Incipit Suite: quando l’alchimia musicale diventa telepatia

Telepathy è il secondo album del duo Incipit Suite, composto dai due chitarristi Marco Di Meo e Roberto Gargamelli

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Telepathy è il secondo album del duo Incipit Suite, composto dai due chitarristi Marco Di Meo e Roberto Gargamelli; segue il disco d’esordio, l’omonimo Incipit Suite del 2014. Il nuovo lavoro prende il nome dalla “simbiosi musicale, alchimia ed empatia” tra i due chitarristi: si tratta in effetti di uno degli elementi che colpiscono di più l’ascoltatore. L’altro elemento che caratterizza Telepathy è la varietà dei generi musicali, di diversa provenienza geografica: un vero e proprio viaggio tra jazz, musica classica e world music. Il duo si è costituito a Pesaro nel 2005, intraprendendo da allora un’intensa attività live e partecipando a importanti rassegne. Possono anche vantare un repertorio con la cantante e chitarrista messicana Erèndira Diaz (presente in un brano di questo nuovo disco) e importanti collaborazioni e live con: Fabrizio Bosso, Elio (di Elio e le Storie Tese), Paolo Fresu, Franco Cerri, Karin Mensah, Henghel Gualdi, Jack Owens, Jorma Kaukonen, David Riondino, e altri ancora.

Incipit Suite: quando l'alchimia musicale diventa telepatia

Come nasce la telepatia degli Incipit Suite?

La nostra simbiosi o “telepatia” musicale nasce da una profonda conoscenza reciproca, che inizia dai tempi in cui io ero un allievo di Marco. Già durante quelle lezioni, le idee che elaboravo ci permettevano di approfondire la nostra conoscenza. Negli anni successivi ho continuato a seguire i concerti di Marco e questo mi ha permesso di conoscere molto bene il suo linguaggio musicale. Anche durante i miei studi classici abbiamo continuato a scambiarci le nostre conoscenze, in maniera sempre più approfondita. Nel tempo hanno portato all’inevitabile bisogno di fondere insieme le due “anime” dalle quali è scaturito Incipit Suite, un duo chitarristico con un pensiero orchestrale unico.

Incipit Suite: quando l'alchimia musicale diventa telepatia

Da dove “provengono” i brani per questo album?

I brani dell’album Telepathy sono per noi delle istantanee che fissano momenti, circostanze importanti, sentimenti. Come un pittore usa le sue e idee la sua manualità in modo unico per fissare il suo inconscio nelle sue opere, noi usiamo le nostre conoscenze musicali, legate al lirismo della musica classica, all’improvvisazione della musica jazz e all’energia della musica rock, fuse insieme dall’elemento etnico. Così nascono le nostre composizioni. Qui si ritrovano anche caratteristiche della musica del Sud America, come la bossa nova e lo choro brasiliano, oppure il tango argentino. Ogni nostra composizione parte comunque dal fatto che deve essere idiomatica del nostro strumento e sfruttare al massimo le potenzialità della chitarra.

Incipit Suite: quando l'alchimia musicale diventa telepatia

In Telepathy vi sono anche tre cover

Siamo molto legati a queste tre cover presenti in Telepathy. Spain (brano di Chick Corea) contiene una parte del secondo movimento del Concierto de Aranjuez, che secondo noi è una delle più belle composizioni per chitarra che siano mai state scritte. In questo brano, l’elemento ritmico e le armonie più vicine alla tradizione jazz lo rendono un pezzo veramente interessante da suonare e reinterpretare. All’interno del disco, l’unico brano cantato è Amor de conuco di Juan Luis Guerra, in cui il nostro duo si avvale della partecipazione della cantante messicana Erèndira Diaz. Bernie’s Tune è invece uno “standard” scritto da Bernie Miller; un vero e proprio gioco registrato in maniera estemporanea dove il finale è l’unica cosa decisa in pre-registrazione.

Incipit Suite: quando l'alchimia musicale diventa telepatia

Che strumenti hanno utilizzato gli Incipit Suite per Telepathy?

L’album è stato registrato e mixato da Davide Battistelli al Lunik Studio di Pesaro, il mastering effettuato al G&J studio di New York e promosso sul web da Strictly Inc. Promotion. In Telepathy sono state usate splendide chitarre realizzate dai liutai Samuele Fabbri e Paolo Lucenò. Le chitarre sono state “plasmate” per poter meglio sottolineare il nostro stile chitarristico, che necessita di chitarre “agili,” versatili e con varietà timbrica.