Il “Maria Cristina” affonda e i dipendenti cominciano lo sciopero della fame

Dopo le dimissioni del consiglio di amministrazione, il comune di Bitonto invoca l'intervento urgente della Regione

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A pochi mesi dalle dimissioni dell’ex presidente Vito Masciale, la grave crisi economico-amministrativa che attanaglia da anni l’Azienda pubblica di servizi alla persona “Maria Cristina” di Bitonto, concretizzatasi in un buco di bilancio di due milioni di euro, si è ulteriormente aggravata con le dimissioni in blocco dell’intero consiglio d’amministrazione.

Un atto estremo che apre alla prospettiva del commissariamento. La decisione “tanto meditata quanto sofferta – si legge nella nota che accompagna il congedo del Cda – scaturisce da una dolorosa presa d’atto circa l’impossibilità dell’ente di perseguire i propri scopi”. Impossibilità che non è certo una novità e che “affonda le proprie radici in alcune precise scelte di politica legislativa, tese a collocare sul mercato le ex Ipab, chiamate a operare secondo criteri imprenditoriali, senza poter più contare su contribuzioni di carattere pubblico”.

Per questo motivo l’ente si era prefissato precisi obiettivi, in primis l’attivazione di nuovi servizi, “come l’inaugurazione della comunità destinata a ospitare le gestanti e le madri con figli a carico in situazioni di disagio”, ma l’occupazione abusiva dei locali destinati ad accogliere la nuova struttura non ha consentito l’avvio del progetto.

Come se non bastasse, seguita il consiglio nella nota, “l’Ente ha altresì subito le conseguenze pregiudizievoli delle varie contrapposizioni a livello politico locale e territoriale, tra le quali va segnalata la mancata erogazione del cospicuo contributo annuale da parte della Città Metropolitana di Bari”.

Nel frattempo a farne le spese sono stati principalmente i dipendenti, privi di retribuzione da ormai due anni e costretti a richiedere l’assistenza dei servizi sociali comunali e della rete del terzo settore per far fronte alle normali necessità vitali. Una situazione insostenibile che ha forzato uno dei diciassette dipendenti ad occupare parte del “Maria Cristina” pur di non finire in strada, a seguito dello sfratto dalla propria abitazione, causato dall’impossibilità di far fronte al pagamento del canone di locazione. Per queste ragioni i dipendenti hanno fatto sapere, attraverso un comunicato stampa, che intendono procedere con lo sciopero della fame già annunciato durante il consiglio comunale del 13 novembre dello scorso anno.

È a loro che va, scrive il consiglio dimissionario, “la nostra piena e incondizionata solidarietà, consapevoli delle difficoltà che questa situazione ha generato”. Immediata la reazione del consiglio comunale di Bitonto che, con una lettera firmata all’unanimità dai suoi componenti, invoca un intervento urgente da parte del presidente regionale Michele Emiliano.

“Una lettera – puntualizza il sindaco Michele Abbaticchio in un post su facebook che rende pubblica la missiva –  che, in realtà, segue ad una innumerevole quantità di incontri con i referenti regionali e da sola non riesce a rendere l’idea degli sforzi che, da tempo, stiamo profondendo per garantire la continuità dei servizi e, in sostanza, la sopravvivenza di una azienda che rende sul territorio prestazioni fondamentali”. Il primo cittadino ha inoltre garantito che continuerà a mettere in atto tutto quanto nelle sue possibilità “perché questo presidio di accoglienza e punto di riferimento di integrazione e socializzazione umana, resti patrimonio tutelato come merita”.