Dal blues al folk al rock, il primo disco dei Black and Blue Radio

S'intitola "Out of Time" l'EP della band, che segna l'esordio musicale del doppiatore di "Game of Thrones" Davide Albano

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Out of Time è il primo EP dei Black and Blue Radio e segna anche l’esordio musicale del doppiatore di Game of Thrones, Davide Albano. Con sei brani che esplorano gli spazi tra blues, folk e rock, il disco è stato anticipato dal singolo Monsters, che non può non ricordare il cantautore statunitense Johnny Cash.

Attore e doppiatore “con un amore viscerale per la chitarra e la musica”, in realtà Davide Albano si era avvicinato a questo mondo proprio grazie alle radio, che hanno così trovato spazio già nel nome di questo progetto.

Dal blues al folk al rock, il primo disco dei Black and Blue Radio

Perché Davide Albano si sente Out of Time?

Out of time perché decidere di fare il rock and roll a 37 anni potrebbe sembrare una follia. Quante persone a 37 anni rischiano, cercando di buttarsi in un oceano infinitamente affollato? Senza contare che quest’avventura è completamente autoprodotta e il genere, in italia, non è tra i più richiesti dal mercato. Certo, è vero che si è giovani fino a 50 anni, però dipende da che cosa si vuole fare. E buttarsi in un mercato (quello discografico) dove le incertezze sono esponenzialmente maggiori rispetto al normale mercato del lavoro credo sia un po’ folle. O meglio, rock. Mi piace raccontarmela così.
L’ho fatto per un’esigenza mia di mettere in atto un percorso che ho intrapreso anni fa. La musica ha sempre fatto parte della mia vita, è sempre stata una grossa parte della mia vita. Il mio lavoro attuale è arrivato partendo da un percorso prettamente musicale (ho iniziato un corso di dizione per poter intraprendere la carriera di speaker radiofonico). Non potrei vivere diversamente. Ogni cosa, ogni evento, lo collego o è collegato a una canzone, un disco, un artista. Sarà un po’ esagerato come discorso, ma è così. E non ci posso fare nulla.
Inoltre il titolo del disco è un richiamo dichiarato ad una delle trilogie più belle di tutti i tempi: Ritorno al Futuro. La DeLorean di Marty McFly ha come targa “outatime”. Ho unito un insieme di passioni. Il disco è in tutto e per tutto un continuo richiamo a cose  che hanno caratterizzato la mia vita. Ci sono parecchie citazioni più o meno evidenti. Molte sono dei veri e propri ‘grazie’. Mi piace l’idea che chi ascolta il disco e lo tiene tra le mani possa scoprire qualche piccolo ‘segreto’ messo tra le note.
Forse fuori dal tempo sono i classici, sono le basi, ciò da cui tutto è partito. Ad esempio il blues. O un riff di chitarra acustica ripetuto all’infinito per tutta la durata della canzone. Non tanto nel resto del mondo, ma qui in italia, il mercato musicale risente tantissimo della moda. Non abbiamo una cultura tale da apprezzare qualcosa che non viene pompato dai media H24, o meglio, abbiamo i mezzi e le capacità, ma culturalmente ci siamo impigriti. E questa pigrizia culturale (musicale e non) porta dei risultati abbastanza anonimi e poco rivoluzionari.

Out of Time è un disco d’esordio ma al contempo anche una sorta di best of…

È un best of nella misura in cui su sei pezzi non ce n’è uno uguale all’altro come genere. Si passa dal blues al rock, dal folk al pop, fino a un richiamo grunge. Ho voluto mettere tutto, o quasi, ciò che ha caratterizzato la mia vita musicale. Avrei potuto fare un EP con tutti pezzi come Monsters ma non avrebbe avuto senso. Non mi avrebbe rappresentato e non sarebbe stato un interessante biglietto da visita. A mio avviso. Quindi ho provato a realizzare un album dove non venga la voglia di skipper alla traccia successiva ma aspettare che ne finisca una per farsi portare da quella successiva in un diverso mood.

Dal blues al folk al rock, il primo disco dei Black and Blue Radio

Chi ha accompagnato Davide Albano in questo disco?

Questo disco è stato realizzato insieme a musicisti qualitativamente molto, molto dotati. E lo si può sentire sia nel disco che nelle esibizioni live.Primo su tutti, Joey Tassello. Oltre ad essere un amico è un chitarrista pazzesco. E quando gli proposi questo lavoro, accettò di indossare anche gli abiti del produttore. Era la sua prima volta. E credo non sia andata affatto male. L’intesa dal vivo con lui è incredibile. Quando suoniamo live, mi sento sempre al sicuro, se c’è lui.
Al basso, al piano e in aiuto agli arrangiamenti c’è Alex Catania. CI ha presentati Joey. E anche con lui è nata un’intesa molto forte anche nei live. Nonostante sia molto giovane e ‘musicalmente’ distante da me, ha trovato la chiave per far parte del progetto al 100%. Alla batteria, Luca Zummo. Non ci conoscevamo ma la sua sensibilità artistica ha fatto si che in poco più di mezza giornata, siamo riusciti a trovare le ritmiche giuste per il disco.
Dal vivo, per ora, alla batteria c’è Davide D’Alessandro. Siamo diventati amici e oltre ad essere un batterista notevole è anche un chitarrista e compositore. Giusto per non farci mancare niente.
Io ho suonato le chitarre acustiche, l’armonica e ho partecipato agli arrangiamenti. Oltre ad aver scritto i brani.

Dal blues al folk al rock, il primo disco dei Black and Blue Radio

Quali sono le influenze che Davide Albano riconosce maggiormente?

Le mie influenza musicali più evidenti sono sono legate al folk rock. Oltre a Johnny Cash (in Monsters l’omaggio è palese), mi piace pensare di portarmi dietro richiami a Ryan Adams, Noel Gallagher, Dave Matthews e alla tradizione blues più basilare.
Sono gli artisti che più ascolto e che più mi hanno influenzato. Quelli di cui potrei riconoscere un cambio di accordo dal vivo rispetto al’incisione su album. Si, lo so, sono fissato.
Anche se, a dire il vero, mi piace ascoltare tanto di tutto. Anche le cose più distanti e inimmaginabili. La musica, a mio avviso, deve lasciarti qualcosa. E se in un momento specifico della propria vita si ha bisogno di una ballata pop, non vedo cosa ci sia di male, anche se l’animo metal che è in noi ce lo impedirebbe per una questione di etichetta. Ovviamente è un esempio estremo, ma serve per semplificare il ragionamento.

Quali sono i Monsters?

Sai, è difficile parlare e chiamare i mostri per nome. Ognuno ha i propri e li chiama come meglio crede. Il brano è tanto autobiografico quanto no. Nel senso: parlo delle mie difficoltà ma l’idea di fondo è che, ascoltando la canzone, ognuno possa riconoscersi e indossare questa sorta di vestito che non ha né taglia né colore, ma che si modella addosso a chi lo indossa. Fondamentalmente i mostri sono fuori ma vengono da dentro. Da noi. E siamo noi che li creiamo e che possiamo sconfiggerli. Non è semplice, ma questa è una canzone, non una seduta psicanalitica.