La grande festa per la “Madonna Nera”, conquistata a forza di buoi

Ieri una lunga processione al seguito della Vergine è partita da Terlizzi per il borgo di Sovereto, dove si è rinnovato un culto che ha radici nella leggenda

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È “le vendetrè’”, il 23 di aprile. Una giornata importantissima per la devozione di un’intera comunità. È il giorno del trasferimento dell’icona della Madonna da Terlizzi sino al borgo di Sovereto, a qualche chilometro di distanza, in aperta campagna.

Sarà questa la sua dimora sino ad agosto, quando verrà riportata a Terlizzi e sistemata sul carro trionfale per la grandiosa “Festa Maggiore”.

Ci sono venuto in memoria di mia mamma Lucia, nata in questa terra, che era devotissima a quest’immagine sacra di Madonna di stampo bizantino, giunta dall’Oriente o forse dipinta qui da noi. Secondo la tradizione il suo ritrovamento si deve a un pastorello bitontino che, intento a liberare la zampa di una pecora incastrata nel terreno, intravide l’icona all’interno di una grotta sotterranea, nel bosco di Sovero, in agro di Terlizzi.

Ne scaturì una disputa tra la città dei fiori e Bitonto sull’appartenenza dell’immagine, risolta, così si narra, attraverso una gara di forza tra due buoi, uno per città. Il territorio verso cui fosse stato trainato il carro che trasportava il quadro della Madonna avrebbe potuto rivendicarne la proprietà. Il bue di Terlizzi accecò il rivale e vinse la sfida: la Madonna fu, dunque, affidata al culto della comunità terlizzese.

Successivamente a Sovereto fu eretta una chiesa. La prima notizia risale al 1175 e riferisce di una donazione di dodici ducati da parte di Elia, benefattore locale, a favore del santuario di Santa Maria de Suberito sito in un bosco di sughere. Pare che nel 1199 presso il santuario fosse attivo un hospitale, gestito dai cavalieri dell’Ordine di San Giovanni in Gerusalemme.

Quasi cent’anni dopo, in un atto del 1294 di Celestino V, fu sancita la donazione di un vasto appezzamento di terra da parte del comune di Terlizzi in favore dello stesso ospedale affinché fosse assicurato il mantenimento di cavalieri e religiose e non venisse meno il sostentamento per ammalati e pellegrini.

Chiesa e ospedale sorgevano, infatti, nei pressi dell’antica via Appia Traiana, detta anche Via Sacra Longobardorum, direttrice meridionale delle vie dei pellegrini che percorrevano l’Europa dell’XI secolo. Nei primi del 1700 il popolo terlizzese proclamò la Vergine di Sovereto patrona e fece incastonare l’icona, dal caratteristico incarnato scuro, in un’edicola d’argento di fattura napoletana.

Il culto delle Madonne Nere era molto diffuso nel Mezzogiorno e trae origine dalla Hodigitria dipinta da San Luca e venerata a Costantinopoli nel V secolo. Sovereto è un luogo molto caro ai terlizzesi, una piccola perla nella quale l’artista bitontino, Franco Sannicandro, animò la sua bottega e dove, l’anno scorso, curò una mostra di artisti contemporanei in occasione del “Sovereto Festival”, manifestazione molto seguita, che si tiene a luglio.

Il trasferimento dell’icona avviene in un momento di preghiera ma anche di gioia. Tutta la città si riversa per le strade e accompagna la sacra immagine fino al borgo. Nei campi ragazzi e giovani festeggiano con giochi e banchetti improvvisati: un festoso brulicare di persone per il “giorno dei giorni”.