La città di Botone o la città in altura?

Dalla leggenda al fenomeno storico, un’indagine sul toponimo Bitonto

385
0
CONDIVIDI

Spesso rischia di cadere nella dimenticanza, o meglio nel disinteresse, la motivazione storico-etimologica che si cela dietro le origini del nome di un toponimo.

Sono dati di fatto le certezze sui nomi di città come Roma, Napoli, Milano, Torino. Se per le grandi città il discorso è acclarato, da più parti si cerca di nobilitare anche quei piccoli centri i cui toponimi nascondono però stratificazioni storiche non indifferenti.

Agli studi e alle curiosità, in questo senso, non sfugge certo Bitonto. Una questione che può interessare tanto il cittadino curioso quanto il turista desideroso di conoscere la storia del paese visitato. È importante comprendere i fenomeni storici e culturali di un centro, soprattutto cercando di riconoscerne le autentiche ragioni fondative. Botuntum o Bytontinon: sono queste le due antiche accezioni in lingua romana e greca del toponimo. Perché è stato scelto questo nome? Diverse sono le spiegazioni che giustificano la scelta. Esemplare fonte di studi è, su questo, il “Lessico dialettale bitontino”, scritto da Giacomo Saracino, rivisto ed ampliato da Nicola Pice.

Un libro esaustivo rivolto a spiegare le origini dei termini dialettali e tra questi proprio il tanto famoso “Vetònde”.

Una prima spiegazione del toponimo Bitonto deriverebbe dal generale illirico (odierna Albania) Botone che, si pensa, abbia fondato la città in epoca prelatina. Il greco Bytontinon significherebbe allora “di Botone”, inteso le “genti di Botone”. Su questa ipotesi aleggia, però, parecchia leggenda.

La città di Bitonto è stata oggetto di una stratificazione storica non indifferente: prima i peuceti, poi la destrutturazione a seguito dell’arrivo dei romani e la trasformazione, in ager publicus (agro pubblico). Bitonto non si è fermata ai romani, ma ha subito l’influsso di bizantini, normanno-svevi, angioini, austriaci e spagnoli.

L’influsso peuceta lo si evince dal suffisso “ntum” di Botuntum (come Tarentum). Ma “byto” resta forse ancora realmente ignoto. Ci giunge in soccorso, tuttavia, lo studio della numismatica. Le monete sono la testimonianza più antica del nome Bytontinon/Botuntum: monete in bronzo (III sec), in lettere capitali greche, che riportano appunto Bytònos o Bytònton. Byto potrebbe derivare dalla radice bot/bod che indica il gregge, quindi il nome Bitonto può essere ricollegato alla presenza di mandrie e di allevamenti. Ma esso indica anche una costruzione in altura sotto la quale scorre un corso d’acqua.

È verosimilmente quest’ultima la spiegazione più valida. La città vecchia, con le chiese di Sant’Andrea e San Francesco della Scarpa come punti più alti, è costruita su un’altura alla base della quale scorreva il Tiflis. La desinenza “tinon” specificava l’appartenenza delle genti a questo luogo: “[gli abitanti] della città costruita in altura”. Così può essere definita, allora, l’antica quaestio.

La forma latina Botuntum compare, per la prima volta, in un’epigrafe d’età romana trovata ad Alghero, in Sardegna, relativa ad un’ara dedicata da buduntini (bitontini). Un’altra ipotesi è stata avanzata. Alcuni ritengono che la forma più antica sia Buth(r)otum. Quest’affermazione è data dal confronto con la città di Buthrotum (Butrinto), colonia romana sulla costa dell’Epiro, di fronte a Corcira. Confronto reso possibile dai probabili scambi tra la Apulia romana e l’Epiro che, dopo la sconfitta di Pirro, entrò nell’orbita di Roma. Anche questa ipotesi risulta però debole.

Chi ama il proprio paese, insomma, deve conoscerne l’evoluzione storico-sociale. Il nostro solo un piccolo contributo. Un motto antico recita: “Vetònde! Belle u paìse moje, che tande sale nghèupe e scarse de terròise”.