Dall’estasi alle linguacce, i volti della Concattedrale di San Valentino

La mostra di Vincenzo Parisi, in corso nella Chiesa di San Gaetano fino al 15 marzo, celebra i tesori nascosti del duomo di Bitonto

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Visioni d’intensa e inedita bellezza oltre che di notevole spessore storico e sociologico: è l’originale galleria di scatti fotografici “I volti nascosti della Cattedrale”, proposti nella chiesa di San Gaetano dal Centro Ricerche di Storia e Arte, che quest’anno celebra cinquant’anni della sua fondazione.

A posare l’occhio su un repertorio così ricco di valori simbolici e di fascino antropologico ma, soprattutto, di allegorie religiose e di lezioni morali, Vincenzo Parisi, attento esploratore e rivelatore dei tesori nascosti della città.

La mostra, in corso sino a giovedì 15 marzo, è stata inaugurata con gli interventi critici di Stefano Milillo, storico e ricercatore, presidente del Centro Ricerche, e di Rosanna Bianco, docente di Storia dell’Arte Medievale all’università di Bari.

La cattedrale di Bitonto, come ha scritto il compianto Felice Moretti, studioso del Medioevo, è una sorta di “arca mistica”, con molti influssi culturali. Un grande contenitore dove il cielo e la terra, il bene e il male, il reale e il fantastico, l’umanità e la divinità s’incontrano. Questo accade in una terra di pellegrini e, dunque, al centro di incontri tra viandanti, momenti che hanno influenzato la costruzione e le decorazioni. E, così, il mondo simbolico tipicamente medievale è qui presente, in special modo sulla facciata principale e sul lato meridionale del duomo: il lato pubblico, quello che si affaccia sulla piazza.

Vincenzo Parisi, appassionato di arte e fotografia, ha raccolto, con impegno certosino, in un grande lasso di tempo, soprattutto i volti raffigurati sull’esterno della cattedrale. Ecco, dunque, spiegata l’idea della mostra. “I volti ritratti sono tutti molto espressivi e comunicano gli atteggiamenti più disparati: meraviglia, stupore, dubbio, noia, curiosità, paura e persino ingiurie, a fini scaramantici. In merito agli animali, alcuni sono ben definiti e riscontrabili nella realtà, come felini e ovini, altri fanno parte del mondo fantastico e mitologico del medioevo, come sfingi e figure antropomorfe”, chiarisce Vito Parisi.

La mostra è ben illustrata in un catalogo con le immagini e i testi di Milillo, Bianco, Parisi e Marino Pagano, direttore di Studi Bitontini, la rivista del Centro Ricerche.

“Queste foto riconsegnano un passato che parla e che ci guarda. Cosa comunicano – scrive Marino – a noi svagati uomini del XXI secolo queste lontane eredità di sguardi? Poste talvolta ad altezza non facile rispetto alla lettura e fruizione umana, cosa volevano realmente dire all’uomo? Dove arriva quello sguardo? A Dio o all’uomo? L’osservatore degli scatti di Parisi rassegna quella stessa esigenza che ha permesso di soffermarsi sulle apparenti piccolezze, sulle rifiniture, sugli intarsi, sugli aspetti meno celebrati. Tutto ciò accade con emozione”.