Libri da leggere e vivere insieme a scuola

Con “Tira la Bomba” di Pino Roveredo prende l'avvio un interessate progetto formativo per gli alunni del liceo classico di Bitonto

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Claudio Magris lo definisce uno dei più grandi scrittori contemporanei. Uno che traccia con le parole “graffiti dell’anima”. E, indubbiamente, deve essere così se con il libro “Tira la Bomba”, Pino Roveredo è riuscito a sollecitare il piacere della lettura e il gusto per la comprensione in un’intera scolaresca: la seconda “BL” del liceo classico “C. Sylos” di Bitonto.

Un’esperienza che non rientra in alcun progetto europeo, che non ha avuto bisogno di alcun esperto ma che si è inserita come laboratorio di lettura in una normale attività scolastica.

Il merito è della docente di lettere, Mariella Cassano, che al termine dello scorso anno scolastico invita i suoi 23 alunni a leggere il libro. I ragazzi lo acquistano e, come spesso succede, solo in pochi lo leggono.

Allora la prof, al rientro dalle vacanze, propone di leggere il testo in classe, di sabato. Uno o due capitoli alla volta, che hanno entusiasmato e coinvolto gli studenti.

Abbiamo incontrato in redazione Alicia, Alessia, Monia, Angelica e Davide, in rappresentanza di tutta la classe, accompagnati da Mariella Cassano.

I ragazzi della Sylos nella redazione di Primo piano
Gli studenti con Carmelo Bacco nella redazione di Primo piano

L’obiettivo è stato comprendere se il vecchio e buon libro abbia ancora qualcosa da dire alle generazioni del “mordi e fuggi” dei social, della società molto liquida in cui viviamo. “Tira la bomba”, spiegano, li ha molto interessati.

È la storia di tre bambini che trovano una bomba, la dissotterrano e su di essa stringono un patto d’amicizia, che poi diventa una metafora. Nel corso delle loro vite, infatti, non si dicono mai le verità. Fanno bravate e consumano tradimenti godendo ognuno della silenziosa complicità degli altri.

Ad ogni occasione, scatta lo slogan “Tira la Bomba”, che rinnova perennemente il loro patto infantile. L’ultimo dei tre amici rimasto in vita realizza cosa ha impedito a se stesso e agli altri di crescere. E, allora, cerca in tutti i modi di cominciare a vivere.

I ragazzi si sono dimostrati molto coinvolti dalla trama del romanzo. Sicuramente ha pesato la trama ma, soprattutto, il vissuto dell’autore, con un’infanzia segnata da gravi problemi famigliari (i genitori entrambi sordomuti) e sociali, seguiti in gioventù dalla piaga dell’alcolismo.

Autodidatta, Pino Roveredo ha trasferito nello scrivere tutta la sua esperienza di vita e nel 2005 ha vinto il “Campiello” con il libro “Mandami a dire”.

La verità di vita di cui lo scrittore è testimone ha giocato molto sull’empatia degli studenti. Anche perchè Roveredo scrive di pregiudizi e di come tutti possano cambiare.

“La lettura del libro ci ha liberato la mente, facendoci capire che chi ha commesso degli sbagli ha diritto a una seconda chance”, hanno sottolineato più volte gli alunni del classico. Così come potente si è fissata nelle loro menti l’immagine che lo scrittore ha della donna, persino la sua maggiore importanza rispetto all’uomo.

Una bella lezione didattica che ha coinvolto l’intera classe come pure altre del liceo “C. Sylos”. Una buona prassi che li ha preparati all’incontro con l’autore, svoltosi recentemente alla Galleria Devanna, dove gli studenti hanno potuto interagire con l’autore del libro attraverso le loro domande.

Mariella Cassano se li guarda, i suoi ragazzi, mentre parlano, chiamandoli “le mie adorabili canaglie” e sottolineando che sapevano che non avrebbero ricevuto crediti formativi. Rimarcando che hanno avuto fiducia nei suoi consigli, appassionandosi alla lettura del romanzo.

Ora Mariella ha già in cantiere un’altra proposta: un nuovo libro da leggere e vivere insieme ai suoi alunni.