Il lavoro nel Meridione che non fa più notizia

In vista della Festa del lavoro, sono state pubblicate le ricerche di Manageritalia ed Eurostat sul tasso di occupazione in Europa e nelle province italiane. Tra luci e ombre la situazione in Puglia

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In vista della Festa del lavoro di ieri, Manageritalia (con il supporto tecnico di AstraRicerche) ha elaborato dai dati Istat 2017 una classifica molto interessante delle province italiane,  determinata sulla base dei tassi di occupazione per il periodo dal 2007 al 2017.

L’intera Europa sta recuperando dopo il periodo di crisi cominciato nel 2008 e anche nel nostro Paese, tra il 2014 e il 2017, si è creato un milione di posti di lavoro in più. La ripresa, per quanto mostri una situazione che è spesso ancora al di sotto dei livelli precedenti la crisi (su 103 province considerate, in questi dieci anni sono state solo 35 a crescere), coinvolge a sprazzi anche il Sud e le Isole. L’elaborazione Manageritalia/AstraRicerche distingue tra uomini e donne per la fascia d’età tra i 15 e i 64 anni e poi per quella tra i 25 e i 34 anni.

In particolare, la situazione in Puglia sembra diversificata, con luci e ombre.
L’Area Metropolitana di Bari è sostanzialmente stabile (+0,1%), con la sorpresa delle donne il cui tasso di occupazione cresce del 5,3%, andando a compensare un quasi identico peggioramento per gli uomini (5,2%). Si incomincia forse a riequilibrare la disparità di genere, che vede comunque il 61,4% degli uomini occupati contro il 37,5% delle donne, per un tasso di occupazione totale del 49,3%.
Qui trovare lavoro per i giovani uomini tra i 25 e i 34 anni è diventato sensibilmente più difficile, in misura del 10,8% negli ultimi dieci anni; mentre per le donne nella stessa fascia d’età la situazione è peggiorata solo dello 0,8%. Complessivamente, nell’area metropolitana di Bari risulta però ancora relativamente più semplice trovare lavoro per gli appartenti a questa fascia di età, essendo il tasso di occupazione del 52,6%.

I dati della BAT per ovvi motivi non possono essere confrontati rispetto a quelli di dieci anni fa, essendo la sua formazione successiva al 2007. Il tasso di occupazione si attesta al 42,7%, con un 56,9% per gli uomini e un 27,8% per le donne. La situazione del tasso di occupazione per i giovani tra i 25 e i 34 anni risulta un po’ piu rosea, per ambo i sessi.

Brindisi è una sorpresa positiva, non solo per la Puglia ma per tutto il territorio nazionale, tanto da essere segnalata come la prima delle province di Sud e Isole tra le venti province che crescono di più nel decennio. Si piazza, notevolmente, al decimo posto, con un tasso di occupazione migliorato dell’1,8% tra 2007 e 2017. Anche qui come a Bari si rileva un riequilibramento in favore dell’occupazione femminile e il fenomeno è ancora più evidente se si vanno a vedere i giovani tra i 25 e i 34 anni. A latere, si segnala che anche Matera in Basilicata è tra le province meridionali ad essere cresciuta in questi dieci anni: con il +1,6% si colloca al sedicesimo posto tra le venti migliori classificate.

Foggia è invece la provincia pugliese che va peggio. Purtroppo si colloca infatti nelle ultimissime posizioni a livello nazionale. Il tasso di occupazione si ferma qui al 38,2%, segnalando una rimarchevole diminuzione del 4,6% rispetto a dieci anni prima. Le differenze tra i due sessi sono sensibilmente acuite (53% per gli uomini contro il 23,4% delle donne), mentre la situazione per la fascia dei giovani tra i 25 e i 34 anni è altrettanto allarmante, segnando un peggioramento del 10,1%.

Nella provincia di Lecce, dall’altra parte della Puglia, la situazione non migliora di molto. Il tasso di occupazione non supera il 42,7%, di poco superiore a quello della provincia BAT, ma registra un notevole peggioramento del 3,8% rispetto a dieci anni prima. Anche qui la situazione per i giovani tra i 25 e i 34 anni è peggiorata tantissimo negli ultimi dieci anni, con un tasso di occupazione diminuito addirittura del 13,8%, che per gli uomini segna uno spaventoso -22,6%.

Il lavoro nel Meridione che non fa più notizia
Stabilimento di Taranto nel 1964, foto di Paolo Monti

Nella provincia Taranto il peggioramento è invece complessivamente meno accentuato: il tasso di occupazione si attesta al 43,7%, con un -1,7% rispetto a dieci anni prima. Anche qui le differenze tra i due sessi sono sensibili (58,5% per gli uomini contro il 29,2% delle donne, che però negli ultimi dieci anni registrano un miglioramento). Per la fascia tra i 25 e i 34 anni il tasso di occupazione è diminuito del 10,5% e anche qui il dato è assai negativo soprattutto per i giovani uomini (-19,4%), mentre per le giovani donne c’è un lieve miglioramento (+2,4%).

Al contempo, anche Eurostat ha pubblicato i dati relativi al tasso di occupazione europeo per lo stesso periodo di tempo (si calcola però per una fascia d’età dai 20 ai 64 anni). Se in Europa si registra una lenta risalita su valori nuovamente superiori al 70% (71,1% nel 2016 e 72,2% nel 2017), l’Italia (62,3%) fa meglio solo della Grecia (57,8%).

Le percentuali raggiunte dal tasso di occupazione europeo non sono troppo lontane da quelle delle prime posizioni nell’elaborazione Manageritalia/Astraricerche. Queste tuttavia riguardano solo province del Centro-Nord, e sono invece drammaticamente distanti da quelle che si registrano nel Sud e nelle Isole. Si pensi al divario tra la prima e l’ultima in quella classifica, tra il 72,9% di Bolzano e il 37,5% di Reggio Calabria, praticamente il doppio.

Anche il divario tra i due sessi è preoccupante nel nostro Paese: il tasso di occupazione per le donne si è attestato nel 2017 al 52,5% (contro il 72,3% di quello degli uomini), con la chimera di raggiungere un obiettivo evidentemente irrealistico del 67% per il 2020. In tutte le province considerate dall’elaborazione Manageritalia/AstraRicerche, le donne hanno un’occupazione inferiore rispetto agli uomini, ma d’altra parte è un elemento decisamente positivo che siano in crescita nel decennio 2007-2017.

I dati che abbiamo visto per i giovani della Puglia, ma che si ripresentano anche per tante altre province del Centro-Sud e delle Isole, permettono di comprendere perché tanti decidono di andare via: negli ultimi vent’anni si è determinato un vero e proprio boom di emigrati dal Mezzogiorno.

La notizia è che la mancanza di lavoro al Meridione non fa più notizia. È un’Italia ancora e sempre più drammaticamente a due velocità, eppure si preferisce titolare che Bolzano è prima o che Bologna sopravanza Milano. Ancor più dello scarso interesse dei giornali sembra però preoccupante l’insufficiente interesse della politica e del dibattito pubblico.

La questione meridionale è sembrata la grande assente dell’ultima campagna elettorale e ancora adesso i temi del lavoro e dello sviluppo non appassionano in particolare gli abitanti di Sud e Isole. Forse la soluzione del reddito di cittadinanza potrà sembrare più semplice, comoda e attraente, ma non è affatto detto che sia di facile realizzazione. È dal lavoro e dalle idee di sviluppo che bisognerebbe ripartire, ed è soprattutto sul versante dell’acquisizione di competenze che bisogna lavorare, per cercare di colmare il divario col resto d’Europa.