro col papa

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L’incontro ecumenico con papa Francesco, sabato 7 luglio a Bari, si avvicina a grandi passi. Così, la macchina organizzativa gira ormai a pieno regime.

Ad ogni parrocchia sono stati concessi dei pass che permetteranno l’accesso al lungomare per l’incontro di preghiera.

L’arcivescovo mons. Francesco Cacucci, nel suo ultimo messaggio ha definito Francesco, “Principe della Pace” e ha richiamato tutte le parrocchie, i movimenti e le associazioni ad una partecipazione attiva all’incontro col papa, nel quale sarà fondamentale la presenza di tutto il popolo di Dio.

Così, mentre cresce l’attesa, prosegue il nostro viaggio tra le realtà associative e parrocchiali del capoluogo. Dopo l’intervista ai responsabili dei gruppi scout Bari 3 e Bari 9, Massimo Trotta e Vanessa Serino, abbiamo incontrato padre Mario Marino, parroco della chiesa di San Francesco d’Assisi, nel quartiere Japigia, appartenente ai frati minori conventuali, impegnati quotidianamente a rinnovare la spiritualità del territorio.

"Il papa c'insegna che solo una chiesa povera può capire i poveri"
La chiesa di San Francesco d’Assisi nel quartiere Iapigia di Bari

Come e quando nasce la comunità conventuale francescana?
Operiamo nel quartiere Japigia di Bari da quasi cinquant’anni. Prima, eravamo presso la chiesa di San Francesco della Scarpa nel centro storico, dove oggi ha sede la Sovrintendenza ai beni culturali. Nel 1965 ci siamo trasferiti a Japigia dove è stata innalzata una magnifica chiesa dedicata al santo di Assisi, la prima del quartiere, definita la “cattedrale di Japigia”. La nostra presenza nel quartiere ha assunto una valenza storica significativa: tutti sanno che qui ci sono i frati e la vita scorre all’insegna della comunitarietà. Attualmente siamo otto frati e viviamo secondo la regola francescana del voto di povertà, obbedienza e castità. In via Gentile 92, sempre nel quartiere Japigia, è presente un’altra comunità di frati.

Quali attività svolgete sul territorio?
Noi siamo una presenza religiosa per il territorio. L’attività più bella di questa comunità parrocchiale è il sacramento della riconciliazione: tante persone giungono qui per confessarsi. La terza domenica di ogni mese, a partire dal 2005, la nostra parrocchia realizza l’iniziativa di carità della mensa dei poveri. L’attività fu approvata dal congresso eucaristico nazionale, perché esprimeva al meglio il concetto di carità: guardare l’altro con gli occhi di Dio.

Quali sono gli insegnamenti del pontefice che accogliete con maggior slancio?
Noi accogliamo il magistero del santo padre con devota obbedienza. San Francesco sottolinea con forza quest’aspetto: “essere sottomessi alla santa madre Chiesa”. C’è un episodio molto bello della vita di San Francesco in cui gli viene chiesto: “Che senso ha per te la vita sacerdotale?”. La risposta del santo di Assisi è: “Se io trovassi un sacerdote e un angelo, io bacerei le mani a un sacerdote, perché quelle sono mani che consacrano e donano il corpo di Cristo!”. Ciò che più colpisce di questo pontefice è l’attenzione, la franchezza e l’apertura all’incontro con l’altro. La sua scelta di chiamarsi come il poverello di Assisi è stato un segnale molto forte per la chiesa. Se la chiesa non si fa povera non può capire i poveri.

Cosa vi aspettate, in particolare, dall’incontro col papa?
Un dialogo, un abbraccio di pace e una chiesa che va incontro al prossimo. La pace è un obiettivo bellissimo ma occorre costruirlo nel cuore degli uomini. E’ un valore in cui tutti dobbiamo credere.

Come riproponete la regola francescana ai giorni nostri?
Andando sempre incontro all’altro. Francesco d’Assisi si è fatto servo degli altri. Tanti sono convinti che la sua conversione sia avvenuta davanti al crocifisso di san Damiano. In realtà, si è verificata durante l’incontro con il lebbroso. Tommaso da Cerano, primo biografo del santo, afferma che “tutto quello che prima era amaro e disgustoso, ora per Francesco è diventato bello e soave”. Ai giovani pongo sempre una domanda: “Sei felice?”. È così che li vuole Francesco d’Assisi, l’araldo delle feste, della gioia e della letizia.

Nell’immagine in alto, padre Mario Marino nel corso di un incontro al Rotary di Atamura – Gravina (foto murgiatime.it)