L’arte e la vita come un’unica grande performance

Un ritratto a tutto tondo di Franco Sannicandro, l’eclettico artista bitontino, recentemente scomparso, alfiere dello sperimentalismo

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Ora che è trascorso qualche tempo e riesco a dominare, in qualche modo, l’emozione che sino ad oggi mi ha impedito di parlare, voglio rivolgere a te Franco, il mio pensiero grato e affettuoso.

Tutto finisce, ma il sogno vive in eterno… e continuerà a pulsare nei tuoi occhi fondi e sbarazzini

Maestro indiscusso, sei stato catalizzatore di esperienze, potenzialità, anime sparse in ogni dove, spesso nefaste per tutti, angeli sopraffini per te.

So bene che non ami commiati e cerimonioso non lo sei mai stato.

Quindi, buon per me, eviterò epitaffi d’occasione che incensano una vita fulgida, che tutti conoscono e chi ti voleva bene davvero ha avuto la fortuna di esplorare da vicino.

Scriverò, come sempre mi chiedevi, quel che io penso di te, sinceramente. E per te, lo sai, non mi sono mai risparmiata.

Ti ho conosciuto che non avevo nemmeno vent’anni e quell’incontro lo ricordo come fosse ieri. In redazione, tu austero in apparenza, io bramosa di capire. E passò davvero poco perché quella distanza, solo anagrafica, si azzerasse, divenendo una rara risorsa.

Sei diventato in un lampo un mentore con cui confrontarmi, discutere, scambiare idee. Ancora adesso mi vien voglia di chiamarti, per parlarti di cose che tu sai. Ma ora torno sulla via maestra.

Franco è stato un artista poliedrico, un provocatore che ha fatto del concetto di arte polivalente e plurisensoriale il suo credo, prediligendo la performance e l’azione, sempre scortate da un’inquieta ansia conoscitiva. Franco amava condividere l’atto performativo con il suo pubblico, attraverso sonorità multiple, senza veli, tra sperimentalismo e avanguardia. Ma il bisogno di toccare e plasmare la materia, sfidando le infinite possibilità di mutazione, non l’ha mai abbandonato.

E ha continuato a crescere nei suoi lavori che hanno spiazzato i più puritani e fatto sorridere i cultori dell’arte più coraggiosi.

Non dimentichiamo le maschere, le installazioni irriverenti e gli altri ambiziosi progetti. Dall’incontro speciale con Miloud Oukili – un sogno, per me, averlo conosciuto – con la “Carovana dell’acqua” fino agli ultimi, come “Olio d’artista”, nato sulla scia delle manipolazioni del grande Mimmo Conenna, divenuto poi bacino di raccolta di opere dei più rappresentativi artisti del contemporaneo. Una fenomenologia dell’oggetto, la lattina di olio, appunto, che riemerge a nuovo look, sollecitando le più trasgressive o ludiche riletture.

Un impegno artistico liricamente coerente, quello che Franco Sannicandro ha sposato fedelmente e condotto per più di quarant’anni. Fino a ieri…

Ma la vera arte è ciò che doni.

E tu, caro Franco, ci lasci un’eredità infinita.