Sulla Luna c’è acqua e il Giappone prepara lo sbarco

L'identificazione di moganite in un meteorite lunare ha convinto un team di scienziati nipponici della presenza del prezioso liquido sul satellite terrestre, riaprendo la corsa alla sua conquista

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C’è acqua sulla Luna? La ricerca del prezioso elemento nel sistema solare è di grande interesse e, negli ultimi anni, ha portato a risultati assai rilevanti.

Risale a fine settembre 2015 l’annuncio della Nasa, l’ente aerospaziale americano, della presenza di acqua su Marte. È però l’intero sistema solare ad essere investito dalla presenza del composto: ad esempio, nelle comete che possono essere state fonte dello stesso per il nostro pianeta. E proprio agli inizi di questo 2018 risale il ritrovamento della più antica testimonianza di acqua per il sistema solare, contenuta in due meteoriti caduti nel 1998 in Texas e Marocco. Negli stessi meteoriti sono state rinvenute, per la prima volta, anche sostanze organiche insieme all’acqua.

Come ha spiegato Ellen Stofan, a capo degli scienziati dell’ente aerospaziale statunitense fino al dicembre 2016, “le attività scientifiche della Nasa hanno fornito negli ultimi anni un’ondata di scoperte incredibili sull’acqua, di ispirazione per proseguire l’indagine sulle nostre origini e sulle affascinanti possibilità di altri mondi, e sulla vita nell’universo”.

Il meteorite lunare NWA 2727. Foto di Masahiro Kayama, Università di Tohoku

Torniamo però all’unico satellite naturale della Terra, la Luna. Recentissima è una significativa scoperta, pubblicata su Science Advances e frutto di un team di scienziati giapponesi, guidati da Masahiro Kayama dell’Istituto di Ricerca di Frontiera per gli Studi Interdisciplinari dell’Università di Tohoku. Il team di studiosi avrebbe individuato della moganite in un meteorite lunare ritrovato in un’area desertica dell’Africa nord-occidentale.

La scoperta è significativa perché l’acqua è necessaria per la formazione di questo minerale, e si va così a rafforzare la convinzione che ci sia acqua sulla Luna.

Sezione del meteorite lunare NWA 2727. Foto di Masahiro Kayama, Università di Tohoku

La moganite è stata ritrovata solo in uno dei tredici meteoriti lunari considerati, il che confermerebbe le teorie del team, per cui il minerale non avrebbe potuto formarsi nel deserto africano. Come spiega Kayama, “se fosse stata l’azione degli agenti atmosferici ad aver prodotto la moganite nel meteorite lunare, il minerale avrebbe dovuto essere presente in tutti i campioni caduti sulla Terra all’incirca nello stesso periodo. Ma non è questo il caso”.

Schema di formazione della moganite, col ghiaccio al di sotto della superficie lunare. Illustrazione di M. Sasaoka, Sasami-Geo-Science

È la prima volta che la moganite viene rilevata in rocce lunari. I ricercatori affermano che i meteoriti proverrebbero da un’area della Luna chiamata Procellarum Terrane, e che la moganite si sarebbe formata attraverso un processo di evaporazione dell’acqua per effetto di una forte luce solare. Per Kayama, protetti dal sole, potrebbero abbondare cristalli di acqua ghiacciata al di sotto della superficie lunare. Il team stima anche la presenza della risorsa in quantità tali che i futuri esploratori della Luna ne avrebbero facile accesso, incrementando considerevolmente le possibilità che il satellite possa ospitare insediamenti umani e infrastrutture o, addirittura, industrie.

Sarà fantascienza? Il comunicato dell’Università giapponese parla di una prospettiva da realizzarsi nei prossimi decenni. Nel mentre, la Jaxa (Japan Aerospace Exploration Agency) sta prendendo in considerazione due missioni future sulla Luna. Con la prima si sbarcherebbe al polo alla ricerca di acqua, mentre con la seconda si campionerebbe la faccia nascosta del satellite.

Immagini dalla Galileo. Foto NASA/JPL

Lo studio Discovery of moganite in a lunar meteorite as a trace of H2O ice in the Moon’s regolith, opera di Masahiro Kayama et al., è stato pubblicato sul Volume 4, no. 5 di Science Advances (02 maggio 2018).