Le ferite ancora aperte dell’ormai ex Belpaese

Non solo un'autobiografia ma anche un atto d’accusa verso lo Stato, "La galera e l'esilio - Storia di un comunista", l'ultimo saggio di Toni Negri

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La casa editrice Ponte alle Grazie manda in libreria la seconda parte dell’autobiografia di Antonio (meglio conosciuto come Toni) Negri, a cura di Girolamo De Michele. Un tomo di oltre quattrocento pagine che si legge d’un fiato, proprio perché i fatti vissuti in prima persona da Negri trovano qui un ampio respiro dialettico e stilistico, un’agilità lessicale e di lettura che tutte le autobiografie senza fronzoli dovrebbero possedere.

Oltre che una mera autobiografia il volume è anche un atto d’accusa vero e proprio alle istituzioni dello Stato, le quali si sono rese colpevoli di aver modellato, plasmato, a tratti direi assimilato, le logiche della giustizia a quelle ben più rivoluzionarie della lotta politica (che è anche lotta di classe).

Sono tantissimi i punti che il volume tocca, dall’accusa di omicidio per la morte di Moro all’esilio parigino di un libero pensatore, che mai ha occultato per comodità la sua forma mentis e il suo modus operandi. Un intellettuale scomodo che è stato anche docente a Padova, un uomo che ha “soggiornato” in varie carceri, un uomo che – alla maniera di Gramsci – mai si è fatto irretire da più comode posizioni politiche e persino socio-antropologiche.

Ma sostanzialmente, e guai se così non fosse, questo è un volume il cui cuore pulsante è sempre il medesimo della lotta di classe e della dignità che dovrebbe ancora oggi assumere. La lotta sincera, e ingenua in parte, dell’operaio contro il potere borghese che tutto schiaccia, brutalizza, comprime, snerva della sua essenza sociale, perché è il “sistema” il mostro da abbattere, un golem di sozzura capitalistica e di oppressione verso determinate classi o popoli, un magma mefitico che lascia nell’angolo l’ideologia e la rende, per comodità, una forma di difettoso e spurio reducismo.

Ecco che si intrecciano le storie delle Brigate Rosse (delle quali Negri fu accusato di essere leader) con quelle di Potere Operaio e Autonomia Operaia, creature più propriamente “negriane”. E ancora il sottosuolo marcio dello Stato con le sue strategie della tensione per confondere e lobotomizzare intellettualmente l’opinione pubblica, la resistenza del pensiero che mai si lascia scalfire dalle pungiture al veleno adottate dal potere.

Cosa è stato dunque il “Teorema Calogero” se non l’accusa che i “professorini” di Autonomia Operaia subirono nel momento in cui vennero intesi come capi occulti del terrorismo brigatista? Una persecuzione che parte dal 7 aprile 1979, punto d’avvio del medesimo racconto di questo libro. Come recita il sottotitolo del volume è la storia di un comunista quella che Negri snocciola in queste pagine, una narrazione che poggia su tre movimenti quasi fossero cantiche dantesche (La galera, Diario di un’evasione, L’esilio).

Il libro è anche una storia di malagiustizia, di peccato di presunzione, di innocenza dimostrata perché frutto di un ideale, quello che oggi purtroppo – nel bene e nel male – si è avvitato su stesso al punto tale da scomparire.

Le ferite ancora aperte dell’ormai ex BelpaeseToni Negri-Girolamo De Michele
Galera ed esilio. Storia di un comunista
(Ponte alle Grazie, 2017, pp.450 – €19.50)